ANNE TYLER.
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L'AMORE PAZIENTE.
Parte 2.
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Titolo originale: Celestial Navigation. 1974.
Traduzione di: Laura Pignatti.
2003. Ugo Guanda Editore, PARMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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L'AMORE PAZIENTE.
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Indice di questa parte.
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5. Autunno 1968: la signorina Vinton.
6. Primavera 1971: Jeremy.
7. Primavera ed estate 1971: Mary.
8. Dalla primavera all'autunno 1971: Olivia. 
9. Autunno 1971: Jeremy.
10. Primavera 1973: la signorina Vinton.
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Fine Indice.
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CAPITOLO 5.
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Autunno 1968: la signorina Vinton.
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Di solito io rimanevo a casa con i bambini, mentre Jeremy
accompagnava Mary all'ospedale in taxi. Questo prima che
comprassi la mia piccola automobile. Mary mi svegliava di
notte per avvisarmi che me li affidava. Non c' bisogno
che si alzi adesso diceva sempre, ma io ovviamente mi alzavo,
non avrei perso quei momenti per tutto l'oro del
mondo. Mi infilavo la vestaglia e correvo di sotto a salutare,
per scoprire che in realt non erano ancora pronti. Trovavo
Mary che aspettava davanti alla porta con la borsa, mentre
Jeremy era da qualche parte che cercava le chiavi di casa o i
soldi per il taxi. Allora facevo compagnia a Mary. Stavamo
semplicemente l a sorriderci. Anzi, eravamo raggianti. Anche
se sono una vecchia zitella, so riconoscere un'occasione
lieta quando mi si presenta. Quando Jeremy arrivava, tutto
preoccupato e tremante, andavo a prendergli il cappotto e
lo aiutavo a metterselo. Su, presto gli dicevo. Sento il
taxi, prendetelo prima che vi scappi. Aprivo il catenaccio
e spalancavo la porta interna e poi quella esterna, e li precedevo
nella gelida aria notturna. Avrei voluto gridare: Fate
largo! Fate largo! C' una donna incinta! C' un bambino
che sta per nascere! Invece aprivo la portiera del taxi
stringendomi il colletto della vestaglia con una mano. Lei
salga per primo dicevo a Jeremy. Aveva sempre un attimo
di esitazione, proprio in quel momento, ma poi gli davo
una pacchetta sulla spalla e saliva. Mary appoggiava la
guancia contro la mia, chinandosi per via del pancione e
della borsa, e ogni volta ridevamo. Avremmo riso per qualsiasi
cosa, credo. Mary era cos raggiante che sembrava illuminare
il marciapiede. Badi a Jeremy, per favore mi sussurrava
sempre. E poi aggiungeva a voce alta: Vado! Saliva
a bordo a fatica. Abbassava il finestrino e si sporgeva
fuori, salutando con la mano. Arrivederci, signorina Vinton!
E grazie per essersi alzata! Vado! Arrivederci!
Comprai la mia piccola automobile quando cominciai ad
avere troppi reumatismi alle ginocchia per andare in bicicletta.
Scelsi una DeSoto del '51, niente di che dal punto di
vista estetico, ma molto solida e affidabile. Fu quando
Mary era gi verso la fine della quarta gravidanza (la quinta,
contando anche Darcy). Questa volta potr andare all'ospedale
in grande stile le dissi. Be', forse non proprio in
grande stile, ma almeno non dovr dipendere dalla compagnia
dei taxi. In cuor mio, ero un po' nervosa. Avevo controllato
il tragitto per l'ospedale almeno una decina di volte,
anche se non era distante e ci ero gi stata spesso. Continuavo
a ricordare al signor Somerset: Non vada da nessuna
parte a novembre, mi raccomando, me lo promette?
Doveva badare lui ai bambini in mia assenza. In realt, il signor
Somerset non aveva mai dormito fuori casa nei quattordici
anni che lo conoscevo, e questo la dice lunga su
quanto fossi nervosa. Avrei tanto voluto che Julia Jarrett
fosse ancora viva. O che l'avessero rimpiazzata, almeno,
che avessero trovato un'altra figura tipo nonna per quella
stanza, anzich trasformarla in una nursery. Che razza di
baby-sitter poteva essere un vecchio con un debole per il
whisky? In ottobre, prima ancora che Mary preparasse la
sua valigetta, cominciai a tenere un vestito sulla sedia accanto
al letto, con sotto un paio di scarpe, tutto pronto per
essere indossato in fretta. Presi a dormire con addosso la
biancheria del giorno dopo. E a sognare che la mia automobile
restava senza benzina sulla strada per l'ospedale.
Era met novembre, verso le quattro del mattino, quando
sentii bussare alla mia porta. L'aspettavo da tanto tempo
che non mi parve quasi vero. Corsi gi ancora abbottonandomi
il vestito e con la cintura appesa al braccio, e trovai
Mary, serafica come sempre, che mi sorrideva. Aveva il vestito
premaman blu, lo stesso che aveva indossato quasi
ogni giorno della sua vita da sposata, e sopra il vecchio cappotto
nero che non le si chiudeva sulla pancia. Va tutto
bene? chiesi.
S.
Ogni quanto sono le contrazioni?
Ogni quattro minuti.
Jeremy far meglio a sbrigarsi allora dissi.
Oh, lui non viene.
Come non viene?
Non l'ho svegliato.
La guardai esterrefatta.
Tanto c' gi lei, a darmi una mano disse Mary. Non
devo pi prendere il taxi.
Ma Mary, lui non la lascerebbe sola in un momento come
questo per tutto l'oro del mondo. Se c'era una cosa di
cui ero sicura, era proprio quella. Quell'uomo avrebbe
mosso mari e monti per lei. Bastava guardarlo, per capire
quanto la amava. E invece Mary era l, che scuoteva la testa,
dritta davanti a me come la piccola Abbie quando s'impunta
per qualcosa. Non sa quanto sia difficile per lui disse.
Invece lo sapevo. Probabilmente anche meglio di lei, ma
ritengo che ognuno abbia il diritto di sbagliare. Ovviamente
questo a Mary non lo dissi. Anche lei ha i suoi diritti. E
potevano esserci altre ragioni che non conoscevo, cos mi
limitai ad annuire e a prendere la sua valigetta. Se  quello
che vuole dissi. Ha tutto?
Credo di s.
Allora andiamo. Non era nemmeno necessario avvisare
il signor Somerset, con Jeremy in casa.
Ma per tutto il tragitto fino all'ospedale, ebbi la sensazione
che stessimo commettendo un errore. Mary no, a quanto
pareva. Guardava fuori dal finestrino e parlava di cose normali:
la casa, i bambini. Devo ammettere che mi diede un
certo sollievo. Non amo che gli altri mi raccontino le loro
faccende personali. A volte smetteva di parlare e il suo viso
perdeva ogni espressione e lo sguardo rimaneva fisso su un
punto lontano. Quello era l'unico segno che dava di essere
in travaglio. Non era affatto come nei film, grazie a Dio. Poi
dopo qualche minuto si rilassava e riprendeva ci che stava
dicendo. Volevo tirare fuori il completo da sci di Pippi.
Quella giacca a vento che ha non...
Ci penso io.
Penso che sia nel baule.  quello che portava Abbie, si
ricorda?
S, s.
Non mi ero mai resa conto che i semafori fossero cos
lenti.
E Darcy ha bisogno di un permesso per andare in gita.
Glielo scriver in sala d'aspetto.
Ma come lo firmer? Come fanno a sapere chi  la signorina
Vinton?
Io avrei semplicemente falsificato la firma di Mary, ma
dato che a lei non era venuto in mente, pensai a un'altra soluzione.
Lo far firmare a Jeremy dissi.
Ah, gi disse Mary. Si gir e mi guard. Perch divenne
improvvisamente cos bella? Le estremit della bocca si
sollevarono, raccolse i capelli sulla nuca e appoggi la testa
allo schienale del sedile. Pu farlo Jeremy disse. Poi
chiuse gli occhi e il semaforo scatt sul verde. Accelerai
quasi a tavoletta, tanto ero ansiosa di ripartire.
All'ospedale portarono via Mary su una sedia a rotelle e
io andai in una sala d'aspetto che trovai in fondo al corridoio.
Era enorme e aveva un'aria spoglia, con i pavimenti
in linoleum e i mobili di plastica e un rigido mazzo di fiori
di serra su un tavolino. Su un divano era sdraiato un uomo
calvo che dormiva. Presi una sedia dalla parte opposta della
stanza rispetto a lui, accesi una luce e scrissi il permesso sul
retro di una lista della spesa: Autorizzo Darcy Tell a partecipare
alla gita scolastica di oggi. Firmato e lasciai lo
spazio per la firma di Jeremy. Poi mi appoggiai allo schienale
e guardai lo spazio vuoto sul foglio. Continuavo a chiedermi
se non fosse il caso di telefonargli. In fondo Mary
non sarebbe stata contenta, se fosse arrivato? So che Jeremy
sembra essere quello debole all'interno della coppia,
ma poteva riservare delle sorprese: quando si  cos spaventati
da tante cose, a volte si risulta anche pi forti degli altri.
Presi dalla borsa una monetina da dieci centesimi, ma poi
ci ripensai. Non ho vissuto quattordici anni ai margini delle
vite altrui per niente. Non dovevo interferire in quel modo.
Cos rimasi seduta sulla mia sedia. Passai l'ora seguente a
fumare una sigaretta dietro l'altra e a leggere numeri strappati
di Life con foto che sembravano vecchissime, come
sempre nelle sale d'aspetto. Poi qualcuno mi chiam: Signorina
Vinton? e io alzai lo sguardo e vidi sulla porta un
medico vestito di verde.  lei la signorina Vinton? La signora
Pauling mi manda a dirle che  un maschietto annunci.
Un maschietto? ripetei. Ma  sicuro?
Lui sorrise, ma io avevo le mie buone ragioni. Le prime
tre erano bambine: Abigail, Philippa e Hannah. Desideravano
un Edward da talmente tanto tempo che il nome stava
invecchiando. Penso che noi tutti ormai avessimo perso la
speranza. Dissi: Oh, Jeremy sar cos sorpreso, non vedo
l'ora di dirglielo! ma il dottore alz la mano e aggiunse:
Questa  la seconda parte del messaggio. Dice che chiamer
lei suo marito. Vuole farlo lei.
Ah, be', certo risposi. Che sciocca, non ci ho pensato.
Lo seguii con lo sguardo mentre si allontanava. Poi guardai
la moneta calda che avevo nel palmo della mano. Altri
mettono da parte le monetine per settimane. Passano ore
attaccati a un telefono pubblico appena nasce il bambino,
per avvisare nonni e zie e zii e amici. A chi potevo dirlo, io?
A quanto sapevo, Jeremy aveva ancora un'unica sorella che
per manteneva le distanze. (Non era mai andata d'accordo
con Mary.) Non potevo certo svegliarla alle cinque e
mezzo di mattina. Gli unici amici erano le donne che Mary
incontrava al parco, ognuna con la sua carrozzina. Non sapevo
nemmeno come si chiamassero di cognome, e forse
neppure Mary. Cos alla fine riposi la mia monetina e mi alzai
per andarmene. L'uomo calvo continuava a dormire sul
divano. Non avevo visto un solo marito passeggiare avanti e
indietro in maniche di camicia nella sala d'aspetto. Le cose
non vanno quasi mai come uno si aspetterebbe leggendo le
riviste.
Quando arrivai a casa mancava poco all'alba e le bambine
erano in piedi. Hanno orari davvero sorprendenti.
Darcy era in cucina che preparava i cornflakes per le piccole,
Abbie e Pippi bisticciavano nel salotto e Hannah era seduta
sul suo seggiolone e si succhiava il dito. Santo cielo
dissi a Darcy. Chi c' qui con voi? Dove sono tutti gli altri?
A letto, credo rispose Darcy.
Jeremy non vi ha detto che avete un fratellino?
No.
Aveva undici anni, un'et silenziosa.
Be', allora lo faccio io.
Non ce l'ha detto nessuno.
Credo che lo chiameranno Edward.
Questo lo sapevo rispose. L'ho scelto io.
Me n'ero dimenticata. Facevano scegliere tutti i nomi a
lei, per farla sentire partecipe. Fortuna che non si sono ritrovati
con una sfilza di Hepzibah e Lancillotto. Mi pare
un'ottima scelta, Darcy.
Quando potremo vederlo?
Tra un paio di giorni.
Vers il latte nelle coppette e io andai in salotto a dividere
le due litiganti. E allora, cosa succede qui? chiesi. Era
qualcosa che aveva a che fare con un pacco di sali da bagno.
Lo misi sulla mensola del camino, asciugai le lacrime
di Pippi e abbottonai il pigiammo di Abbie. Intanto continuavo
a chiedermi chi stesse badando a loro. Avevo la sensazione
di essere l'unico adulto nei paraggi. Non mi ero ancora
nemmeno tolta l'impermeabile. Ero macchiata di lacrime
e di sali da bagno rosa e entro due ore dovevo essere
in libreria. Non che mi sarebbe dispiaciuto, rimanere con le
bambine. Mi sono sempre offerta, a ogni nascita. Lasci Jeremy
al suo lavoro dicevo sempre a Mary. Prender
qualche giorno di ferie. E lei: Ma no, grazie, se la caver.
Ora non vedevo nemmeno l'ombra di Jeremy. Feci
sedere a tavola le bambine per la colazione, poi andai nella
sala da pranzo e bussai alla porta di Jeremy. Lui e Mary
dormivano nella stanza che era stata di sua madre. Ma non
ebbi risposta, tanto che alla fine aprii la porta. Tutto ci che
vidi fu un letto vuoto, disfatto, con le lenzuola e le coperte
sparse sul pavimento. Chiusi la porta e tornai in cucina. E
va bene, bambine dissi, a quanto pare siamo sole. Distribuii
tovagliolini di carta e preparai una cioccolata calda,
mentre loro mangiavano sedute a tavola. Erano un vero
spettacolo: Darcy cos bionda, le altre castane, con il viso
tondo e serio. Le piccole erano molto vicine di et: sei,
quattro e due anni, e quella mattina ebbi la sensazione che
Hannah fosse troppo piccola per avere un nuovo fratellino.
Stava bevendo da una di quelle tazze con il coperchio e il
beccuccio. Ogni volta che se lo toglieva di bocca, lo sostituiva
subito con il pollice. Abbie e Pippi continuavano a bisticciare.
Darcy cominci a dare ordini, una brutta abitudine
che aveva preso. Nel frattempo arriv Buddy, il nostro
attuale studente di medicina, e afferr una mela prima di
uscire, e venne anche il signor Somerset, ma vista la confusione
se ne and subito. Signor Somerset? Aspetti! lo
chiamai. Ha visto Jeremy?
No.
Scommetto che  nel suo studio disse Darcy.
Cos mentre loro facevano colazione salii al secondo piano.
Mi portai dietro il permesso per Darcy. Lo tenni davanti
a me come una specie di biglietto d'ingresso, mentre bussavo.
Jeremy? Sono Mildred Vinton dissi. Nessuna risposta.
Bussai di nuovo. Avevano messo una porta allo studio
quando avevano spostato le due bambine pi grandi di
sopra, nella vecchia camera da letto di Jeremy. Una volta
c'erano tracce dei suoi lavori in tutta la casa, pezzi di carta
ovunque e odore di colla e cartoncino, ma pi i suoi pezzi
miglioravano e pi ce li teneva nascosti. A volte penso che
Jeremy diventer molto famoso, ma pu anche darsi che a
quel punto nessuno avr pi il permesso di vedere le sue
opere, nemmeno gli estranei nei musei.
Jeremy?  l? lo chiamai. E poi: Be', non voglio disturbarla,
avrei solo bisogno di sapere se vuole che rimanga
con le bambine oggi.
Alcuni passi fecero scricchiolare il pavimento. La porta
si apr ed ecco Jeremy, non rasato, con un maglione girocollo
rosicchiato dalle tarme e un paio di pantaloni sformati.
Erano anni che non lo vedevo cos trasandato. La cosa buffa
di Jeremy  che sembra non invecchiare mai, ha sempre
la stessa faccia liscia e tonda, ma quel giorno questo non faceva
che peggiorare le cose. Aveva un aspetto terribile, come
un neonato con i postumi di una sbornia. Comunque
finsi di non accorgermene. 'Giorno, Jeremy esclamai.
Congratulazioni.
Grazie, signorina Vinton.
Quando venimmo a sapere che si erano sposati (dopo esserci
ripresi dalla sorpresa) e l'atmosfera in casa divenne
pi amichevole e cominciammo a chiamarci pi spesso per
nome, chiesi loro di chiamarmi Mildred, ma sembrava impossibile.
Sono condannata a restare per sempre la signorina
Vinton.
Gli porsi il mio permesso e una biro. Pu firmare questo,
per favore?
Lui firm senza neppure leggerlo, almeno cos mi parve.
Poi me lo restitu. Non mi ha chiamato disse.
Ecco io... lei non ha voluto, Jeremy.
Non mi voleva.
L per l non seppi cosa dire. Guardai gi per le scale, in
modo da non metterlo in imbarazzo. Alla fine chiesi: Vuole
che mi occupi io delle bambine, oggi?
Crede che non sia in grado di farlo io disse.
Mi prese in contropiede. Ma no, Jeremy, lo so che  in
grado.
Posso cavarmela benissimo.
Certo, ma... se sta lavorando a un pezzo...
Non sto lavorando affatto.
Richiuse la porta. Cosa potevo fare? Mi sembrava troppo
distratto per lasciargli le bimbe piccole, ma alla fine fu
quello che feci: mi lavai, mi vestii e andai alla libreria. A
mezzogiorno non potei uscire, ma chiamai. Il telefono
squill sette volte, prima che lui mi rispondesse. Jeremy?
dissi. Va tutto bene?
Be', s.
Sembrava pi lui, questa volta, e sentii Pippi che cantava
in sottofondo. Forse mi ero preoccupata inutilmente.
Di pomeriggio ottenni il permesso di uscire prima dal lavoro
e andai a trovare Mary. A quel punto ero un'esperta di
visite all'ospedale. Sapevo che non dovevo portarle fiori (le
cose superflue la mettono in ansia) e mi fermai alla nursery
in modo da poterle dire che avevo visto il beb. (Mi fa sempre
giurare che  tutto a posto, che nessun dottore mi ha
presa in disparte per sussurrarmi qualcosa di tremendo.)
Dopo avere guardato Edward per un tempo adeguato, presi
il corridoio verso il suo reparto, dove mi aspettavo di trovarla
a chiacchierare sorridente, come sempre dopo un parto;
ma quel giorno non fu cos. La trovai distesa a letto che
piangeva. La stanza era piena di donne con nastri nei capelli
e pizzi sulle vestaglie, che parlavano a bassa voce con i
mariti. Mary piangeva. L per l fui quasi tentata di andarmene.
L'avrei fatto, se avessi potuto. Quando vedo qualcuno
che piange mi ritiro per discrezione, ma lei si accorse di
me e a quel punto ero in trappola. Oh, signorina Vinton
disse. Si alz subito a sedere e si pass gli indici sotto gli occhi,
per eliminare le prove. Io finsi di non avere notato.
Ha un bel maschietto dissi. Forse avrei fatto meglio a
portare dei fiori. Almeno avrei avuto qualcosa da fare, per
darle il tempo di ricomporsi. Stava riposando? chiesi.
Perch sono passata soltanto un minuto. Non volevo fermarmi.
Torner...
Ho ferito Jeremy disse.
Oh, be', sono sicura che gli passer.
Aveva ragione, avrei dovuto avvertirlo.
Io in realt non ne so molto, di queste cose risposi.
Ma sono sicura che alla fine si sistemer tutto.
Pensavo di aiutarlo, invece sono solo riuscita a ferire i
suoi sentimenti, e adesso non so proprio cosa far. Non
l'ho mai sentito cos addolorato. L'ho chiamato e...
Ricominci a piangere. Non riusciva nemmeno a parlare.
Cercai di consolarla: Oh, su, coraggio. Impiegai un
tempo lunghissimo a sbottonare l'impermeabile e ad appenderlo
ben bene sullo schienale di una sedia.
L'ho chiamato ripet Mary, riprendendo il controllo
della voce, e gliel'ho detto... e lui ha aspettato a lungo e
poi ha detto: 'Capisco'. Poi ha...
La voce le si spezz. Mi sentii inerme. Sapevo che sarebbe
rimasta sveglia a tormentarsi per avere svelato cos i suoi
segreti. Potevo fingere di non avere sentito? Sarebbe stato
ridicolo.
Poi ha detto: 'Non mi volevi con te, Mary?'
Ma su, certo che l'avrebbe voluto le risposi, sistemandomi
con cura i polsini del maglione.
Ho cercato di farglielo capire. 'Io ti voglio sempre con
me, Jeremy' gli ho detto, 'ma non  il mio primo figlio e so
com' difficile per te...'
L'onest: il suo unico difetto. C' chi vede troppo lontano
e poi dice troppo di quello che vede, ma non so quando
se ne render conto. Guardi avrei voluto dirle, il favore
pi grande che pu fargli  prenderlo per quello che .
Ma riuscii a trattenermi. Le porsi solo la scatola dei kleenex
e la guardai mentre si asciugava le lacrime. Credo che sia
una depressione post parto le dissi infine. Mary rise e poi
continu a piangere. Vuole che torni pi tardi? le chiesi.
No, signorina Vinton, non se ne vada, la prego. Le prometto
che ora smetto.
Sembrava improbabile che potesse mantenere la sua
promessa, ma non riuscii a trovare una buona scusa per
uscire dalla stanza. Mi appoggiai allo schienale della sedia.
Ho visto il piccolino le dissi. Mi sembra che stia benissimo,
almeno a vederlo.
L'ha visto, signorina Vinton?
S, vengo dalla nursery.
Intendevo Jeremy. L'ha visto?
L'ho visto questa mattina.
E com'era? Stava bene?
Ma s, che stava bene dissi. Benissimo.
Qui non mi fanno pi usare il telefono fino a quando
non mi alzer dal letto disse Mary, e non sar prima di
domani.  fuori nel corridoio. Io gli volevo solo chiedere
come stanno le bambine e chiarire questo malinteso. Non
posso starmene qui a letto sapendo che...
Le bambine se la cavano benissimo.
Gli obbediscono?
Ma certo.
Lui non sa sempre come prenderle e ho paura che...
Stanno benissimo, davvero.
Ha detto che vuole venire a trovarmi.
Ah, bene, bene dissi. Mi parve un ottimo segno. In
passato aveva sempre lasciato che fossi io a occuparmi delle
visite.
Ma io gli ho detto di no.
Mary Pauling! E perch no?
 cos difficile per lui insist Mary. Gli ho detto di
lasciar stare.
Certe persone impiegano moltissimo tempo a imparare
le cose.
Tornai a casa e trovai una gran confusione: Buddy che cuoceva
la pasta, Jeremy che cambiava il pannolino a Hannah,
il signor Somerset che carezzava la moquette con una vecchia
scopa curva. C' qualcosa di cos patetico negli uomini
che cercano di capire come funzioni una casa. Dia a me
dissi a Jeremy, ci penso io. Aveva appoggiato un pannolino
pulito per terra e non riusciva a metterci sopra Hannah.
L'orario delle visite all'ospedale inizia alle otto. Resto
io con le bambine mentre ci va.
Lei non mi vuole disse Jeremy. Mi guard con i suoi
occhi grandi e fissi. Mi spezz quasi il cuore.
Jeremy risposi,  sicuro che non la voglia?
Mi ha detto di non andare.
Poi Hannah cominci ad allontanarsi per andare a giocare
con i suoi dadi. La acciuffai. Ascolta, signorina dissi,
adesso basta, hai capito? Ma ovviamente non ero arrabbiata
con Hannah.
 molto difficile vivere con persone a cui vuoi bene e
trattenersi dal dare loro consigli.
Non sono mai stata sposata, non ne ho mai avuto l'intenzione
o l'inclinazione. Per non penso di essere una persona
infelice. Ho avuto un'infanzia normale, bravi genitori,
cinque fratelli e sorelle affettuosi, e il solito numero di corteggiatori
quando avevo l'et giusta, ma non ho mai preso
in considerazione la possibilit di sposarne qualcuno. Per
chi volesse sapere quale fosse la mia visione del futuro allora,
il mio sogno a occhi aperti preferito era questo: starmene
in camera mia a leggere un libro in pace senza nessuno
che mi interrompesse. Mi rendo conto che suona molto
asociale. Ma da giovane avevo la sensazione che la mia vita
fosse cos affollata. C'erano sempre tante persone intorno.
Tutti sapevano i segreti di tutti. E poi pi tardi, quando mio
padre mor e i miei fratelli e le mie sorelle si sposarono e andarono
a vivere altrove, rimasi ad assistere mia madre malata
fino alla fine. Fu una mia scelta, non  che l'avessero scaricata
sulle spalle della figlia nubile. E mia madre non era
mai stata una di quelle anziane signore lamentose. Fu gentile
e allegra fino all'ultimo giorno. Ma stavamo cos insieme!
Furono cinque anni di pasti condivisi, casa condivisa, notizie
condivise, e progetti e preoccupazioni e problemi finanziari,
ci raccontavamo perfino le trame dei libri che leggevamo.
Io sapevo tutto di lei, dovevo saperlo: il funzionamento
del suo intestino e i cibi che non digeriva e i pensieri
che la tenevano sveglia di notte. E lei sapeva tutto di me
perch non poteva evitarmi, ero sempre con lei. Verso la fine
dormivo addirittura su una brandina nella sua stanza.
Quando mor, fui svegliata semplicemente dal silenzio improvviso,
dal fermarsi di un respiro con il quale avevo vissuto
per cinque anni di seguito. La solitudine mi fece spalancare
gli occhi di colpo. Ero sola. Affrontai il suo funerale
perfettamente composta e l'unica cosa che mi turb fu il
rumore di tutti quei fratelli e sorelle e nipoti e nipotine riuniti
per l'occasione. Oh, Mildred dissero, sappiamo
come ti devi sentire: non potrai ancora crederci. Ecco come
si spiegavano il fatto che non piangessi. Poi Carrie, la
sorella a cui ero pi legata, disse: Immagino che debba essere
quasi un sollievo per te, il fatto che se ne sia andata.
Nessuno di noi sarebbe scioccato di sentirlo. Ma non era
il genere di sollievo che immaginava. Non ero sollevata al
pensiero di essere libera, n di avere meno da fare; ero sollevata
all'idea di avere la mia privacy. Se qualcuno mi svegliasse
nel cuore della notte e mi chiedesse: Presto, senza
pensare: qual  la cosa pi importante del mondo? risponderei:
La privacy. Lo so che non  vero, non c' bisogno
di dirmelo. So che la risposta vera probabilmente 
l'amore o la comprensione o il sentirsi necessari;  cos anche
per me. Ma sto parlando della prima cosa che mi verrebbe
in mente, ed  la privacy. Starmene seduta in una
stanza a leggere un libro senza nessuno che mi interrompa.
 tutto ci che ho mai coscientemente desiderato dalla vita.
Quando arrivai qui, subito dopo la morte della mamma,
annunciai le mie esigenze appena varcata la soglia: Vedo
che affittate camere dissi. Ne vorrei una tranquilla che
costi poco. Niente rumore, poca gente. Ha qualcosa del genere?
All'epoca non potevo sapere che tutto ci che dissi
era superfluo. Jeremy Pauling e sua madre erano pi riservati
di quanto avrei mai immaginato fosse possibile. La
porta di casa avrebbe anche potuto essere ricoperta di ragnatele,
come il portone del castello della Bella Addormentata,
con loro due dentro che cercavano di non fare rumore
e il resto del mondo fuori, una grande forza gelida e spaventosa
pronta ad assalirli, sicura di vincere, superiore a loro
sotto ogni aspetto. Quando andava a fare la spesa, la signora
Pauling indossava vari strati di vestiti, a prescindere
dalle condizioni atmosferiche, quasi avesse bisogno di una
corazza. Si fermava fuori di casa e si guardava intorno, con
il suo sguardo azzurro timido e spaventato, controllando
che cosa le serbasse il nemico. Tornava spingendo un carrello
di metallo cos carico di prodotti non deperibili che
sembrava si aspettasse un assedio, entrava in casa in fretta e
li allineava nella dispensa, poi faceva qualche passo indietro
e rimaneva a guardarli a lungo, muovendo le labbra come
se li contasse. Dopo una di quelle spedizioni, capitava
che per settimane non andasse al negozio n in qualsiasi altro
luogo, tranne in chiesa, occasionalmente. Lei e Jeremy
stavano in casa a bere cioccolata calda. C'era al mondo una
porta pi adatta a cui avrei potuto bussare? Al principio
avevo intenzione di fermarmi qui soltanto per qualche mese,
fino a quando non avessi trovato un lavoro e risparmiato
i soldi per un appartamento. Poi avrei potuto essere veramente
sola. Ma gli anni passarono e non mi misi mai a cercare
un altro posto dove stare, e ora suppongo che non lo
far pi. Mi piace qui. Se volete la mia opinione, l'intera societ
sarebbe migliore se si vivesse in camere d'affitto. Intendo
anche le famiglie, anche le coppie sposate. Ognuno
dovrebbe avere la propria stanza con una porta che si chiude
e poi una stanza pi grande al piano di sotto, dove le
persone si possono incontrare o meno, a seconda dei loro
desideri. Perch un po' di gente mi piace, non sono un eremita.
Mi piace vedere i figli di Jeremy e Mary che crescono,
e gli studenti di medicina che diventano dottori, e il signor
Somerset che passa i giorni della sua pensione a ciabattare
per la casa. Per una vita cos bella, non  giusto che io debba
pagare un prezzo? Il prezzo  il silenzio. Rimanere in silenzio
quando avrei voglia di parlare, non impicciarmi negli
affari degli altri, trattenere i miei consigli, concedere a
loro la privacy che ho chiesto per me. Spesso mi chiedo se
sto commettendo un errore. Penso: sto perdendo qualcosa?
Ho rinunciato a troppo? Ci sar un momento in cui le
persone che amo non vorranno essere lasciate sole? Ma resisto,
salgo nella mia stanza. Giro la chiave nella serratura.
Un fatto triste di questo mondo  che le cose che costano
pi fatica in genere sono quelle che gli altri non verranno
mai a sapere.
Mary rimase in ospedale per cinque giorni e, credetemi, furono
cinque giorni davvero lunghissimi. In casa il disordine
aumentava, le bambine erano irritabili e capricciose e l'atmosfera
non era pi la stessa. Di giorno Jeremy gironzolava
per le stanze con aria sperduta; di sera lavorava nel suo studio
quasi fino all'alba e scendeva a colazione cos stanco e
pallido che parlava a fatica. Non and mai all'ospedale. Ci
andavo io. Andavo ogni pomeriggio e ogni sera e guardavo
Mary piangere. Oh, non  che facesse solo quello. Aveva i
suoi momenti di allegria, in particolare quando era appena
stata con il bambino. Aveva fatto amicizia con le madri del
reparto, riceveva altre visite (Buddy, la ragazza di Buddy,
alcune delle donne del parco, quando si sparse la voce), e
scriveva letterine che portavo a casa alle bambine. Ma almeno
una volta durante ogni visita crollava e scoppiava a
piangere. Oh, perch non posso andare a casa da lui?
disse un giorno. Crede che non avrei dovuto avere questo
bambino? Una sera mi raccont perch aveva voluto una
famiglia cos grande. Io ero figlia unica disse (era la prima
volta che la sentivo fare un riferimento al suo passato)
e mi sono sempre ripromessa che da grande avrei avuto
almeno una decina di figli. Be', sto mantenendo la promessa,
no? Poi gli occhi le si riempirono di lacrime. Non ero
affatto preparata in quel momento. Ma a volte riprese,
mi sembra che ogni nuovo figlio sia una corda in pi, che
mi lega a terra come una tenda. Ora non posso pi scegliere
di andarmene. Sono costretta a dipendere da lui. E lui non
 affidabile.
Su adesso basta, per carit dissi.
Lo amo pi di quanto abbia mai amato nessun altro, mi
crede? Ma a volte comincio a innamorarmi del mio medico
o addirittura del pediatra delle bambine, sono entrambi cos
sicuri di quello che fanno. Perfino il tecnico della caldaia,
che sa esattamente dove trovare la perdita, o l'uomo che mi
consegna la spesa. Fischietta canzoni allegre e sbatte quella
grossa scatola piena di roba sul tavolo della cucina.
 solo un po' scossa le dissi.
Andai a casa scossa a mia volta, e rimasi distesa a letto
senza riuscire ad addormentarmi, sperando che dimenticasse
di avermi mai detto quelle cose.
* * *
All'inizio, quando erano appena sposati, pretendeva molto
da lui. Era chiaro che non si rendeva conto quanto fosse diverso
da tutti gli altri. Vieni con me a scegliere le tende?
le sentii dire una volta. E un'altra: Perch non andiamo
mai al cinema, Jeremy? Ovviamente nessuno di noi le disse
qualcosa. Julia Jarrett era convinta che Jeremy sarebbe
cambiato per amor suo e in un certo senso si pu dire che
avesse ragione. Adesso lui esce di pi. Be' probabilmente
dovette allontanarsi dall'isolato per sposarsi, e poi c'erano i
viaggi fino all'ospedale e tre anni fa and alla scuola di
Darcy per vederla recitare la parte di un fiore in Cappuccetto
Rosso. (Lei avvertiva Cappuccetto Rosso con una vocina
cristallina, c'ero anch'io. Stai attenta, bambina, ricorda
quello che ti ha detto la mamma. Jeremy percorse a piedi
sette isolati per sentirglielo dire e poi applaud tutto solo
appena lei ebbe pronunciato la sua battuta, e ovviamente
Darcy si infuri. Io invece lo ammirai. Ci sono altri generi
di eroi, oltre a quelli che nuotano nell'olio bollente.) Ma
non and mai da Hecht a scegliere le tende. Non port mai
Mary al cinema. Come se lo spiegava, lei? Quando fece due
pi due e si rese conto che non l'avrebbe mai fatto? Non ne
ho proprio idea. Posso dire soltanto che un po' alla volta
smise di chiederglielo. Parve diventare pi silenziosa, pi
vecchia, pi forte. C'era qualcosa di pi affettuoso, nel modo
in cui lo trattava. Poi la sentii parlare con Buddy, quando
lui ancora non ci conosceva bene. Le raccontava di una
commedia che lei e Jeremy non dovevano perdere. Oh
disse Mary, Jeremy non va quasi pi a teatro. Gli danno
fastidio gli occhi. Allora capii che se n'era finalmente fatta
una ragione, che aveva smesso di aspettarsi che fosse come
gli altri. Ma ero comunque preoccupata. Mi rendevo conto,
naturalmente, che non erano affari miei. Per ero cos in
pena per Jeremy, non potevo fare a meno di immaginare subito
tutti i suoi possibili insuccessi con lei. Nelle prime settimane
del loro matrimonio, continuai a lanciarle messaggi
silenziosi: se non  gentile con lui commetter un peccato,
il pi grave che abbia mai commesso. Non dimentichi che
ha a che fare con un uomo molto speciale. Un genio. Non
un venditore di assicurazioni qualsiasi. Non  che lei non
mi piacesse, le volevo bene gi allora. Ma in un certo senso
Mary  una donna qualsiasi e quel matrimonio era strano
per lei, lontano dal suo modo di essere come da quello di
Jeremy. Basta guardare il notes vicino al telefono nell'ingresso:
i suoi scarabocchi sono minuscoli disegni di ferri a
vapore e tricicli e frullatori. Arrotonda le entrate inviando
consigli per la casa alle riviste femminili. Era davvero cos
strano, che fossi preoccupata? Del tutto inutilmente, come
scoprii in seguito. Lei rimase serena e soddisfatta, mentre
Jeremy sembrava non stare nella pelle dall'orgoglio e dalla
felicit. Ricordo una mattina che Mary indoss un vestito
nuovo a colazione, praticamente l'unico che le abbia mai
visto. Le stava benissimo. Dissi: Oh, ma che carino. Non 
vero, Jeremy? Ma Jeremy era di quell'umore che gli viene
quando sta per cominciare un nuovo pezzo, a mille chilometri
di distanza. Le sorrise, un ampio sorriso inespressivo,
e non disse niente. Jeremy? ripetei, non  bellissimo il
vestito di Mary? perch a quel punto mi sembrava che
dovesse rispondere, per il bene di Mary. Cosa? disse lui,
poi si alz e se ne and. Ora, una cosa del genere per certe
donne potrebbe essere importante, ma quando guardai
Mary vidi che rideva, e disse: Non si preoccupi, gli piace
molto. Lo so perch la settimana scorsa ha tagliato via un
pezzetto di stoffa sotto l'orlo e l'ha usato in uno dei suoi
pezzi. Credeva che non me ne sarei accorta.
Ero cos sollevata quando lo sentii. Pensai: be', almeno
lo capisce. Non mi era mai passato per la mente che potesse
capirlo troppo.
Gioved sera pass Brian a ritirare le nuove opere di Jeremy.
Le visite di Brian sono eventi di una certa importanza
in questa casa. Tanto per cominciare  un tipo cos imponente:
un uomo attraente, dall'espressione gentile, con una
barba in ordine e ben squadrata. E poi per noi  sempre
l'occasione per vedere di cosa si  occupato Jeremy ultimamente.
I pezzi che portarono gi quella sera erano i migliori
che avessi mai visto.  strano, come i pezzi di Jeremy siano
cresciuti negli anni. Intendo fisicamente, letteralmente.
Sono raddoppiati di dimensione e cos compatti da essere
quasi delle sculture. Sono pieni zeppi di oggetti quotidiani
- bicchieri di carta e biglietti dell'autobus e le stringhe
scozzesi delle scarpe delle sue figlie, ancora riconoscibili - e
anche i suoi soggetti sono quotidiani, le scene pi piccole e
insignificanti del mondo. Quel giorno c'erano un uomo
con il rastrello, una donna che stirava una camicia, un bambino
con il monopattino. I lineamenti del volto erano cancellati
e privi di particolari, rivestiti da strati di bicchieri di
carta e biglietti dell'autobus. Mi rattristavano.
Avete mai visto uno spettacolo televisivo che finisce con
alcuni fermo immagine tratti dalle scene appena terminate?
Si sente la musica e ci scorrono sopra i titoli. L'effetto  di
distanza. Momenti vissuti da poco sono sospesi per sempre
e ci si allontana da essi a ogni respiro. Quei momenti diventano
a mano a mano pi piccoli eppure pi chiari. Ci si vede
una tristezza prima insospettata. Ora, ha un senso se dico
che i pezzi di Jeremy mi davano la stessa sensazione?
Quell'uomo con il rastrello, leggermente curvo e immobile,
mi fece venire in mente che la vita non  altro che movimento
e passa troppo in fretta per permetterci di vederla a
occhio nudo. Almeno per me. Jeremy non ha alcun problema.
Lui vede sempre tutto da una certa distanza, senza provare,
nemmeno provare a fare diversamente. Lui  cos. Vive
a distanza. Crea delle figure come gli altri disegnano carte
geografiche, fissando i pochi punti fermi che conosce,
nella speranza che lo guidino mentre fluttua attraverso questo
pianeta estraneo. Tiene lo sguardo rivolto all'orizzonte
e le sue mani lavorano alla cieca. Sono l'unica a notarlo?
Brian di sicuro non se n' mai accorto. Si limitava a picchiettare
le sue opere con le nocche e ad annuire masticando
la pipa. Bel lavoro, bel lavoro disse. Poi parl di una
barca che aveva comprato. In primavera voglio provare a
fare una vera crociera. Come ai vecchi tempi. Manger
quello che riuscir a pescare, mi affider alla navigazione
astronomica. Jeremy ascoltava con gli occhi dilatati e
un'espressione piena di rispetto e ammirazione. Era accanto
al suo pezzo migliore e lo aveva gi dimenticato. Oh, Jeremy,
avrei voluto dirgli, anche tu ti muovi secondo la navigazione
astronomica, molto pi di Brian.
Ma ovviamente non lo feci.
Venerd andai a trovare Mary e lei disse che l'avrebbero dimessa
sabato. Non sembrava contenta come ci si sarebbe
potuti aspettare.  magnifico! esclamai. Questa settimana
ho il sabato libero. Porter qui tutti verso le dieci, va
bene?
Oh, be'... disse Mary, questa volta magari potrebbe
venire da sola, se non le dispiace.
Come, da sola?
Cos  pi semplice.
Ma chi lo dice, che dev'essere semplice? chiesi.
Normalmente non sarei stata cos schietta, ma capivo
che quella nuova soluzione non era ci che voleva davvero.
Si stava arrotolando molto lentamente una ciocca di capelli
intorno alle dita e mentre parlava non mi guardava negli
occhi. Aveva l'aria depressa e non si era pettinata. Ascolti
proseguii, non c' nessuna legge che proibisce di cambiare
idea. Lo chiami. Gli dica che in realt le farebbe piacere
se la venisse a prendere.
Non gli ho mai detto che non volevo che mi venisse a
prendere rispose lei.
E allora, qual  il problema?
Che mi aspettavo che si offrisse spontaneamente, e lui
non l'ha fatto.
Ma lo conosce, come vuole che si offra?
Voglio dire che non mi ha nemmeno voluto parlare al
telefono.
No? chiesi. Non me n'ero resa conto.
Quando telefono, risponde sempre una delle bambine,
e se chiedo di parlare con lui, vanno a chiamarlo e tornano
a dirmi che sta cambiando Hannah o friggendo delle uova
o qualcosa del genere.  arrabbiato con me.
Jeremy, arrabbiato?
No,  ferito, Mary la corressi.
Be', sono ferita anch'io. Sono stata qui ad aspettare tutto
questo tempo, a pensare che sicuramente avrebbe ceduto
e mi avrebbe chiamata. Sto a letto per ore. Non crede
che direi di s di corsa, se mi chiamasse e chiedesse di venirmi
a trovare e portarmi a casa?
Certo. S, lo so. Per potrebbe chiamare anche lei,
Mary.
Io passo la mia vita a chiamare esclam Mary. Si alz
a sedere sul letto e alcune delle donne nella stanza si girarono
a guardare. Sono sempre io riprese a voce pi bassa.
Mai lui. La prima mossa devo sempre farla io. Sono stanca.
S, certo, lo so dissi cercando di tranquillizzarla. Poi
divenne pi ragionevole e per tutta l'ora parlammo di piccole
cose quotidiane. Ma quando alla fine mi alzai per andare,
quando mi girai sulla porta a salutare, l'ultima cosa
che vidi fu Mary seduta con le mani unite e lo sguardo basso
e il viso triste e malinconico. Mi fece pensare a una ragazza
che aspetta di essere invitata a ballare. Perfino la sua
camicia da notte bordata di pizzo aveva un'aria patetica,
come un vestito da ballo stirato con cura da una mamma affettuosa,
che era convinta che la figlia avrebbe danzato tutta
la sera e non avrebbe mai immaginato che potesse andare
diversamente.
Per l'arrivo di ogni nuovo bimbo in questa casa esiste un rituale
preciso, in cui ho anch'io la mia parte. Li accompagno
in taxi all'ospedale, per rimanere con le bambine mentre
Jeremy entra. Stiamo tutti ammassati sul sedile posteriore,
mentre davanti il tassista brontola per il rumore e il numero
di persone e le briciole dei cracker. Nell'attesa porto le
bambine su uno spiazzo di cemento sotto la finestra di
Mary. Gliela indico. Vedete?  quella... quella con la veneziana
tirata su. Dove? Dove? Quando l'hanno identificata,
le bambine cominciano a gridare. Mamma!
strillano tutte, anche la pi piccola.  contro le regole che
Mary si affacci prima. Deve restare nascosta e aspettare di
sentire le voci. Solo allora viene alla finestra. Vestita, finalmente,
pronta per uscire. Prima saluta e manda baci, poi
mima in modo melodrammatico l'impazienza di scendere.
Batte colpi silenziosi sui vetri, si appoggia il pugno chiuso
alla fronte. Le bambine ridono, con vocette troppo acute.
Sembrano un po' isteriche. Mi viene in mente che le pi
piccole possono averla immaginata proprio cos: sospettano
che sia stata tenuta prigioniera da qualche parte, costretta
a lasciarle sole con quel padre imbranato. Perch lei
non le avrebbe mai abbandonate di sua spontanea volont,
pensano. Poi accanto al suo viso ne appare un altro, quello
di Jeremy, tondo e pallido. Mary lancia le braccia in alto felice,
indicando che la squadra di soccorso  finalmente arrivata.
Si gira e gli butta le braccia al collo. Entrambi sono incorniciati
dalla finestra come i protagonisti alla fine di un
film d' amore, abbracciati, baciati dal sole. Allora torniamo
al taxi. Per noi comincia l'attesa pi lunga, mentre loro vanno
a prendere il nuovo bambino e a pagare il conto. Per
ammazzare il tempo giochiamo a chi vede una certa cosa
per prima e ci immergiamo talmente nel gioco che Darcy 
l'unica ad accorgersi dei genitori che arrivano. Ta-taaa!
esclama, come uno squillo di tromba. Alziamo lo sguardo e
li vediamo arrivare, rossi in viso e sorridenti. Mary porta la
sua valigetta. Ha letto da qualche parte che se  il padre a
presentare il nuovo bambino ci saranno meno gelosie e, anche
se non vedo proprio che differenza possa fare, ha dato
il neonato a Jeremy. Lui lo tiene con le braccia rigide, lontano
da s, tutto concentrato a far arrivare il suo regalo sano e
salvo fino al taxi. Mi ricorda la piccola Pippi quando porta
un bicchiere strapieno d'acqua. Eccoci qui! esclama
Mary. Poi il taxi  tutto un trambusto di baci e abbracci e il
bimbo passa da una coppia di manine sporche all'altra.
Perfino il tassista deve prenderlo in braccio, altrimenti non
saremo soddisfatti. Bene, bene dice. Eh s. Ma guarda
un po'. Lo restituisce, fa un sorrisetto impacciato, scuote
la testa e avvia il motore. La cerimonia  finita. Tutti i requisiti
sono stati rispettati. Le regole resteranno riposte da
qualche parte della nostra mente per i prossimi due anni.
Credevo che avremmo continuato ad andare a prendere
i neonati cos per sempre. Non mi ero resa conto che il rituale
potesse essere abbandonato cos facilmente. Sabato
mattina di buon'ora andai a comprare un regalino da parte
di Mary per ognuna delle bambine. In genere lei mi dice
esattamente cosa desiderano, ma questa volta sembrava
non saperlo. Oh, qualsiasi cosa disse. Lei probabilmente
avr idee migliori delle mie. Quando entrai nel negozio
mi sentivo insicura - non avevo proprio nessuna idea
- ma poi cominciai a divertirmi. Avevo osservato quelle
bambine pi attentamente di quanto immaginassi. Sapevo
che a Darcy avrebbe fatto piacere qualcosa da fare con le
mani - un kit da ricamo - e che Abbie aveva una passione
per la bigiotteria. Quella del reparto giocattoli non era
granch. Vidi soltanto perline e ciondoli di plastica. Invece
nel reparto per adulti trovai un'abbondanza di brillanti finti
e grossi orecchini a goccia variopinti. Erano pi costosi,
ma potevo sempre aggiungere un po' di soldi miei. Mi sentii
orgogliosa come se li avessi scoperti in uno scrigno dei
pirati. A chi sarebbe venuto in mente di cercare l un regalo
per una bambina? Scelsi degli orecchini di vetro verde a
forma di coda di pavone e altri viola che sembravano enormi
grappoli d'uva. Ne accostai uno a ogni orecchio e mi
guardai allo specchio dietro il bancone. Poi mi bloccai, con
quei gioielli che penzolavano ridicoli sotto le mie grandi e
lunghe orecchie.
Eccomi l, su uno sfondo di tacchini di carta crespata e
candele a forma di padri pellegrini e mazzi di pannocchie
di plastica per la festa del Ringraziamento, con la faccia tutta
illuminata ed eccitata, le pupille enormi e le dita un po'
tremanti, e in mano quegli orecchini. Come un vecchio fumetto
banale: vecchia che si addobba per l'ingresso delle
truppe, o per l'arrivo del tecnico del gas. Solo che non era
nessun soldato e nessun tecnico ad avermi illuminato lo
sguardo cos; era la prospettiva di quello che avrei fatto
quel giorno. Scegliere da sola le sorprese per le bambine,
andare a prendere Mary dall'ospedale, portare a casa il
nuovo bimbo come di solito faceva Jeremy. Mi sembrava di
vedermi, con quel neonato in braccio! Era come se, senza
rendermene conto, avessi passato tutta la notte a immaginare
ogni dettaglio. Mi vedevo salire i gradini davanti alla
casa tenendo il bambino esattamente come doveva essere
tenuto (molto meglio di quanto avrebbe fatto Jeremy, in
modo molto pi sicuro). Vedevo le bambine che mi si affollavano
intorno, tutte ansiose di poter condividere il mio tesoro.
Mi vedevo distribuire regali. Apri quella busta,
Darcy, guarda cosa c' dentro. Ci sono delle sorprese per
voi, le ho scelte io. E loro avrebbero sparpagliato in giro
sacchetti di carta e scontrini, tutte eccitate per i doni che
avevo trovato e che a Mary non sarebbero mai venuti in
mente. Mary sbiadiva. Jeremy sbiadiva. Io restavo sola con
il bimbo vestito di azzurro confetto, in mezzo a quel cerchio
di piccoli visi.
Scelsi in fretta tre giocattoli e tornai dritta a casa. Nell'ingresso
trovai Pippi con addosso solo un paio di mutande
sfilacciate. Tremava tutta. Le lacrime le avevano lasciato
due strisce grigie lungo le guance. Signorina Vinton, Abbie
mi ha dato le botte disse. Io le feci una carezza sulla testa
ed entrai. Andai in cucina dove Jeremy stava cercando
di far mangiare un uovo a Hannah. Era quello che faceva
quando ero uscita, un'ora prima. Hannah era seduta sul
seggiolone con le labbra strette e Jeremy le diceva: Per favore,
Hannah. Non ne mangeresti un altro boccone?
Jeremy, qui ci sono delle cose che dovrebbe dare a
Mary gli dissi. Appoggiai il sacchetto sulla sedia. Jeremy
alz lo sguardo di scatto. Io? chiese.
S, io non andr all'ospedale, ma se vuole resto volentieri
con le bambine.
Jeremy pos il cucchiaino pieno d'uovo e apr il sacchetto,
quasi si aspettasse di trovarci dentro qualche risposta.
Ricamo facile lesse.
Sst, dev'essere una sorpresa.
Ma... non capisco disse. Ho... c' qualcosa che non
va, signorina Vinton?
No, perch?
Oh, pensavo che Mary volesse che andasse lei a prenderla.
No, credo che preferisca che ci vada lei.
Jeremy sorrise. Annu ripetutamente e il suo viso si tinse
di rosa. Oh, be', certo, allora... disse. Grazie signorina
Vinton! Ci vado...
Prego risposi. Dia a me indicai la coppetta con
l'uovo di Hannah. Adesso far meglio a sbrigarsi. Dovevano
farla uscire alle dieci e mancano solo cinque minuti.
Oh, gi disse Jeremy. Si alz e tese la mano. Per un
momento non riuscii a capire perch, ma poi vidi che era
raggiante, e appoggiai sul tavolo la coppetta e gli strinsi la
mano.  davvero...  molto gentile a rimanere con le bambine
disse. Non so proprio come...
Oh, coraggio, vada adesso.
Prese il sacchetto con i regali, di cui mi ero completamente
dimenticata, e usc dalla cucina. Lo sentii nell'entrata,
che sbatteva gli appendini e inciampava sugli stivali di
gomma del guardaroba. Un minuto dopo sentii sbattere la
porta. Dove va? chiese Darcy entrando in cucina. Pensavo
che fosse andata lei a prendere la mamma.
Ci va Jeremy risposi.
Lui? Ma allora non possiamo andarci anche noi?
Questa volta no.
Ma signorina Vinton! Ci siamo sempre andate!
Be', non  un motivo per continuare a farlo, giusto?
Tolsi Hannah dal seggiolone e poi andai nel salotto, alla
finestra del bovindo. Nascosta dalle tende di pizzo, guardai
Jeremy finch rimase l ad aspettare: un uomo raggiante,
grassoccio, con un sacchetto di carta. Ogni tanto si sporgeva
a vedere se arrivasse un taxi, guardava prima da una parte,
poi dall'altra (anche se la strada  a senso unico). Continuava
a sollevare il sacchetto pi in alto sullo stomaco. Era
senza giacca e senza cappotto, non indossava altro che il
suo berretto da golf in tweed grigio e quel maglione sdrucito
che aveva portato tutta la settimana, ma mi trattenni dall'uscire
di corsa con le braccia piene di vestiti caldi.
Poi un taxi si ferm, ma Jeremy anzich salire subito si
gir e guard verso la casa. Il suo viso era cos aperto, cos
felice e speranzoso. Lo vidi prendere fiato, magari per gridare
qualcosa. Ma sapevo che non poteva vedermi, ero lontana
dai vetri. Finalmente sal a bordo del taxi e io mi sedetti
sulla panca davanti alla finestra e tesi la mano verso Pippi.
Non mi ha dato un colpetto piccolo disse Pippi. Mi
ha dato un colpo forte proprio sulla pancia. Mi ha fatto male
davvero. Lo so, lo so dissi, senza quasi averla ascoltata.
La presi sulle ginocchia e appoggiai la guancia sulla
sua testolina. I suoi capelli avevano un profumo forte e pulito.
Lo inspirai e avvertii che mi invadeva come un dolore,
e chiusi gli occhi e continuai a tenerla stretta fino a quando
mi permise di farlo.
Darcy prepar un cartellone: BENVENUTO EDWARD. Lo attaccammo
alla finestra con il nastro adesivo. Le bambine si
sedettero sotto ad aspettare, ben vestite e pettinate, alitando
quattro piccole O di vapore sul vetro. A un certo punto
Abbie esclam: Eccoli! Eccoli! Il taxi accost, lo sportello
si apr e scese Mary. Jeremy la segu, con il bimbo tra le
braccia. Vedete quanto  piccino? dissi, ma parlavo a
una stanza vuota. Le bambine stavano gi correndo verso la
porta e bisticciando. La apro io, perch sono la pi grande
dichiar Darcy, ma Abbie protest: Devi sempre fare
tutto tu! Sst! esclamai, ma loro non mi badarono. Rimasi
dietro la finestra da sola e sorrisi a Jeremy e Mary che
percorrevano il vialetto insieme ridendo, in mezzo a un mare
di testoline ballonzolanti e di piccole mani agitate con gioia.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Primavera 1971: Jeremy.
...
.
...
Devo dirti una cosa disse Mary. Jeremy? Mi senti?
No. Stava facendo una statua. Era davanti a un cerchio
di bambini di latta che gli arrivavano alla cintura, si torceva
le mani. Come un uomo in un pozzo, sentiva la voce di
Mary solo vagamente. Aveva bisogno di trovare un rosso.
Dov'era il rosso giusto? Ma poi percep una certa urgenza
nelle sue parole, qualcosa di diverso dal solito sottofondo
dei suoi monologhi di lavatrici, pagelle e vaccini. Cosa?
chiese. Si sforz di riemergere da strati e strati di pensieri.
Aveva una sensazione di secchezza in fondo alla gola, come
se fosse stato immerso nell'ovatta. Fiss lo sguardo su
Mary, ma anzich lei, vide l'esatto punto di rosso di cui aveva
bisogno, molto vivo, un po' peloso. Gli parve di riconoscerlo.
Distolse lo sguardo da lei e rovesci una scatola di
ritagli. Niente. Attravers la stanza quasi di corsa, con le ginocchia
flesse. Si mise a spalancare armadi e aprire cassetti
e capovolse un cestino della carta straccia. Trov un cuore
di pizzo rosso e un disegno geometrico rosso in una rivista
e un pezzo di cartoncino rosso che aveva l'odore della sua
scuola elementare quarant'anni prima. Avvicin il cartoncino
al naso e chiuse gli occhi e aspir a fondo. Ora sent nei
suoi ricordi voci di bambini che cantavano, a tanti anni di
distanza:
E quando lei verr
un pigiama rosso porter
(gratta, gratta)
porter...
Flanella rossa. Ora la vedeva chiaramente. Vedeva perfino
le palline microscopiche prodotte dai tanti lavaggi. Pass in
mezzo alla spazzatura e usc, attravers il corridoio ed entr
nella stanza delle bambine. Jeremy? disse Mary.
Che cosa stai facendo? Avevi detto che non avresti pi
usato le loro cose, l'avevi promesso!
Glieli comprer nuovi le assicur Jeremy.
Cosa comprerai nuovo? Cosa stai cercando? Dici sempre
cos, Jeremy.
Si ferm nel bel mezzo di un cassetto, con le braccia immerse
fino ai gomiti tra il bianco e il rosa. Dove sono i pigiami
rossi? chiese.
Quali pigiami rossi?
Ma come, i bambini non portano pi pigiami rossi?
Loro non hanno mai avuto pigiami rossi, Jeremy.
Jeremy si drizz e raggiunse l'armadio. Il pavimento era
disseminato di calze sporche, camicette, animali di pezza, l
in mezzo avrebbe potuto esserci almeno un pezzetto di flanella
rossa. Apr la porta dell'armadio ed esamin una fila
di vestiti, tutti di misure e colori diversi. Devo dirti una
cosa ripet Mary.
Era come una corda che lo tirava, uno spago robusto che
lo allontanava dall'immagine che aveva in testa. Prima ancora
che si girasse verso di lei, la flanella rossa si dissolse e i
bambini smisero di girare in tondo, lasciarono cadere le
braccia e si sgretolarono. Lui apr la bocca per protestare,
ma poi a un tratto vide come la curvatura della sua guancia
si adattava alla perfezione alla testa di Rachel, l'ultima nata,
appoggiata al collo della madre come la tessera di un puzzle.
I capelli di Mary si erano sciolti e le scendevano sulla schiena,
illuminati dal sole che entrava dalla finestra. Anche le tre
rughe leggere all'angolo di ciascun occhio erano illuminate,
e si irradiavano precise come i baffi di un gatto, dandole
un'aria di permanente, dolce sorpresa. Che cosa, Mary?
chiese.
Mi ascolti davvero?
S, s.
Ma si stava avvicinando un suono di piedi che salivano
rumorosamente le scale. Un'interruzione dell'interruzione.
Era cos che la vita procedeva? Se ripercorreva a ritroso la
catena di interruzioni, in cerca della prima occupazione cui
qualcuno l'aveva sottratto, non si sarebbe ritrovato indietro
di dieci anni? Entr Pippi, trafelata. Mamma? Dov' la
mamma?
Ma  qui disse Jeremy.
Indovina, mamma?
Il volto di Mary sub quella metamorfosi che avveniva
sempre quando parlavano i suoi figli. Inclin la testa, il suo
sguardo si fece istantaneamente opaco per la concentrazione
e ogni muscolo parve tendersi nell'ascolto. Sono arrivati
degli uomini con un frigorifero annunci Pippi.
Un frigorifero?
Dicono che Jeremy l'ha vinto a un concorso.
Mary sollev il capo e lo guard. Avresti potuto dirmelo.
Ma... come facevo? E la prima volta che ne sento parlare.
Dicono che hai ricevuto una lettera aggiunse Pippi.
Oh, Jeremy, hai ricominciato a non aprire la posta?
Ma a me sembrava di aprirla. Non riesco proprio a capire
cosa...
Dicono che devi venire gi, mamma concluse Pippi.
E va bene, arrivo.
Scese le scale senza fretta, pacifica come sempre, seguendo
i passi rumorosi di Pippi. La testolina di Rachel le ondeggiava
sulla spalla. Jeremy le segu, strofinandosi le mani
sui pantaloni. Si sentiva trascinare in troppe direzioni. Pezzi
della statua gli affollavano ancora la testa, assieme all'espressione
da ascolto di Mary, alla confusione di mobili
spostati di sotto, alla cosa che non era riuscita a dirgli.
Mary? disse. Non potrebbero riportarselo via? Questa
casa si sta riempiendo troppo. Non abbiamo bisogno di un
altro frigo.
Oh, non preoccuparti, Jeremy, lo metteremo in cantina.
Ma abbiamo gi messo l'ultimo in cantina.
E allora? C' ancora posto. Lo sai quanto si mangia in
questa casa.
Ma mi sento cos stretto disse Jeremy. Mary, ci sono
cos tante cose in questa casa. Mi sento proprio...
Arrivarono nell'ingresso. Due uomini in giubbotto di
pelle stavano portando dentro un enorme frigo rosa, seguendo
un percorso che avevano appena liberato attraverso
il salotto, a zigzag tra sedie a dondolo e tricicli e orde di
bambini. Guarda! esclam Mary.  un frigo a due porte
combinato con il congelatore,  quello che ho sempre desiderato!
In cucina? chiese uno dei due uomini.
No... Anzi, perch no? Allora mandiamo gi in cantina
quello vecchio. Potete spostare prima il vecchio?
Senta, non facciamo mica traslochi.
Vi pago disse Mary.
Le coster cinque dollari.
Jeremy?
Tutti si voltarono verso di lui. Si sent in imbarazzo, quasi
non avesse il diritto di trovarsi l. Non era lui, a occuparsi
di denaro. Ecco, veramente disse, non credo che questo
articolo ci interessi.
Ma Jeremy!
Avrebbe dovuto dirlo prima, a quelli del concorso gli
rispose uno dei due uomini. Noi facciamo solo le consegne,
come ci chiedono.
Ah, devo avere smarrito la lettera. In realt io... noi abbiamo
gi due frigoriferi.
E allora perch ha partecipato al concorso, scusi?
Credevo di vincere dei soldi.
Lo sai, Jeremy, che un frigo in pi pu esserci utile insist
Mary. Soprattutto per quest'estate, quando arriveranno
le angurie. Lascia in pace i signori, Hannah. E sai anche
che gli inquilini hanno bisogno di spazio, non vogliono...
Allora, lo spostiamo s o no?
S! strillarono i bambini e si misero a saltare su e gi e
a battere le mani e fecero venire mal di testa a Jeremy. Mary
disse: S, certo. Vuotate il vecchio, bambini. Su, aiutate
tutti, appoggiate le cose sul piano di lavoro. Li port tutti
in cucina e Jeremy li segu. Si sarebbe sentito strano, a restare
indietro da solo con i facchini. Osserv dalla porta i
bambini che allineavano un'infinit di confezioni di latte
sullo scolatoio, ammucchiavano cespi di lattuga sul tavolo,
lanciavano arance in giro per la stanza. Certo che ha una
bella famiglia comment uno dei facchini dietro di lui. Jeremy
fece un sorriso troppo largo e abbass la testa.
La gente si rendeva conto di quanto i suoi figli lo sorprendessero
di continuo? Non li capiva. Aveva difficolt a
parlare con loro. Non poteva fare altro che guardarli, berseli
con uno stupore talmente muto e a bocca aperta, da venire
accusato di essere assente. Anche Mary guardava, ma
per motivi diversi. Lei badava al pericolo, ai germi e ai litigi;
era la loro guardia armata. Jeremy li registrava nella memoria,
si preparava a un momento in un futuro lontano in
cui avrebbe potuto sedersi e cercare finalmente di capirli.
Conosceva la curvatura esatta degli occhi di Abbie quando
rideva, il modo in cui Hannah si lisciava la sottile peluria
sopra il labbro superiore quando succhiava il dito, le fossette
come parentesi sulle guance di Rachel. Aveva la sensazione
che i suoi figli fossero tante Mary in miniatura. Non
vedeva alcuna somiglianza fisica con se stesso. Pensava che
fosse normale, dato che le gravidanze di Mary sembravano
imprese tutte sue. Era lei a scoprirle e ad annunciarle, a
prendere le pastiglie di calcio, a scomparire dietro quelle
porte chiuse all'ospedale per partorire. Ma poi guardava
Darcy, bionda con gli occhi azzurri, alta quasi come sua
madre ormai, ma con le ossa sottili di qualcun altro. Suo
padre non era stato accantonato. I geni di suo padre dovevano
essere stati recessivi come quelli di Jeremy, pallidi e
leggeri, tuttavia avevano prevalso. Com'era possibile? Rivolse
uno sguardo stupito ai propri figli, tutti castani dagli
occhi scuri. Guard suo figlio Edward, che a due anni e
mezzo portava jeans Levi's sbiaditi che gli ballavano sotto il
pancino tondo e piccoli stivali da cowboy. Non sapeva che
producessero stivali di quelle dimensioni. Lui non aveva
mai avuto stivali da ragazzo e se anche li avesse avuti, non
avrebbe saputo come camminarci con quel passo molleggiato
n come agganciare i pollici ai passanti dei Levi's. Dove
aveva imparato Edward? Dove avevano imparato tutti
quanti a marciare cos impavidi per le strade affollate, ad
affrontare con coraggio le scuole e a gridare e applaudire e
lanciare arance senza un'ombra d'imbarazzo?
A volte diceva: Non credi che dovremmo pensare al loro
cognome?
Ma hanno un cognome precisava Mary. Il tuo. 
scritto sui loro certificati di nascita.
S, ma se qualcuno controllasse... se volessero delle
prove...
Perch dovrebbero?
Be', ecco...
Era come se i bambini fossero un nuovo tipo di inquilini,
solo pi rumorosi e problematici. Non appartenevano interamente
a quella casa, erano visitatori da un mondo esterno.
Quando era assorto nel suo lavoro, i bambini s'infiltravano
su per le scale come l'acqua di un'alluvione; i loro rumori
- strani fragori e grida e il timbro insopportabile dei
loro litigi - lo impregnavano lentamente, dapprima senza
che se ne accorgesse, poi cos esasperanti che lasciava cadere
le forbici e spalancava la porta e restava l, tremante.
Perch mi fate questo? chiedeva. Perch dovete fare
tutto questo rumore? Perch... I loro visi erano tutti rivolti
in alto verso di lui. C'era qualcosa di patetico ma irritante
nelle loro calze scese, nei loro jeans rattoppati, nelle mutande
grigie e umide che sbucavano sotto un vestitino. Allora
si zittivano tutti. Il silenzio faceva accorrere Mary pi rapidamente
di qualsiasi grido. Arrivava in un istante, di corsa
su per le scale, e chiedeva: Cos' successo? Cosa c'?
Mary, io stavo cercando di lavorare e...
S, va bene. Venite, bambini, Jeremy deve lavorare.
 che continuano a fare tutto questo rumore, capisci?
Potete giocare in cucina proponeva Mary. Ho un'idea.
Prepariamo dei biscotti?
Impossibile averla vinta. Il modo in cui lei li accompagnava
gi per le scale, proteggendoli da lui con le spalle, lo
deprimeva; si sentiva solo e in colpa appena il secondo piano
piombava nel silenzio. Come aveva potuto sgridarli in
quel modo? Li conosceva cos poco, non avrebbe potuto
lasciarli rimanere l? Si guardava intorno nel corridoio e vedeva
le tracce che si erano lasciati dietro: un pattino a rotelle,
una bambola fatta in casa, una manata di gesso sul pilastrino
della scala. Ai suoi piedi c'era un foglio con una scritta
viola: HANNAH 4 ANNI IO SONO HANNAH. Un camion dei
pompieri con una chiavetta sul retro stava esaurendo la carica,
la piccola luce rossa lampeggiava sempre pi lenta e il
suono del motore si faceva pi debole.
Ora uno dei bambini gli lanci un'arancia e lui per sbaglio
la afferr, sorprendendosi talmente da lasciarla cadere. Si
un alla processione che seguiva il vecchio frigorifero nella
cantina buia e umida che puzzava di muffa. Le pareti erano
coperte da ripiani pieni di roba di Mary per la casa. C'era
un intero scaffale di scarpe da ginnastica in attesa di essere
usate. Un altro di carta igienica. Un fusto di detersivo abbastanza
grande da contenere due bambini. Erano cose necessarie?
Era come se lei volesse dirgli qualcosa, sottolineare
il proprio ruolo di fornitrice, nutrice, custode. Vedi come
do, io? E come continuo a dare? Queste sono le mie
scorte. Ne avr sempre, non devi nemmeno domandare.
Avr una camicia nuova per te nell'istante in cui ti si consumano
i gomiti di quella vecchia. Un fattorino rovesci
una pila di vasi da fiori acquistati in svendita in attesa della
primavera. Qualcuno inciamp in un gatto. Accidenti
esclam l'altro uomo, vuole togliere i suoi figli di torno?
Li porti fuori, non riusciamo neanche a muoverci.
I bambini sparirono, ma le loro risa erano in agguato in
ogni angolo. Gli uomini salirono per sistemare il frigorifero
nuovo e Mary li segu dando istruzioni. Jeremy arriv per
ultimo. Si sentiva vecchio e stanco. Quando arriv in cucina
ansimando e asciugandosi la fronte, il frigorifero veniva
gi messo al suo posto. Sporgeva troppo e occupava dieci
centimetri del vano della porta. Non  troppo grande?
chiese Jeremy. Mary, mi sento cos... si sta cos stretti
qui.
Ma Mary rispose: Ti ci abituerai.
Poi si gir e sorrise e davanti a tutti lo abbracci e disse:
Oh, Jeremy, non essere cos scorbutico. Non  bello, che
continui a vincere cose per la casa? Non sei contento di essere
cos fortunato?
Con le persone che guardavano non pot ricambiare
l'abbraccio, ma fece un sorriso cos grande che fu come se
gli si sciogliesse la faccia.
Lui e Mary andarono nella galleria a vedere la sua mostra
personale, loro due soli, con l'auto della signorina Vinton.
Mary guidava. Portava un cappello, sempre della signorina
Vinton; era la prima volta che Jeremy la vedeva con un cappello.
Lui aveva il suo berretto da golf. Sentiva un po' di
nausea. Si teneva stretto al sedile ogni volta che facevano
una curva e continuava a deglutire. Come va, Jeremy?
gli chiese Mary.
Oh, bene, bene.
Non manca molto ormai.
Lei era gi stata alla galleria altre volte, ci andava da anni,
a controllare com'erano esposti i suoi pezzi ogni volta
che Brian ne portava di nuovi. Jeremy invece non ci aveva
mai messo piede e solo l'importanza dell'occasione - un'intera
mostra dedicata a lui, che aveva gi procurato pi soldi
e commenti di quanto avesse mai immaginato - gli aveva
impedito di rifiutarsi di andare. Non che non ci avesse provato.
Tanto li ho gi visti aveva detto. Sono i miei lavori.
A che cosa mi serve vederli un'altra volta? Ma non gli
avevano lasciato scelta. Mary e Brian e gli altri si erano messi
d'accordo. La signorina Vinton avrebbe prestato loro
l'auto; l'inquilina Olivia avrebbe fatto da baby-sitter. Ci
andremo un giorno della settimana, cos non sar troppo
affollato aveva proposto Mary e Brian aveva detto: Non
ti riconoscer nessuno, Jeremy. E magari imparerai qualcosa!
Sono anni, che non vedi alcuni dei tuoi pezzi. Quello
era stato il motivo che aveva convinto Jeremy. Aveva pensato
a tutti i lavori che aveva realizzato, oggetti che aveva
guardato cos a lungo da non vederli pi, che lo avevano
esaurito e nauseato fino al momento in cui li aveva consegnati
a Brian solo per sbarazzarsene, per liberarsi e cominciare
qualcosa di nuovo. Che effetto gli avrebbero fatto
ora?
Cos eccolo, quel limpido e freddo pomeriggio di aprile,
a bordo dell'auto della signorina Vinton che odorava di
polvere, a guardare quello che sembrava l'effetto di un
bombardamento nel centro di Baltimora. Erano stati rasi al
suolo isolati interi, non restavano che macerie. Pi avanti
c'erano edifici sventrati in cui si vedeva la carta da parati ingiallita,
grovigli di tubi, sottostrutture sgretolate che sembravano
costruite con la rete per i polli. Mary? Ma che cos'
successo qui? chiese. Mary lanci una rapida occhiata
alla zona. Oh, stanno ricostruendo disse, e prosegu. Jeremy
si rincantucci sempre pi nel suo angolo dell'auto.
Lui e lei guardavano cose diverse. Era come se facessero
due tragitti differenti. Quello  un posto interessante
disse Mary.  un negozio per hippy, vendono stoffe tinte a
mano, ci si potrebbero fare delle bellissime tende per le
stanze dei bambini. E oltre: Quello  un nuovo palazzo
di uffici senza finestre, ma dicono che dall'interno non si
nota. A volte gli spiegava cose che lui sapeva da anni. Credeva
che fosse sordo o cieco? Guarda l, una ragazza con
uno spinello. Non  strano? Lo trovano naturale. Lui vedeva
ragazze che fumavano spinelli da anni, sulle riviste e
nelle pubblicit in TV e sul marciapiede davanti alla finestra
del bovindo. Probabilmente aveva visto pi cose lui da
quella finestra di quante ne avesse viste Mary durante tutti i
suoi tragitti fra negozi, scuole e ostetriche. Aveva osservato
il mondo ingrossarsi e complicarsi, con nuovi giri e spire e
grappoli, come una complessa massa cellulare; prima un
centimetro alla volta, poi pi veloce, tanto che ora aveva
l'impressione di trovare tutto diverso ogni volta che riemergeva,
anche dopo poco tempo, dal proprio studio: la
gente pi strana, le automobili pi spaventose, perfino la
qualit della luce cambiava in un modo indefinibile. Ma lui
si era tenuto al passo con i tempi. Sapeva cosa succedeva
nel mondo. Mary lo sottovalutava.
La galleria era un basso edificio bianco e stretto, con una
tenda che sporgeva sul marciapiede. Era in una via tranquilla,
tra altri edifici simili, e da l non si vedevano i danni
del bombardamento. Be', almeno non  troppo grande
disse Jeremy, ma mentre aspettava che Mary mettesse una
moneta nel parchimetro, ebbe la sensazione che quella galleria
in un certo senso lo surclassasse. Se fosse stato un semplice
passante, senza dubbio sarebbe stato intimidito dalla
grande porta a vetri con la grata dorata. Non sarebbe mai
entrato da solo. Mary disse, sei sicura che siamo venuti
in un momento adatto?
Te l'ho detto, Jeremy. La gente non viene mai in settimana.
Perch la tengono aperta, allora?
Lei non sembrava avere una risposta a quell'interrogativo.
Nel foyer, illuminato da una luce gialla, c'era un pezzo
che Jeremy ricordava e che risaliva a tre o quattro anni prima:
un vecchio che rovistava in un cestino delle immondizie
di rete metallica. L'uomo era fatto di carta da pacco
opaca, spiegazzata e poi di nuovo lisciata. Il cestino era un
intreccio di tutti gli oggetti luccicanti che era riuscito a trovare:
piccoli spiedini per fissare il pollo prima di arrostirlo,
un ferro da calza, un fermaglio da bambina, un paio di forbicine
per la scuola di Abbie con la scritta MANCINO sulla
lama. Dentro il cestino c'era un ammasso di colori accesi
formato da francobolli e pacchetti di sigarette e un vecchio
fazzoletto variopinto che il signor Somerset aveva lasciato
sul divano. Non l'hanno sistemato bene? chiese Mary.
Ho detto a Brian che  il simbolo perfetto della mostra.
Sono contenta che l'abbiano messo all'inizio.
S, s conferm Jeremy. Ma era a disagio. Non aveva
mai visto i suoi lavori in un contesto simile prima, tra spessi
tappeti rossi e suoni smorzati e luci dorate. Da qualche luogo
recondito della sua mente balz fuori un'immagine del
modello di quel pezzo: un vecchio che aveva visto dalla finestra
a frugare nel bidone della spazzatura, un freddo
giorno di novembre. Ricord il secco grigiore della pelle
dell'uomo, ben diverso da questa carta da pacco marrone
caldo, e le dita come artigli e le labbra che si muovevano silenziose.
Nulla di tutto ci era stato catturato nel suo pezzo.
Sospir. Jeremy? disse Mary. Non sei soddisfatto?
Oh s disse, e prosegu.
Oltre il corridoio, dietro il muro dov'era esposto l'uomo
che frugava nelle immondizie, si apriva una stanza pi
grande, invasa dalla luce e anch'essa ricoperta di soffice
moquette rosso scuro. Vi erano cinque o sei persone che
camminavano, fermandosi davanti a ogni pezzo. Erano tutte
donne, tranne una, e parlavano sottovoce dei suoi lavori.
Suoi. Avrebbe voluto correre e spalancare le braccia per
proteggere quello che aveva fatto. Due donne grasse erano
ferme davanti a uno dei suoi vecchi collage, di quelli ancora
bidimensionali; una ragazza passava troppo in fretta davanti
a una fila di statue. La pi piccola, la sua prima scultura,
era esposta su una colonna di legno: una donna che stendeva
il bucato. Una curva di latta in mezzo a rigide onde bianche
che aveva ottenuto spruzzando della vernice trasparente
su un telo. Ricordava quando gli era venuta l'idea e si era
chiesto come metterla in una cornice. Gli ci erano volute
settimane prima di decidere di farne una statua. Aveva lavorato
con timore; si era sentito presuntuoso, a usare tanto
spazio verticale. Ma ora un cartellino ai piedi dell'opera recitava:
Dalla collezione della signora Lee Cooke. Una
delle donne pi ricche di Baltimora. Aveva acquistato la
statua il primo giorno che era stata esposta. E c'erano cartoncini
o adesivi con sopra scritto VENDUTO anche accanto
a gran parte degli altri pezzi, e ogni statua era pi alta e
compatta della precedente. Jeremy passava tra le opere,
sorpreso, tenendosi il berretto da golf e mordicchiandosi la
punta dell'indice. Non si era mai reso conto di avere realizzato
tanti oggetti. Alcuni avrebbero potuto considerarlo un
vero artista, un artista di professione. Era possibile? Ripens
a tutte le ore che aveva trascorso da solo nel suo studio,
ad assemblare pazientemente pezzetti minuscoli, sempre in
cerca delle consistenze giuste, a come aveva piantato una fila
di puntine da disegno fino a quando aveva cominciato a
dolergli il collo, a tutti quei lavori ingrati. Non era cos che
immaginava la vita di un artista.
Brian comparve al suo fianco e gli appoggi una mano
sulla spalla. Ciao disse. Aveva addosso un abito a doppiopetto
che lo faceva apparire inaffidabile. Jeremy era abituato
a vederlo in maglione e pantaloni di velluto. Aveva la
barba spuntata troppo bene. E allora, Jeremy disse, sei
soddisfatto della tua mostra?
Tutti i visitatori alzarono lo sguardo con volti sorpresi e
avidi. La voce di Brian era arrivata dappertutto. Li abbiamo
esposti bene, non ti sembra? chiese. Odorava di un
dopobarba amaro. Sorrise, non a Jeremy ma a una delle statue,
ignorando i visitatori come se fosse un caso che l'avessero
sentito.
Jeremy si liber del braccio di Brian. Ma mi avevi detto...
avevi detto che non ci sarebbe stato nessuno.
Be', Jeremy,  relativamente...
Non hai mantenuto la promessa.
Oh, dai...
Voglio tornare a casa, Mary disse Jeremy. Si gir per
cercarla e, dietro il suo volto preoccupato, vide tutti i visitatori
con l'aria compiaciuta. Certo, sembravano voler dire, 
quello che ci aspettavamo. Brian ce l'aveva detto. Aveva
davvero detto loro qualcosa? Jeremy aveva una qualche reputazione?
Si rimise il berretto da golf con le dita tremanti,
si gir sui tacchi e Mary dovette correre per riuscire a tenergli
dietro. Tuttavia ebbe subito la sensazione di avere fatto
un'altra cosa che si aspettavano. Non poteva fare niente
che non si aspettassero. Percorse incespicando chilometri
di moquette soffice e traditrice, sempre prigioniero dell'immagine
che avevano di lui. Il respiro gli graffiava la gola.
Tese con slancio una mano dietro di s e trov le dita forti
di Mary. Poi lei lo raggiunse e si strinse forte, al fianco il suo
braccio e lo aiut a superare la porta a vetri. Non preoccuparti
gli sussurr.  tutto a posto, Jeremy. Sul marciapiede
gli pos l'altra mano sul viso e lo baci sulla guancia.
Ecco qui disse. Ma lo infastid ancora di pi. Cosa si
aspettavano da lui? Che stesse anche l a farsi baciare come
un bambino? Si asciug l'umido segno di uguale delle labbra
di Mary, si strinse addosso il cappotto e si avvi spedito
verso l'auto.
Non avevano pi uno studente di medicina. Buddy si era
sposato ed era andato a vivere in un appartamento, e prima
che fosse trovato un successore, Mary un giorno era tornata
a casa con un'autostoppista che aveva raccolto mentre guidava
l'auto della signorina Vinton. Una hippy di nome Olivia.
Aveva i capelli come vetro filato, incolori e dritti, abbastanza
lunghi da sedercisi sopra. Era cos magra da sembrare
trasparente, portava jeans con stelle argentate e un impermeabile
bianco luccicante. Quando strinse la mano a Jeremy,
le sue dita sembravano di ghiaccio. Ho trovato questa
bambina che chiedeva un passaggio gli spieg Mary.
Ti rendi conto? Avrai pi o meno l'et di Darcy!
Ho diciott'anni rispose Olivia.
Non mi importa ribatt Mary, qualsiasi et  troppo
giovane e part in cerca di qualcosa da mangiare per la ragazza.
Olivia le and dietro come avrebbe potuto fare uno
dei suoi figli. Aveva un modo di camminare che pareva liquido,
quasi fosse priva di ossa. Dal tinello, dove era seduto
con una tazza di t, Jeremy sentiva le sue domande: A cosa
serve questo? Cosa sta facendo? Posso prendere uno di
questi cracker? Pi tardi Mary gli disse che aveva convinto
Olivia a stare nella stanza rivolta a sud. Cosa? sbott
Jeremy. Immagin di collocare la casa su una mappa, tracci
una rosa con i punti cardinali, trov il sud. Ma quella 
la stanza dello studente! Abbiamo sempre avuto uno studente
l!
Mi spiace, non pensavo che fosse grave disse Mary.
Be', no, certo che non  grave.  solo che...
Mi preoccupo tanto, quando vedo una bambina cos
sulla strada aggiunse Mary.
Jeremy aveva l'impressione che fosse ogni anno pi materna.
Aveva sei figli ora, ed era sei volte pi materna di
quanto lo fosse quando ne aveva una sola. Era una qualit
che aumentava in progressione geometrica?
Il mese prima, mentre andavano a prendere il latte da
Dowd, erano stati avvicinati da un ragazzo che aveva chiesto
loro i soldi per comprarsi qualcosa da mangiare. Oh,
povero figliolo! esclam Mary. Non hai mangiato?
Erano le sei di sera; tutti i suoi bambini avevano gi mangiato
da un'ora. Aspetta qui gli disse. Da Dowd vendono
panini. Ecco, io preferirei i soldi... rispose il ragazzo.
Resta l gli ordin Mary. Rimani con lui, Jeremy.
Entr nel negozio da sola. La punta del foulard svolazzava
dietro di lei, la sporta formato famiglia ondeggiava
al suo fianco, le gambe senza calze erano illuminate di bianco
nella luce del crepuscolo e i vecchi mocassini scandivano
un ritmo sicuro. L'eterna madre, scandalizzata, indignata,
impicciona, che mette tutti in riga. Io preferivo i soldi
ripet il ragazzo a Jeremy. Jeremy si limit ad annuire e
deglut. Non riusciva a farsi venire in mente qualcosa da dire.
Poi Mary torn con un panino avvolto nella carta cerata
e un vassoietto di arance e un pacco di latte. Mangia tutto,
hai capito? Senta disse il ragazzo, non era il caso che
si disturbasse tanto. Quello che mi serve veramente ...
Ma lei gli mise in mano il cibo e si gir per tornare nel
negozio. E non ingozzarti si raccomand. Non a stomaco
vuoto.
Be', grazie, signora.
Poi lui e Jeremy si guardarono, confusi, senza sorridere,
oltre gli spigoli dei doni di Mary.
Di notte i colori e le forme gli si affollavano nella testa, si
scacciavano a vicenda, litigavano come i suoi figli: Lasciami
parlare! No, parlo io! Seguiva i contorni al buio con
l'indice. Si premeva i pollici sulle palpebre per cancellare le
immagini che lo disturbavano: coni impilati in una torre, la
base di uno appoggiata sulla punta dell'altro in un modo
particolarmente discordante; il giallo e il blu insieme, un
abbinamento che non sopportava. Intanto Mary dormiva
profondamente accanto a lui, e aveva un respiro cos lieve e
regolare che avrebbe anche potuto essere il rumore del sangue
nelle sue orecchie.
Le donne sono sempre pi forti degli uomini? Mary lo
era, anche quando dormiva. Il suo sonno era una prova del
fatto che fosse pi forte. Nell'insonnia di Jeremy c'era qualcosa
di pauroso e nervoso; avvertiva la presenza di pensieri
che avrebbe preferito non affrontare, timori e paure senza
nome. Mary invece, che sapeva dire di preciso di cos'aveva
paura e i cui timori erano specificati fino all'ultimo dettaglio
- era proprio necessario far togliere le tonsille ad Abbie,
visto che l'anestesia poteva essere letale? Avrebbe dovuto
far fare un'antitetanica a Edward dopo quel morso di
gatto? - giaceva pacifica sulla schiena con le palme in su, le
dita solo leggermente incurvate, aperta a tutto. Lei non credeva
nemmeno in Dio. (Anche Jeremy diceva di non crederci;
come avrebbe potuto, sapendo con quanta incuria
gli oggetti vengono buttati via e dimenticati dai loro creatori?
Ma lui era tormentato dalla paura dell'inferno, Mary
no.) Mary era pi vulnerabile di qualsiasi uomo. Le parti
pi profonde di lei erano in quei bambini e ogni giorno si
distribuivano in sessanta direzioni diverse e si trovavano
davanti a mille pericoli sconosciuti; eppure affrontava la
notte senza nemmeno una preghiera. Non sarebbe mai riuscito
a uguagliarla.
Torn indietro nel tempo fino a ritrovare il viso sbiadito
e polveroso di sua madre, una donna che aveva pregato
ogni giorno della sua vita, per tutto il giorno, ogni respiro
una preghiera. (Non ho bisogno di dire le mie preghiere
prima di dormire, Jeremy, le sto dicendo da quando mi sono
alzata stamattina. Ieri ho pregato tutta la notte nel sonno.
 per te, che prego.) La rivide che versava il t alla festa
per il suo decimo compleanno, che avevano festeggiato
da soli in salotto. Sar pi divertente, noi due da soli
aveva detto sua mamma, e ovviamente aveva ragione, perch
i suoi compagni di classe lo detestavano e le poche volte
che si rivolgevano a lui lo chiamavano Germy. Non abbiamo
bisogno di quegli altri bambini aveva detto. Gli
aveva sorriso sopra la teiera, con le estremit della bocca
che tremavano un poco, come sempre, facendola apparire
incerta del sorriso, incerta di ci che diceva, incerta che ci
fosse qualcosa di cui potesse fidarsi oltre a Dio. Il sorriso si
fece pallido e poi trasparente. La teiera scomparve. La rivide
ancora prima della festa di compleanno, in un passato
lontano in cui i cappelli erano coperti di rose di stoffa inamidata
e il suo vestito morbido e fluttuante era all'ultima
moda, il vestito che le stava tanto bene, con quei fiori cos
pallidi che quasi ti veniva da chiedere se non l'avesse indossato
alla rovescia. Lo stava portando dal dentista. Era davanti
a un'infermiera i cui capelli sembravano impregnati
di lucido da scarpe nero. Non mi importa cosa credeva
aveva detto l'infermiera, l'appuntamento era un'ora fa e
l'ha perso. Ha fatto aspettare il dottore. Ora ha gi un altro
paziente.
Be', forse c' stato un malinteso. Perch io non avrei
mai potuto essere qui un'ora fa, vede, a quell'ora Jeremy
era ancora a scuola. Forse possiamo...
Mi sta dando della bugiarda?
Oh, la prego...
Davanti a tutte quelle persone, una sala d'aspetto piena
di gente che guardava, seduta sulle sedie ricamate a mezzo
punto. L'infermiera aveva chinato il capo sulla lettera che
stava scrivendo, per mettere fine alla conversazione. La sua
penna stilografica era affondata con rabbia nel foglio e aveva
schizzato scintille di inchiostro nero. Vieni, Jeremy
aveva detto infine sua madre. Poi aveva fatto un piccolo sospiro
tremante e gli aveva preso la mano per girarlo, portarlo fuori dalla stanza. Per strada gli aveva detto: Non
preoccuparti, tesoro, ti prender un altro appuntamento.
Gli aveva accarezzato la guancia, dove un muscolo si contraeva
a tratti. Non dobbiamo sprecare la nostra vita ad
arrabbiarci con persone simili. Ma non era l'infermiera,
con cui era arrabbiato, era sua madre. Perch era rimasta l
ad aspettare come una stupida, al centro dell'attenzione, a
torcersi tra le mani quella ridicola borsetta da sera in taffet?
Perch aveva implorato in quel modo? Jeremy aveva
immaginato l'infermiera che balzava in piedi all'improvviso,
rovesciando la sedia, e trafiggeva sua madre con quella
penna stilografica sputacchiante. Beccati questa, verme!
Muori! Sua madre si sarebbe soltanto abbassata, con quel
sorriso incerto stampato sul viso. Si sarebbe sbriciolata a
terra, sarebbe stata polverizzata sotto i tacchi dell'infermiera,
senza nemmeno alzare le braccia a proteggersi. Si era
sentito invadere da un'improvvisa ondata di tristezza e di
orrore, da un amore profondo e angustiato. Jeremy, tesoro
aveva detto sua madre, che ne dici se adesso ce ne andiamo
a casa e ci beviamo una bella cioccolata calda? E
lui aveva risposto: Va bene, mami ma gli faceva male anche
solo parlare; aveva stretto i denti cos forte che gli dolevano
i muscoli delle mascelle.
Questo era molto tempo fa. Apparteneva al passato. Ormai
l'aveva superato.
Gir il cuscino sul lato pi fresco, abbassando la testa
molto lentamente per non svegliare Mary. Cominci il suo
gioco notturno preferito. Nel gioco possedeva un coraggio
spavaldo e manesco che nessuno avrebbe sospettato. Agiva
d'impulso. Un giorno, mentre percorreva una via della citt
in automobile per una commissione (pazienza, se non sapeva
guidare e non aveva un'automobile, a quello avrebbe
pensato in seguito) avvertiva il desiderio improvviso di lasciare
la citt. Correva a lungo, isolato dopo isolato, dapprima
giocando solo con l'idea e poi cedendole, mentre l'esuberante
senso di libert gli gonfiava il petto. Tutti i semafori
erano verdi e tutte le strade portavano dritte fuori
da Baltimora, senza nemmeno un'auto a rallentare la sua
corsa. Il cielo era opaco e senza sole, le condizioni ideali
per i suoi occhi. Poteva viaggiare per ore senza strizzarli o
sforzarli. Si sarebbe fermato quando si fosse stancato. Forse
mai. Se fosse davvero riuscito a sistemarsi altrove, sarebbe
stato in una piccola casetta dipinta di bianco, magari in
mezzo a un deserto. Avrebbe cambiato nome, un nome di
una sillaba, un cognome di una sillaba. Qualcosa di secco e
deciso. Anche la sua arte sarebbe cambiata. Sarebbe stato
automatico. Se avesse cambiato nome le sue opere sarebbero
state del tutto diverse. Non avrebbe avuto figli n moglie
n amici; sarebbe stato solo, come in quel periodo silenzioso
e dorato tra la morte di sua madre e l'arrivo di Mary. Solo che questa volta ovviamente avrebbe saputo apprezzarlo.
Allora non ne era stato capace. Aveva avuto la sensazione
che la sua vita si esaurisse troppo in fretta e di dover fare
qualcosa di pi per giustificarla. Era quello, a causare tutti i
grandi eventi del mondo? Si era sentito obbligato a compiere
passi disperati prima che fosse troppo tardi, mentre
ora gli sembrava che la vita si estendesse all'infinito e diventasse
ogni giorno pi ingarbugliata e rumorosa. Non c'era
bisogno di un simile cambiamento.
Aveva aspettato l'amore come un uomo in attesa della
salvezza. Il segreto, la chiave nascosta. Era l'amore che respingeva
Jeremy, o Jeremy che respingeva l'amore? C'era
qualche speranza dopo l'amore?
La bambina scoppi a piangere, ci arriv per gradi, con
una serie di piccoli suoni acuti che si infiltrarono nei pensieri
di Jeremy. Mary si alz dal letto e raggiunse la culla incespicando,
forse ancora addormentata, mormorando parole
di conforto. Su, Rachel. Su tesoro. Prese la bimba
dalla culla e Jeremy avvert il rimbalzo del materasso quando
torn a letto. Mi sa che  quel dentino disse Mary.
Gli parlava senza guardarlo, dando per scontato che fosse
sveglio. Sollev il cuscino contro la testiera, si appoggi e
sbotton la camicia da notte. Quando la guard, Jeremy si
accorse che l'ombra della piccola era fusa con quella di
Mary, e tutto ci che vide chiaramente fu un seno illuminato
dal chiaro di luna. Dov' il vecchio dentaruolo di Edward?
chiese Mary. Dovr cercarlo domattina.
La piccola deglutiva piano. Jeremy si copr gli occhi con
le mani.
In farmacia vendono un prodotto da spalmare sulle
gengive, ma non credo che funzioni davvero disse Mary.
Una volta, una delle poche in cui aveva fatto riferimento
alla sua vita prima di conoscerlo, gli aveva raccontato che
quando era nata Darcy era preoccupata di non riuscire ad
allattarla. Temevo di non avere latte a sufficienza disse.
Poi rise; ora allattare le veniva naturale come respirare, e
l'aveva vista spesso girare per la casa o perfino cucinare con
un bimbo attaccato al seno. Cerc di immaginarla preoccupata
per Darcy. Costru una scena in cui potesse preoccuparsi
di nuovo, in cui sarebbe corsa da lui trattenendo le lacrime,
per chiedergli che cosa ci fosse secondo lui che non
andava. Non preoccuparti, sei solo stanca le avrebbe
detto. Lascia che ci pensi io, per un po'. Le avrebbe sistemato
i cuscini intorno, le avrebbe preparato il t, avrebbe
portato i bambini pi grandi dall'altra parte della casa.
Zitti, adesso, lasciate tranquilla vostra madre. Ha bisogno
di riposare. Le avrebbe costruito intorno un nido di amore
e di sicurezza e pi tardi, quando sarebbe andato in punta
di piedi a vedere come stava, lei gli avrebbe chiesto:
Cosa farei senza di te?; immaginava quella scena da anni
ormai. Aveva ordinato un libro prima che nascesse Abbie,
un libro per futuri padri; l'aveva letto e memorizzato tutte
le forme di aiuto che avrebbe potuto offrirle. Alleggeriscile
il carico, diceva il libro. Cerca di aiutarla pi che puoi, assumiti
tutte le responsabilit che la turbano, sii pronto a lacrime
inspiegabili. Nessuno di quei suggerimenti gli era
stato utile. Mary si era costruita il suo nido da sola. Ora era
seduta vicino a lui, tranquilla e calda, e la piccola emetteva
lievi mormorii di soddisfazione dopo ogni poppata. Poi
Mary disse: Quella cosa di cui ti volevo parlare...
La bambina smise di poppare e protest, tradendo la
tensione di Mary. Jeremy apr gli occhi. Era stato consapevole
per tutto il giorno di quella notizia che gli pendeva sulla
testa. Credeva addirittura di sapere di cosa si trattasse.
Sei incinta? chiese.
Cosa?
Credevo che...
Lo sai che non posso rimanere incinta finch allatto.
Avevo paura che questa volta non avesse funzionato
disse.
Avevi paura?
Jeremy tacque. Non sapeva come cancellare ci che aveva
detto.
Jeremy? disse Mary, ma poi lasci perdere. Be' riprese,
a quanto pare ho ottenuto il divorzio.
Per un momento Jeremy pens che intendesse il divorzio
da lui ed ebbe un sussulto. Solo perch aveva fatto quel
piccolo gioco immaginario? Non significava niente. Ma loro
non erano nemmeno sposati! Di cosa stava parlando?
Guy ha divorziato da me.
Una volta le aveva chiesto il nome di suo marito. Era solo
una minima parte di ci che avrebbe voluto sapere, ma non
aveva mai osato fare le domande importanti, e aveva pensato
che magari, una volta iniziato con il nome, lei gli avrebbe
raccontato il resto. Invece no. Guy Tell gli aveva risposto.
Guy Alan Tell. Poi pi nulla. Nemmeno riferimenti
casuali: un viaggio in cui suo marito l'avesse accompagnata,
qualche avventura cui lui avesse partecipato. Quell'unico
dato, Guy Tell, gli era rimasto impresso dentro, e lui l'aveva
sommerso con mille tentativi di dimenticare, stringendo
letteralmente gli occhi tutte le volte che il pensiero del
marito gli tornava alla mente. Il fatto che ora avesse pronunciato
quel nome lo sbalord. Era come se fosse entrata
all'improvviso in una sua fantasia segreta, come se avesse
nominato il frutto della sua pi intima immaginazione.
Cosa? sbott. Lei evidentemente cap che non c'era bisogno
di ripetere. Aspett, tranquilla.
Sei divorziata? le chiese Jeremy.
Si alz a sedere. Gli parve che l'aria rabbrividisse, ritraendosi
da una parola spaventosa: divorzio. Un suono cos
brutto e duro. Niente a che vedere con l'ombra dal petto
caldo che aveva accanto. Chi ... come l'hai saputo?
chiese.
Mi ha scritto l'avvocato. Hanno avuto il mio indirizzo
da Gloria.
Da chi? Non capisco...
Da sua madre.
Ah disse. Dunque quel marito segreto aveva anche
una madre. E magari un padre, e forse una nonna che gli faceva
a maglia le sciarpe per l'inverno. Aveva amici che lo salutavano
per la strada, andava a trovare la gente, senza dubbio
guidava l'auto e faceva acquisti e aveva un qualche impiego.
E un tempo giaceva accanto a questa stessa donna,
forse in attesa che finisse di allattare la piccola, prima di
toccarla con assoluta calma e sicurezza. Un grumo di qualcosa
che somigliava all'argilla, denso e morbido, sal nella
gola di Jeremy.
Ha divorziato da me per abbandono del tetto coniugale
aggiunse Mary. Pu farlo, visto che non sa dove mi
trovo ormai da molto tempo.
Be'... disse Jeremy. Toss. Ma... e lei come faceva a
sapere dove trovarti? Sua madre.
Oh, lo sa da poco. Le ho scritto una lettera.
Le hai scritto?
Solo un biglietto, in realt. Volevo sapere come stava.
Ah, capisco disse Jeremy.
Eravamo molto amiche, sai? Lei  sempre stata molto
carina con me, e cos l'altro giorno mi sono detta: 'Tra poco
 il compleanno di Gloria. Perch non le mando un biglietto
per dirle che penso ancora a lei?'
Pensava ancora a lei? Ma quando? In quale momento
della sua giornata allegra e impegnatissima, dietro quel viso
pacifico, lei tornava a pensare alla sua vecchia vita? Non sapeva
proprio niente di lei. Magari pensava di continuo a
suo marito; magari era del tutto insoddisfatta; magari aveva
in mente qualche nuova storia d'amore lontano da lui. A un
tratto gli torn in mente una sera della settimana prima,
quando l'aveva vista intrecciare i capelli di Pippi davanti alla
televisione. C'era un talk show con alcuni personaggi famosi,
tra cui un divo del cinema con occhi infossati e ombrosi.
Perch tutti lo trovano cos attraente? aveva chiesto
Mary. Jeremy era impegnato a riempire cartoline di concorsi
e non seguiva la trasmissione. Chi? Quello sulla
sinistra gli aveva risposto, quel bell'uomo alto di fianco
al biondo. Jeremy allora aveva alzato lo sguardo, confuso,
ma Mary non aveva sentito le proprie parole e aveva fermato
la treccia di Pippi con un elastico e le aveva dato una
pacchetta: A letto, signorina. Soltanto ora si chiese se
non fosse il caso di preoccuparsi: desiderava qualcosa di
pi? Quando leggeva quei romanzi rosa che le piacevano,
con quelle ragazze belle e turbate sulle copertine, desiderava
anche lei avere un uomo che la portasse in braccio su per
le scale di un castello o la difendesse con la spada o, magari,
la spaventasse anche un po' con il suo sguardo scuro e misterioso?
Quasi avesse indovinato le crepe di incertezza che lo trapassavano,
lei si gir a guardarlo sopra la testa della bimba.
Al buio, il viso di Mary sembrava un pezzo di feltro. La
bambina emetteva piccoli rumori come se succhiasse nel
sonno, abbandonata sul braccio della madre come un sacco
di fagioli. Solo Jeremy avvertiva dentro di s un senso di
sgretolamento che lo faceva rimanere seduto dritto.
Jeremy? Credo che adesso potremmo sposarci disse
Mary.
Be', se vuoi.
Tu?
Se lo vuoi tu, s.
Non sembri molto sicuro.
Certo che sono sicuro.
Dovremo farlo di nascosto allora continu Mary. E
temo proprio che dovrai venire con me, Jeremy. Per davvero,
questa volta.
Ah, certo. Come vuoi tu.
Ma organizzer tutto io. Ti piacerebbe se ci sposassimo
gioved? Di gioved Olivia  in casa e pu stare con i bambini.
Va bene.
Il senso di sgretolamento continu. Continuava a perdere
pezzi, ma Mary non pareva accorgersene.
* * *
Durante tutto il giorno seguente, mentre era seduto nel suo
studio a limare gli spigoli metallici di una statua, continu a
pensare a quella suocera che Mary dopo tanti anni ricordava
ancora. Pensava a lei come a una donna grassa, trasandata
e bonaria, una donna sincera, in grado di dare a Mary
qualcosa di indefinibile che lui evidentemente non riusciva
a darle. La immagin con la lettera di Mary nelle enormi
mani materne. Cerc di pensare cosa potesse avere scritto
Mary. Era buona educazione, quasi un obbligo, chiedere
come stesse suo figlio. Come sta Guy? Penso spesso a
lui. Oh, gli sembrava di vedere quelle parole nella calligrafia
rotonda di Mary. Adesso vivo con un'altra persona,
ma Gladys (o Dolores, o quale che fosse il suo nome) non 
affatto lo stesso,  cos insipido e passa tanto di quel tempo
nel suo studio e all'inizio voleva fare l'amore troppo spesso
e adesso non lo vuole quasi pi. Jeremy sussult, lasci
cadere un bullone e lo raccolse. Immagin la risposta della
suocera. Guy ha chiesto il divorzio perch ha perso la
speranza, ma puoi tornare quando vuoi, quando vuoi,
Mary. Le cose non sono pi state le stesse da quando sei
partita.
Sapeva che avrebbe scritto una cosa del genere. Le cose
non erano mai pi le stesse in nessun luogo, quando Mary
se ne andava.
A mezzogiorno uno dei bambini sal le scale per dirgli
che il pranzo era pronto, ma lui rispose da dietro la porta
che era troppo impegnato per mangiare. In realt stava terminando
la statua del girotondo. Lavorava lentamente, come
sempre alla fine di un pezzo, faceva piccoli ritocchi con
lunghe pause di riflessione. Avrebbe potuto fermarsi per il
pranzo. Ma il pensiero di scendere di sotto per qualche motivo
lo faceva sentire cos stanco. Tutto quel rumore! Quel
tumulto di eccitazione che gli si sollevava intorno quando
cercava di mandare gi un boccone. Anche dal suo studio
sentiva il tintinnio delle posate, le competizioni infinite dei
bambini per l'attenzione della madre e il clamore improvviso
per qualche incidente domestico; sembrava che quei bicchieri
che avevano contenuto il burro d'arachidi, con sopra
dipinti i personaggi delle fiabe, quando venivano capovolti
riversassero grida e risate e rimproveri, anzich latte. Sopra
tutto la voce di Mary veleggiava come una nave sulle onde.
Non capiva come riuscisse a parlare in un tono cos basso e
regolare. Lui ogni volta si sentiva annegare. Bambini?
Oh, bambini diceva allora, non potreste per favore...
Ora Mary rideva, una risata dolce e sonora, che arrivava
senza fatica in ogni angolo della casa. Un paio di minuti dopo
la sent salire le scale. Alcuni piatti tintinnavano delicatamente
su un vassoio. Jeremy? disse, ti ho portato su
il pranzo.
Entra pure le disse, ma non poteva entrare, Jeremy
soprappensiero aveva chiuso la porta a chiave. Mary prima
gir la maniglia e poi buss. Lui dovette posare la lima e alzarsi
dallo sgabello e farla entrare, un'impresa che gli parve
pi grande di quanto non fosse, quasi dovesse riorganizzare
ogni cellula del suo corpo dentro uno spesso sacco scuro
di concentrazione. Insalata con le uova sode annunci
Mary. Lui la scrut cupo. Mary gli pass davanti e cominci
ad apparecchiare il tavolo davanti alla statua: un bicchiere
di latte, una scodella d'insalata, un panino su un
piatto. Ogni volta che appoggiava qualcosa, doveva spostare
qualche suo oggetto. Un barattolo di colla fu spinto di lato,
un pennello vi fu appoggiato sopra (non dove doveva
stare). Una calamita a ferro di cavallo cadde rumorosamente
per terra. Scusa disse Mary con allegria. Jeremy percep
un lungo strascico di rumore e di energia che la seguiva,
sfiorava gli oggetti nella sua stanza mentre si girava.
Bench avesse pensato a lei tutta la mattina, questa sembrava
essere una Mary diversa, pi chiara, pi a fuoco, dai colori
pi vivi. Cambiava l'aria nel suo studio, rimescolandola
al centro e facendo apparire pi scuri e polverosi gli angoli.
La stanza sembrava di Mary ora. Quando fece un passo indietro
per guardare la statua, Jeremy ebbe la sensazione
che anche quella fosse sua. Immagin l'efficienza con cui
lei avrebbe fatto una statua, assemblandola a grande velocit,
senza un movimento sprecato n un solo ripensamento,
affidandosi a una ricca fonte di intuizione che lui non
possedeva. Una volta finito, avrebbe dato una pacca affettuosa
sulla spalla della statua, quasi fosse un bambino spedito
fuori a giocare dopo che gli aveva allacciato le stringhe
delle scarpe.  molto bella disse. Mi piace.
Si gir e lo baci. Gli butt le braccia al collo. Adesso
dovrei rimettermi al lavoro, Mary le disse.
Ma quando se ne fu andata torn l'altra Mary, quella che
aleggiava silenziosa nei suoi pensieri, e l'immagine di lei
che scriveva alla suocera continu a tormentarlo a tal punto
che rimase seduto sullo sgabello, immobile, chino in avanti
quasi gli fosse venuto un infarto.
Nel pomeriggio fin anche l'ultimo particolare della statua,
ma non usc dal suo studio, e quando Brian pass a trovarlo
- sent la sua voce nell'ingresso - si rifiut di vederlo. Jeremy,
c' Brian grid Mary.
Jeremy non rispose.
Poi Brian sal le scale con i suoi scarponi, due gradini alla
volta. Buss alla porta di Jeremy nel suo modo cordiale e
deciso. Ehi, l dentro. Hai voglia di ricevere visite?
Jeremy corrug la fronte fissando il soffitto. Era sdraiato
sul divano con le mani intrecciate sulla pancia e ogni tanto
cercava di pensare a un nuovo pezzo. Non aveva voglia di
vedere nessuno. Ma stava ancora pensando a una risposta
da dargli, quando Brian rinunci e se ne and, e Jeremy
sent la sua voce e quella di Mary e poi la porta di casa che
veniva sbattuta. Si alz e con passo felpato raggiunse la finestra.
Vide Brian attraversare la strada, passare a zigzag
tra le auto ferme al semaforo, arrivare sull'altro marciapiede
in un'improvvisa esplosione di velocit, quasi fosse riuscito
a salvarsi da una situazione pericolosa. Jeremy lo segu
con lo sguardo finch pot. Il passo di Brian gli sembrava
leggero, quasi danzante, come se fosse felice di essere tornato
alla libert.
All'ora di cena Mary arriv con un altro vassoio. Perch
non hai voluto vedere Brian? gli chiese.
Magari domani.
Non sarai ancora arrabbiato per quello che  successo
alla galleria? Jeremy, sinceramente non credo che...
No,  solo che sono impegnato con un nuovo pezzo
disse.
Ah, capisco.
In realt non passava mai da un pezzo all'altro. Aveva bisogno
di un periodo di raccoglimento, di uno spazio vuoto
che a volte si protraeva per settimane intere. Ma Mary disse:
Spero che stia andando bene, allora e port via i piatti
del pranzo e gli lasci la cena con una tazza di caff.
Quando se ne fu andata Jeremy spense la luce e torn sul
divano. A quel punto lo studio era immerso nella penombra,
un grigiore ovattato che gli sembrava quasi di avvertire
sulla pelle. Nonostante facesse caldo si avvolse in un plaid.
Aveva la sensazione che il cuore gli battesse pi lentamente
e sentiva freddo alle mani e ai piedi. Si sdrai sul divano e si
addorment, e la coperta gli fece sognare di essere prigioniero
in uno spazio ristretto e soffocante.
Si svegli di soprassalto molto prima dell'alba e per diversi
secondi si chiese dove fosse. Il dubbio era pi gradevole
che angosciante e anche dopo avere trovato la risposta,
continu a cercare di respingerla, in modo da poter tornare
a quello stato libero e fluttuante. Poi si alz e cen al buio,
verdure fredde e polpettone, una coppetta di un liquido
denso e appiccicoso che identific come gelato sciolto.
Ogni boccone lo soffocava, ciononostante mangi tutto, e
mand gi anche l'ultimo sorso di caff freddo e amaro con
un senso di soddisfazione. Non era tutto l, il segreto della
vita: una tenace sopportazione? Al buio, dove i suoi pensieri
gli sembravano pi significativi che alla luce del giorno,
concluse che era quella la differenza tra lui e Mary. Lui riteneva
che accettare tutte le cose, piccole o grandi, fosse una
virt, mentre Mary riteneva che fosse una virt il rifiuto di
accettarle. Lei era sempre pronta a dare battaglia. Jeremy
ora considerava quelle sue battaglie con affetto; immaginava
la sua figura alta ed energica che si difendeva da piazzisti
e maestri dispotici e compagni di scuola prepotenti e germi
casalinghi, tutto con lo stesso entusiasmo. Aveva l'impressione
che la sua accettazione e le sfide di Mary costituissero
un tutt'uno perfetto, in cui nessuno aveva pi ragione dell'altro;
fino a quel momento, invece, era convinto che alla
fine uno dei due si sarebbe accorto di avere torto. Consider
quel pensiero con un senso di sollievo. Pens addirittura
di scendere a svegliare Mary e parlargliene, ma lei ovviamente
non avrebbe capito. Non si interrogavano mai
sulle stesse questioni. Ma lei si interrogava mai su qualcosa?
Gli avrebbe sorriso con gli occhi assonnati e socchiusi e
avrebbe sollevato le coperte e l'avrebbe tirato verso di s,
come risposta ai suoi problemi. Jeremy trascin una poltrona
davanti alla finestra e rimase l, avvolto nel plaid, a osservare
il cielo che sbiancava sopra la citt.
Era possibile che un tempo, negli anni prima di Mary, la
casa fosse stata cos tranquilla anche di giorno? Non riusciva
a ricordarselo. Cominci a fingere che quel silenzio fosse
permanente, che Mary e i bambini fossero andati via per
qualche motivo e si fossero lasciati dietro la casa vuota. Poi
pens al suo lavoro. Che cosa avrebbe fatto se fosse rimasto
da solo con i suoi fogli di metallo e i blocchi di legno?
Avrebbe continuato ad avere successo anche senza Mary alle
spalle? Si torceva le mani sulle ginocchia, una sorta di ansia
o irritazione gli tendeva ogni muscolo. Era ridicolo, farsi
domande di quel genere. Produceva da sempre i suoi pezzi,
no? Gi molto prima che arrivasse lei. Spinse indietro la
poltrona e butt gi dal tavolo alcuni ritagli di cartone.
Prese una matita e un foglio di carta da giornale, mentre gi
disegnava forme nell'aria programmando il prossimo pezzo.
E quando, proprio all'alba, Mary buss alla sua porta e
domand se stesse bene, fatic a capire chi fosse. Cosa?
chiese ancora concentrato sul blocco per gli appunti.
Volevo sapere se stai bene.
Ah, s.
Avrebbe fatto una statua di Brian che girava l'angolo, un
uomo quasi di corsa, contento di andarsene. Scelse quel
soggetto perch gli sembr il pi solitario. Non era accompagnato
da cani, scope, tricicli o bambini. Scelse il legno
perch era il pi lungo da lavorare e richiedeva pi pazienza.
Met della mattinata fu impiegata a selezionare i pezzi
dalla catasta nell'angolo, a levigarli amorevolmente, sistemarli
e risistemarli. Per tagliare e levigare la curva di uno
stinco impieg il resto della mattina, fino a mezzogiorno.
Quando Mary buss con il vassoio del pranzo, le grid:
Lascialo pure fuori, per favore. Lo prendo tra un minuto.
Ma un minuto dopo se n'era completamente dimenticato
e soltanto nel pomeriggio il buco allo stomaco glielo
ricord.
Mangi in piedi davanti alla finestra, guardando la strada
sottostante. Il bagliore del sole sul cemento fu uno
shock per i suoi occhi. Dovette stringerli per vedere i suoi
figli che giocavano al gioco della campana sul marciapiede;
i contorni tracciati a terra con il gesso parevano una veduta
aerea della citt, le loro teste viste dall'alto brillavano, dietro
ognuna delle bambine volavano due codini di capelli. I
loro vestiti formavano un'accozzaglia di colori. Scozzesi,
percalle, righe, fiori, tutto mescolato insieme. Hannah, con
le braccia larghe su uno skateboard, somigliava a una di
quelle bambole fatte di dischi di panno di colori diversi:
una sciarpa arancione al collo, un voluminoso piumino rosa,
un cardigan rosso che sbucava sotto e una gonna scozzese,
le ginocchia bianche nude e il bordo dei calzettoni blu
sopra i morbidi stivali rossi. Le loro voci sembravano troppo
lontane, come le voci di quando era bambino ed era a
letto ammalato: parole filtrate attraverso una cortina di
nebbia o d'acqua. Allora pensava che il cambiamento fosse
dovuto al fatto di trovarsi in posizione orizzontale, ora invece
era in piedi e gli pareva lo stesso di sentire i personaggi
di un sogno. Discutevano se qualcuno avesse o meno infranto
una regola. Jeremy non riusciva a capire la logica del
gioco. A quanto vedeva, si trattava di saltellare su un piede
in una serie di quadrati disegnati con un gessetto. L'ordine
di quei quadrati era una loro invenzione? C'era qualche rigido
regolamento segreto di cui era all'oscuro? Era affascinato
dalla loro capacit di decidere i divertimenti, di portare
avanti, da soli, quella tradizione misteriosa tramandata
da una precedente generazione di bambini. Si mettevano in
fila con efficienza, saltavano con determinazione, si chinavano
a raccogliere un oggetto luccicante e lo lanciavano in
una nuova casella, per poi uscire prontamente dal giro e
aspettare un altro turno. Non avrebbe mai immaginato che
i bambini da soli potessero essere cos organizzati.
Di sera Mary buss alla sua porta e chiese: Jeremy, non
hai pi intenzione di uscire?
Tra un po', s rispose. Soffi via la segatura da un bastone
di legno.
I bambini hanno bisogno del loro bagno, Jeremy. Oggi
tocca ad Abbie lavarsi. Non potresti farla entrare?
Tra un po'.
La sent sospirare. La sent sussurrare qualcosa che non
riusc a capire. Cosa? chiese.
Dicevo: non ti dimenticherai di domani, vero?
Domani?
Domani  gioved, Jeremy.
Ah, s.
Noi ci...
S, s, me lo ricordo.
Mary lasci il vassoio davanti alla porta. Il solito tintinnio
dei piatti sul metallo gli fece improvvisamente venire
fame, ma non usc. Aspett che lei se ne fosse andata. Rimase
ad ascoltare i suoi passi che scendevano fino in fondo
alle scale e soltanto allora and ad aprire la porta. Non sapeva
perch si comportava in quel modo. Il profumo di
Mary sul pianerottolo - latte caldo con miele e una spolverata
di cannella, una bevanda che l'aveva consolato per tutta
la sua vita - gli sembrava stucchevole. Raccolse il vassoio
e richiuse a chiave. Ancora in piedi davanti alla porta, con il
vassoio in una mano, prese alcuni bocconi di cibo con l'altra
e li ingoll in fretta. Alle sue spalle i rumori della casa
salivano lungo le scale e si infiltravano nelle fessure intorno
alla porta. Sent ridere e un pezzo di Fra Martino. Mary e
Olivia si gridavano qualcosa da una stanza all'altra. La voce
di Mary aveva un tono calante, sicuro, mentre quella di Olivia
si alzava in modo incerto alla fine di ogni frase. Avrebbe
potuto essere una scuola femminile, ci aveva pensato spesso.
Un tempo credeva che le donne sapessero le cose per
scienza infusa. Non aveva mai immaginato che dovessero
imparare. Bastava ascoltare Mary, la fermezza della sua voce,
che non dava vere e proprie istruzioni, ma mostrava a
Olivia un modo di essere; e Olivia che pian piano, una domanda
dopo l'altra, acquisiva il suo stesso tono. Fino alle
bambine piccole, che cercavano con abilit di convincere
Rachel a mangiare le carote e Edward a provare il vasino:
tutte venivano istruite. Jeremy appoggi il vassoio e rimase
accanto alla porta in silenzio, a origliare, colpito e invidioso.
Non c'erano insegnanti del genere per gli uomini? Erano
solo le donne a tenere unite le generazioni in modo cos
protettivo?
Ma quando i passi tornarono su per le scale - questa volta
quelli di Olivia - si affrett a riprendere il lavoro. Signor
Pauling? Mary le manda dell'altro caff. Rimase in
silenzio, con un foglio di carta vetrata in mano. Dopo un
po' Olivia se ne and.
Gioved mattina l'ossatura della statua era completa. Nessuno
oltre a lui avrebbe potuto capire cosa rappresentava.
C'era soltanto uno scheletro, legato con strisce di vecchie
lenzuola nei punti in cui la colla gli era sembrata pi opportuna
dei chiodi. In attesa che la colla si seccasse, si mise a
rovistare in cerca di altri materiali: stoffe grezze e filo di rame
e un pezzo di zanzariera che conservava da tempo per
qualcosa di speciale. Rovesci bidoni e cassetti, sbattendo
ripetutamente le palpebre per schiarirsi gli occhi. (Non
aveva dormito molto, la notte prima.) Sotto il lavandino
trov un berretto di lana da bambino e si sedette a disfarlo,
formando un mucchietto di filo rosso arricciato sulle proprie
ginocchia. Dopo avrebbe indurito il filo con la lacca
spray, l'avrebbe fatto partire a raggiera dietro la testa della
figura. Chiunque fosse, il proprietario del berretto avrebbe
esclamato: Jeremy,  mio quello? Ce l'avevi promesso, Jeremy,
avevi detto che smettevi di usare le nostre cose, ti ricordi?
Se ne ricordava molto bene, ma quando era nel bel
mezzo di un pezzo lo assaliva una specie di febbre. Prendeva
qualsiasi cosa gli sembrasse adatta, anche gli oggetti necessari
alla casa. Li spezzava o li risistemava come ne aveva
bisogno, impacciato nella fretta, ripromettendosi di sostituirli
appena avesse terminato il pezzo e avuto di nuovo
tempo. Ora non ne aveva. In quella fase credeva ogni volta
di poter morire prima di sera, lasciando la sua figura incompleta
e la sua vita a pezzi sul pavimento dello studio. E
se la sua opera fosse rimasta per sempre uno scheletro, legato
con degli stracci alle articolazioni e inclinato in quel
modo precario che aveva in mente di cambiare, sapeva
esattamente come, una volta che avesse trovato una base
adeguata? Nessuno avrebbe mai immaginato quale fosse
stato il suo progetto. Avrebbero pensato che avesse in mente
uno scheletro, con tutti i suoi difetti. Certamente, allora,
se gli spettri esistevano, avrebbe dovuto diventare uno
spettro anche lui; il suo spirito inquieto sarebbe stato costretto
a tornare e a tormentare quello che aveva lasciato incompiuto.
Ci che voleva raffigurare in quel pezzo era la sensazione
leggera di Brian che correva e svaniva, una scheggia nel
freddo vento di primavera. Sarebbe stato avvolto in superfici
opache. Il suo viso sarebbe stata una lama sottile di legno
che fendeva l'aria davanti a lui. Avrebbe trascinato nastri
ricurvi di movimento di stagno. Stagno? Cerc il foglio
di metallo, le forbici. Faticava a respirare. La certezza riguardo
a ci che faceva produceva lo stesso effetto fisico
della paura: gli serrava il petto e il cuore sembrava salirgli
in gola, e aveva la sensazione di consumare le sue riserve
troppo in fretta.
Quando Mary buss, non rispose, n si dette la briga di
fermarsi. Jeremy? Jeremy! Pieg il metallo con un forte
rumore sordo. Mary se ne and.
Sul vassoio del pranzo c'era un biglietto. Oggi  il giorno
del nostro matrimonio. Lo vuoi ancora? Qualcosa gli
fece provare un'intensa fitta di dolore; il punto di domanda, forse. Il pensiero della voce bassa e regolare di Mary
che gli rivolgeva quella domanda. Per la prima volta quella
mattina si mise in ascolto dei rumori che provenivano da
sotto, dividendo i singoli suoni dal brusio di sottofondo
presente tutto il giorno. Qualcuno stava ascoltando una
canzone di Sesame Street e qualcun altro azionava il frullatore
alla massima velocit; Olivia, senza dubbio, che preparava
uno dei suoi strani pasti a base di crocchette di legumi
o burro d'arachidi fatto in casa. Il frullatore era come un
urlo, che sputacchiava quando arrivava a una noce non ancora
sminuzzata. Un bambino piangeva, ma non sembrava
molto convinto. Non sentiva Mary da nessuna parte. Che
ora era? Guard l'orologio sul davanzale, ma si era scaricato
da tempo. Gli venne in mente che non aveva fatto il bagno
n la barba n si era cambiato da giorni. Aveva un odore
giallo muffito e i denti che sembravano di flanella. Be',
una volta terminato di tagliare il foglio di metallo, si sarebbe
dedicato a tutto ci. Sarebbe sceso lavato, vestito di fresco,
e avrebbe trovato Mary tra tutte quelle voci mescolate.
Immagin di immergersi nel rumore come si sarebbe immerso
nel mare, procedendo lentamente con le mani alzate
e la bocca rigida, bagnando prima i piedi e poi le gambe e
poi l'intero corpo e da ultima la testa.
La lana del berretto risult un errore. Troppo morbida,
troppo provvisoria. L'aveva disfatto per niente. La butt in
un angolo e tagli invece altre strisce di latta, strisce sottili
che arrotolava intorno a una matita e poi tendeva in modo
da mantenere i riccioli. Era un lavoro complicato, continuava
a ferirsi. Striature di sangue si mescolavano al colore
e ai salsicciotti di colla grigi che gli ricoprivano le dita. Da
qualche parte aveva dei guanti da lavoro, ma era troppo di
fretta per fermarsi e cercarli. Aveva i muscoli del collo tesi e
quando si alz con tutte le sue striscioline, si rese conto che
gli si erano addormentate le gambe. Ora le strisce dovevano
essere inchiodate sulla testa di legno, era la parte pi difficile.
Prima doveva trovare un numero sufficiente di chiodini
appuntiti nella scatola dei chiodi, e poi piantarli con il
martello perfettamente dritti, altrimenti scivolavano sulla
latta. Aveva le mani ricoperte di tagli, ma trovava confortanti
quelle ferite. Si stava semplicemente consumando,
tutto qui. Come la mina di una matita. Naturalmente le mani
erano le prime ad andarsene.
Al tramonto Olivia gli port il suo vassoio. Signor Pauling?
Posso entrare?
Il solo pensiero del cibo gli diede un senso di nausea. La
ignor.
Qualcosa gli rendeva sempre pi difficile lavorare. Impieg
un po' a capire che era l'oscurit. La statua era solo
un bagliore davanti a lui. Raggiunse la porta con i piedi anchilosati
e gelati, ma quando ebbe acceso l'interruttore, la
luce gli fece cos male agli occhi che torn a spegnerla.
And a sdraiarsi sul divano con un braccio di traverso sulla
fronte dolente. Appena fu comodo avvert uno scatto, come
un meccanismo di disinnesco, un ping! nelle orecchie;
la sua mente vol libera e si addorment.
Anche nei sogni lavorava. Tagliava, incollava, martellava,
levigava. Aveva fretta di finire, come se qualcuno lo incalzasse.
Bench si sforzasse di ignorare la pressione, continuava
a lavorare senza posa, e pi si avvicinava alla fine di
un pezzo, pi lo invadeva un senso di gioia e leggerezza.
Quando ebbe piantato l'ultimo chiodo, scoppi a ridere a
voce alta. Indietreggi nello studio con lo sguardo abbassato,
in modo che la statua finita potesse rivelarglisi tutta in
una volta, e poi alz lo sguardo per vedere cos'aveva fatto.
Una stanza. Un angolo di una stanza, una cucina, per essere
esatti. Un ripiano con un filone di pane di segale e sopra
un coltello per il pane, e un'asciugatrice da cui sbucavano
realistici batuffoli di vestiti a fiori e a scacchi e di percalle
e un tavolo in formica con le sedie intorno. Oh, come doveva
avere lavorato a quel tavolo! Lo spigolo di alluminio
aveva tre strisce parallele; che attenzione ai dettagli! Le sedie
erano spaiate, un tocco raffinato. Per fare quella di legno
doveva avere impiegato settimane intere, con le sue
gambe affusolate e il cuscino con il volant arricciato sul sedile
e la calcomania di Bugs Bunny sullo schienale. Aveva
perfino incluso, sui pioli, le scalfitture di centinaia di scarpe
di bambini sgambettanti. Era stato quello a costargli tante
ore?
Si svegli triste e vuoto e spaventato. La luce del sole gli
inondava il viso, un'intensa luminosit dorata proiettava
lunghi rettangoli e gli fece sospettare che fosse gi met
mattina. Ci che desiderava di pi era una tazza di caff,
ma tutto quello che trov davanti alla porta era la cena del
giorno prima. Un'insalata avvizzita, un bicchiere di latte
tiepido, uno strano polpettone che non riusc a identificare.
Mangi lo stesso, anche se il cibo gli scendeva a grumi. Deglut
il latte a piccoli sorsi ligi, poi rimise il vassoio davanti
alla porta.
Soltanto ora vide che la statua era tutta sbagliata. Cosa
gli era venuto in mente, di applicare ogni singolo ricciolo di
capelli in quel modo? Come se dovesse costruire una bambola,
o un manichino da grande magazzino. Con un cacciavite
cominci a schiodare le strisce a una a una. Le mani gli
facevano talmente male che non riusciva quasi a piegarle.
La testa della statua aveva una fila di segni di chiodi nella
parte posteriore, ma stava gi pensando a diversi modi per
coprirli.
A mezzogiorno and a cercare il pranzo, ma non trov
nulla. Pi tardi, di pomeriggio, controll di nuovo. C'erano
solo i piatti della cena del giorno prima, ormai incrostati.
Usc sul pianerottolo e grid: Mary? L'eco gli torn indietro.
Non c'era un suono nella casa, soltanto un completo
silenzio, come sotto una campana, in cui ognuno dei suoi
passi era troppo rumoroso. Scese le scale, super il primo
piano deserto e prosegu fino a dove i suoi figli dovevano
essere assorti in una fiaba o un tranquillo gioco di societ.
Niente. Nemmeno l. In salotto il box della piccola era vuoto
e i giocattoli sul pavimento sembravano ricoperti da una
pellicola felpata di immobilit. Nella sala da pranzo lo
schermo della TV era liscio e vuoto; nella stanza da letto sua
e di Mary il letto era rifatto con tanta cura da sembrare finto,
quasi fosse nella vetrina di un negozio di arredamento.
Era come se nessuno ci avesse dormito per mesi, come se
non fosse mai stato usato. E la cucina era pi strana ancora.
Tutti i piani di lavoro erano puliti e lucidi, come la pubblicit
di un linoleum. Niente misurini infarinati, niente bucce
di cetriolo, niente pile di piatti sporchi. Il pavimento brillava.
Il tavolo era immacolato. L'orologio ticchettava brusco
e rimbombante.
Ebbe l'impressione che il suo senso del tempo, che non
era mai stato buono, l'avesse abbandonato del tutto. Aveva
dimenticato qualcosa? I giorni avevano portato avanti tutti
gli altri e lo avevano lasciato solo in un momento ormai
scomparso? Forse la sua famiglia era soltanto andata al cinema.
Forse lo aveva abbandonato per sempre. Forse erano
diventati adulti ed erano andati a vivere per conto proprio
trent'anni prima, avevano gi dei figli ed erano invecchiati
e morti. Non poteva dimostrare che non fosse cos.
Poi, quando and verso il frigo in cerca di cibo e consolazione
(dovette armeggiare con una porta doppia al posto
della vecchia singola che si aspettava), trov un biglietto attaccato
con una calamita a forma di teiera. Caro Jeremy,
ho preso i bambini e ti ho lasciato. Ho chiesto in prestito a
Brian la casetta a Quamikut. Credo sia meglio cos. Con affetto,
Mary.
Stacc il biglietto dalla porta del frigo e lo rilesse pi volte.
Era come se fosse rimasto senz'aria e le parole che gli
colpivano il petto sgonfio lo scuotessero tutto fino alla spina
dorsale. Alla fine ripieg il foglietto in pi parti e se lo
infil nel taschino della camicia. Riattravers la casa e torn
su per le scale, fissandosi bene in testa l'immagine della sua
nuova statua, come una stella magnetica che l'avrebbe guidato
facendogli superare quel momento. Una volta nello
studio riprese subito il lavoro. Levig di nuovo la testa di
legno, all'inizio cos forte che la frizione gli scott le dita attraverso
la carta vetrata, poi pi piano e infine pi piano
ancora. Si ferm come una maldestra ruota cigolante. Lasci
cadere la carta vetrata e rimase immobile, con una mano
sulla statua, lo sguardo vuoto sulle nude pareti del suo
studio.
...
.
...
Abbandonato, era come un vecchio che accompagna alla
porta i suoi ultimi ospiti e, stiracchiandosi e sbadigliando,
torna in una stanza vuota. Adesso sono di nuovo solo, dice.
Finalmente. Possiamo dedicarci a quello che volevo fare da
tempo.
Ma cos'era, che volevo fare?
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Primavera ed estate 1971: Mary.
...
.
...
All'inizio fu come una scampagnata. Nel senso che l'avevo
progettata con la stessa energia eccitata e repressa. Gioved
rimasi sveglia tutta la notte, a comporre liste mentali di
quello di cui avrei avuto bisogno per i bambini, soltanto il
minimo indispensabile. Finalmente tornavamo all'essenziale.
Calcolai quale fosse un'ora appropriata per telefonare a
Brian il mattino dopo, e decisi per le sette. Che era troppo
presto, come constatai. Avevo dimenticato gli orari di una
vita senza bambini. Brian rispose con voce roca e assonnata,
e non sembrava molto lucido. Gli dissi: Brian, hai ancora
quella casa sul fiume?
Ma chi parla? chiese.
Sono Mary Pauling.
Ah, Mary. Se ho ancora cosa?
La casa sul fiume, quella dove tieni ormeggiata la barca.
Ah, s, certo.
Ti dispiacerebbe se io e i bambini ci andassimo a stare
per qualche giorno?
A stare in che senso?
Non avrei mai osato chiedertelo, ma dicevi che non la
usi mai. Non  cos?
Scusa, fammi capire disse. Vuoi portare l i bambini?
Esatto.
Tu e i bambini, ma non Jeremy?
Esatto.
Ma guarda che non  proprio una casa per le vacanze.
No, lo so.
Non ha nemmeno l'acqua calda. Ed  sporchissima.
S, ci sono stata una volta, ti ricordi?
Senti Mary disse Brian. Non  che... cio, voglio dire...
non lo stai lasciando, vero?
Oh dissi, lo sai com' Jeremy,  talmente preso dal
suo lavoro in questo periodo, che ho pensato che magari gli
farebbe bene se ci togliessimo dai piedi per un po'.
Allora Brian disse: Ah, capisco. Be', certo, se  cos
puoi andarci per tutto il tempo che vuoi.
Sentivo che era ancora perplesso, ma in quale altro modo
avrei potuto spiegarlo? La verit  che Jeremy si  dimenticato
di sposarmi, Brian, e ovviamente io avrei potuto
ricordarglielo, ma sarebbe stata la terza volta che glielo ricordavo,
oltre ad averglielo anche proposto io. Che razza di
matrimonio sarebbe stato?
Ero pronta. Avevo preparato tutto all'alba, mentre aspettavo
che arrivasse l'ora di chiamare Brian. Ero entrata nelle
stanze dei bambini in punta di piedi mentre dormivano e
avevo cercato le loro cose a tastoni nel buio. Ci avevo pensato
per tutta la notte, non vedevo l'ora, mi piace organizzarmi
per andare da qualche parte, ma alla fine non fu come
mi ero aspettata. Tanto per cominciare, il minimo indispensabile
per sei bambini pu riempire un bagagliaio in
un attimo. Non ti d lo stesso senso di purezza di quando
scappi con una bambina piccola e la sua bambola preferita.
Vestiti, vitamine, spazzolini da denti, aspirine per bambini,
pannolini, il vasino di Edward, gli antistaminici di Pippi,
sette paia di mutande plastificate... E poi, ero cos triste:
non avevo giurato di non abbandonare mai pi nessuno?
Soprattutto non Jeremy. Mai e poi mai Jeremy.
Non lo dissi ai bambini fino a quando la signorina Vinton non ebbe fatto colazione e non fu andata a lavorare. Sapevo
che gliel'avrebbero spifferato subito, non sanno mantenere
i segreti. La signorina Vinton impieg un tempo interminabile
ad abbottonarsi l'impermeabile, lisciare il colletto,
controllare una macchiolina vicino all'orlo. Temevo
che mi sarei messa a gridare, che l'avrei afferrata e scrollata,
invece continuai a sorridere. Tenevo lo sguardo basso, in
modo che non notasse alcuna differenza sul mio viso.
Buona giornata, signorina Vinton dissi. Poi, mentre
chiudevo la porta dietro di lei, vidi come teneva dritta la
schiena, quella spina dorsale rigida come un'asse, che si allontanava
per andare ad affrontare il mondo, quelle sue
scarpe enormi con il cinturino, e allora mi pentii di non
averglielo detto, di non averla salutata con un abbraccio.
Il signor Somerset a volte dormiva fino a mezzogiorno e
Olivia anche di pi. Aveva un lavoro ora, in una specie di
negozio di borse. Non avevo mai capito che orari facesse,
ma ero abbastanza sicura che non sarebbe stata sveglia al
momento della nostra partenza. La sera prima, mentre cucinavo
e preparavo un vassoio per Jeremy, ero scoppiata a
piangere davanti a lei. Oh avevo detto, non ce la faccio
pi, con questi suoi vassoi. Cos glielo aveva portato lei.
Gli aveva dato una parte del suo polpettone, qualcosa di
biologico, credo. Dopo me ne ero vergognata molto. Non
avevo cercato per tutto quel tempo di infonderle un po' di
stabilit? Quella mattina non volevo parlarle. Non volevo
trovarmela davanti. Non avrei saputo come spiegare. Rimasi
un istante ai piedi delle scale, per sentire se dalla stanza
del signor Somerset provenisse qualche rumore. Poi dissi:
Bambini? Stavano perdendo tempo a colazione. Credevano
di andare a scuola. Andai in cucina e mi appoggiai allo stipite della porta. Indovinate un po'? dissi. Oggi ci
facciamo una piccola gita.
Tutti vollero sapere dove, tranne Darcy. Darcy divenne
solo molto silenziosa. Stava imboccando Rachel e si ferm
con il cucchiaino a mezz'aria, e non not nemmeno quando
Rachel si mise a strillare e cerc di afferrarlo.
Andiamo a passare un paio di giorni nella casetta del
signor O'Donnell, vicino al porticciolo spiegai. Vi ricordate
l'estate scorsa, quando ci port tutti a vedere la sua
barca? Partiamo dopo colazione, il signor O'Donnell si 
offerto di accompagnarci.
C' qualcosa che non va disse Darcy.
Ma no, tesoro.
Ma oggi  un giorno di scuola e io ho il compito di matematica.
Potrai recuperarlo dopo.
Vale met del voto sulla pagella.
Puoi recuperarlo, Darcy.
Cos', lasciamo Jeremy o qualcosa del genere?
Ovvio, che l'avrebbe indovinato. Probabilmente si ricordava
di quando avevamo lasciato Guy, anche se non ne aveva
mai parlato n mi aveva mai chiesto nulla in proposito.
Risposi: No, Darcy, non essere sciocca. Lo lasciamo un
po' tranquillo, tutto qui. Poi aggiunsi: Il signor O'Donnell
ci d solo un passaggio.
Forse non ci sarebbe stato bisogno di precisarlo, ma non
potevo saperlo. Non si sa mai, cosa le frulla nella testa.
Brian aveva promesso di passare alle nove. (C'era un autobus,
ma non arrivava fino a l ed ero contenta di non doverlo
prendere.) Diedi a ogni bambino un cappotto e un
bagaglio da portare. Sbrigatevi, su dissi, andate fuori
nell'ingresso. Non fuori fuori, solo nell'ingresso. Non volevo
che Jeremy ci vedesse partire. Temevo che uno dei
bambini volesse correre di sopra a salutarlo, ma nessuno ci
pens. Oppure lui sarebbe potuto scendere; perch non gli
avevo portato la colazione, in modo che non avesse motivo
per uscire dal suo studio? Il fatto  che se fosse sceso, se
avesse detto una sola parola per tenermi con s, io sarei rimasta
volentieri per sempre. Non volevo andarmene. Eppure
continuavo ad avvertire il bisogno di uscire senza che
lui se ne accorgesse. Continuavo a dire: Sbrigati, Edward,
non c' tempo e quando Hannah volle salire a prendersi
l'orsetto le dissi: No! Resta qui! e la spaventai. And subito
nell'ingresso e rimase l a succhiarsi il dito e a fissarmi.
Ero come un ladro che cercava di scappare senza lasciare
tracce, lasciandomi dietro quei piani lucidi in cucina, ripuliti
di ogni impronta digitale. Feci abbassare la voce ai bambini.
Sst, che Olivia dorme! dissi, e loro mi guardarono.
Dovevano stare zitti per Olivia? Lei non si sarebbe svegliata
nemmeno nel bel mezzo di un bombardamento atomico.
Restammo ammassati in silenzio in quel piccolo ingresso e
le finestre cominciarono ad appannarsi. Se soltanto fosse
sceso Jeremy! Se fosse sceso e avesse detto: Cosa sta succedendo,
Mary? e mi avesse guardato sbattendo le palpebre
e avesse messo una delle sue mani pallide e calde sulla
mia. Allora avrei fatto rientrare tutti e avrei sprangato le
porte e chiuso le tende, e Brian avrebbe potuto aspettare
davanti alla casa in eterno.
Guidava una Mercedes azzurro confetto. Be', credo che
sia abbastanza ricco. Arriv senza un rumore e guard verso
la casa e io spinsi fuori i bambini prima che potesse suonare
il clacson e attirare l'attenzione di Jeremy. Sbrigatevi,
su dissi. Dammi la piccola, Darcy. Non dimenticate
quella cesta. Dov' la mia borsa? Fui preceduta da una
processione di oggetti personali, come una star del cinema
viziata. Bambini, sacchetti della spesa, animali di pezza...
ero circondata di cose. Ebbi la sensazione di dovermi scusare
con Brian per avere tanti figli, ma nei primi minuti lui
caricava il bagagliaio e io distribuivo pastiglie contro il mal
d'auto. Mi ero dimenticata chi ne soffrisse e chi no, uscivamo
cos di rado in automobile. Diedi una pastiglia ad Abbie
per sbaglio e gliela feci sputare. Oh, senti dissi, sei
tu che dovresti sapere se soffri di mal d'auto o no... Il tutto
mi evit di sentirmi in imbarazzo davanti a Brian. Sapevo
che doveva essere scioccato. Ho un'immagine molto
precisa di come devo apparire agli occhi degli altri: sono
cos grande e lenta e poco eccitabile, le donne cos non agiscono
d'impulso. Di sicuro non abbandonano mai le persone.
Quando Brian fu di nuovo nell'auto e si immise nel traffico
dell'ora di punta, continu a lanciarmi occhiate in tralice,
forse temendo che scoppiassi a piangere o che elencassi
tutte le mie lamentele o gli svelassi qualche segreto oscuro
che non voleva conoscere. Ovviamente non feci nulla di
tutto ci. Evitai di piangere rifiutandomi di guardare indietro
finch potevo vedere la nostra casa, quella strana casa
stretta e adorata, con il suo bovindo rotondo, e i vecchi biglietti
di San Valentino dei bambini incollati alle finestre
del primo piano, e l'albero di Natale morto a terra davanti
all'ingresso, con il lam che penzolava dai rami, in attesa da
mesi di essere prelevato, e chiss, magari anche Jeremy, che
scostava una vecchia tenda di pizzo in alto al secondo piano
e sbirciava fuori, indistinto e sospeso come una nuvola, a
sforzarsi di capire cosa gli avessi fatto.
Qual era il mio obiettivo, mentre mi allontanavo a bordo
di quella ridicola automobile azzurro confetto?
Passammo per la periferia di Baltimora, che avevo visto
soltanto una o due volte: vecchie case a schiera ricoperte di
orribili pannelli prefabbricati, alberelli moribondi sparpagliati
lungo una strada a due corsie, cos larga e grigia che a
guardarla avevo la sensazione che mi sbiancasse gli occhi. I
bambini non dicevano nulla. Non erano mai stati zitti tanto
a lungo. Erano allineati sul sedile posteriore, ognuno pigiato
tra sacchetti e bagagli che non erano entrati nel baule.
Guardavano dai finestrini con aria sognante. Forse erano
sotto shock, vivevano con sofferenza un'esperienza che
non sarei mai riuscita a cancellare. O forse ammiravano
semplicemente il paesaggio. Chi pu dirlo? I bambini vivono
in una zona talmente fosca. Credo che gran parte di
quello che accade per loro sia una sorpresa, anche quando
ti illudi di averlo spiegato. Dissi: Abbie? Sei comoda?
Pippi? Loro mi guardarono, prive di espressione, poi distolsero
di nuovo lo sguardo. Hannah si bagn il dito e disegn
un'H sul finestrino.
Tra una settimana dovrebbe essere primavera disse
Brian. Allora sar pi bello l.
Sar bello anche adesso risposi.  gi primavera.
Questa mattina potevo vedere il mio respiro.
Non siamo mica fatti di vetro.
Mary, quella baracca non  meglio che dormire fuori.
Forse te ne sei dimenticata. Non c' riscaldamento, n...
Mi ricordo dissi, ma  l'unico posto dove posso andare.
Poi vidi che il suo volto si annuvolava, come se si
preparasse a sentire la mia storia. E ti sono davvero grata.
L'ultima volta i bambini si sono divertiti moltissimo.
L'espressione annuvolata rimase. Dimmi una cosa,
Mary. Per quanto tempo pensavi di fermarti?
Be', non ho ancora deciso niente di preciso.
Voglio dire...
Probabilmente non a lungo risposi. Sentivo di dovergli
andare incontro.
Spero che non ti dispiaccia se te lo chiedo, ma hai denaro
a sufficienza?
S, s.
Perch altrimenti, be'...
Brian, sai meglio di chiunque altro che Jeremy ha appena
venduto quattro pezzi.
In realt i pochi soldi che Jeremy aveva guadagnato erano
in banca e avevo lasciato il libretto degli assegni sulla
sua scrivania, dove l'avrebbe trovato di sicuro. Non ero
una vera ladra. Avevo preso i soldi per le piccole spese di
casa, quelli dei rimborsi delle offerte speciali e dei buoni,
che avevo messo faticosamente da parte per tutti quegli anni,
come un tempo mi ero ripromessa. Ero arrivata a una
bella cifra. Cinquanta dollari per avere svelato come usare
le casse delle bottiglie per fare degli scaffali, venticinque
dollari per il terzo premio di una ricetta con le sottilette e
un dollaro di rimborso per dieci tagliandi dei fagioli in scatola.
I soldi erano nella mia borsa, in uno dei contenitori di
plastica che usavo per il congelatore; infilai la mano per
toccarlo e mi sentii forte e competente e quasi troppo grande
per quello spazio ristretto. Pazienza, bambini; magari vi
porto via senza dirvi perch, ma almeno rimango con voi e
mi prendo cura di voi. Ho imparato la lezione. Le donne
non dovrebbero mai lasciare spazi vuoti che gli uomini possano
occupare; dovrebbero formare un cerchio continuo e
racchiudervi tutti i figli.
Stavamo attraversando una zona desolata dove al posto
dei campi sorgevano edifici spogli su piazzole frastagliate di
cemento, dal cui aspetto pareva fossero stati appena prelevati
da qualche luogo pi affollato. Passammo attraverso
lunghi viali di stazioni di servizio e venditori di copertoni
d'occasione e officine, e poi raffinerie di petrolio e magazzini
e strani mostri meccanici isolati in mezzo a grovigli di erba
secca: macchine elettriche su lunghe zampe sottili, serbatoi
e cilindri, motori giganteschi con bulloni grandi come
uomini e tubi neri attorcigliati che avrebbero potuto risucchiare
una casa; tutto silenzioso e inutilizzato. Le automobili
intorno a noi ora erano arrugginite e accartocciate, con
alettoni di forme fantastiche, guidate da uomini che masticavano
gomma; eravamo vicini all'acciaieria Bethlehem.
Guardate! esclam Pippi. La campagna! e indic un
filare spelacchiato di rami grigi oltre un cimitero di automobili.
Quando arriviamo, possiamo fare il bagno?
chiese.
Ma Philippa! Ti prenderesti una polmonite!
Il tifo, pi probabilmente precis Brian. O la peste
bubbonica. Mi lanci un'occhiata. Credevo che avrebbe
sorriso, ma era difficile capirlo, sotto quella barba. Anche
gli altri bambini alzavano la testa, indicavano cose lungo la
strada e litigavano per stare al finestrino. Poi i depositi lasciarono
il posto alle case, tutte piccole, sembravano di carta,
ma almeno vi erano tracce di vita. Asinelli di legno tiravano
carretti di legno nei giardini e c'erano fontanelle per
gli uccelli e cassette delle lettere a fiori e palline argentate
su piedistalli ovunque guardassimo. Alcune persone vivevano
in case su ruote appoggiate su basi di cemento. Perch
fare una cosa del genere? Tutti quegli oggetti temporanei
su fondamenta permanenti? Ma forse era solo il mio stato
d'animo che mi spingeva a pormi domande simili. Mi sentivo
come una casa di pietra massiccia su piccole ruote, ma
non dovevo andare da nessuna parte.
Ora lo spazio tra le abitazioni cominci ad aumentare e
passammo in mezzo a boschi, radi e spelacchiati, ma pur
sempre boschi. Prendemmo una strada sterrata lungo la
quale sorgevano altre case, quasi tutte pi piccole delle barche
in secca sui rispettivi vialetti di accesso. Erano cabinati,
brutti. Non ho mai capito perch certa gente ami tanto andare
in barca. A me l'acqua non  mai piaciuta, in nessun
modo.
Per arrivare alla casa di Brian bisognava costeggiare il
fiume, oltrepassando un intrico di misere baracche e un negozietto
e un lungo capannone in cui d'inverno riparavano
le barche. C'erano soltanto un paio di imbarcazioni ormeggiate
ai moli. La stagione non era ancora cominciata. Percorremmo
sobbalzando una strada sterrata che correva
lungo il fiume, poi Brian fren e scorgemmo la sua casetta:
un vecchio parallelepipedo con il tetto in lamiera e non un
solo angolo retto. Tutto era pendente, pencolante, storto,
crepato. Mancavano entrambi i gradini davanti alla porta;
chiunque fosse entrato, si sarebbe trovato a mettere i piedi
in casse di legno e ad affondare in fredde caverne buie e
piene di ragni. Lo sapevo gi, ovviamente. Ero sincera
quando ne parlavo con Brian, tuttavia... Ci sono cose che
non riesci a richiamare alla memoria, gli odori, dicono (anche
se io ci sono sempre riuscita), e poi l'esatta atmosfera, il
peso e la consistenza e la qualit dell'aria di determinati
luoghi. Sapevo che la capanna di Brian era misera, ma avevo
dimenticato come ancora prima di entrare ci si sentisse
umidi e freddi, una sensazione di disperazione, e come
quando entravi una pesantezza ti schiacciasse la pelle e ti
facesse mancare il cuore. E non parlo solo di me. Appena
fummo all'interno, Brian mi sfior il braccio, inutilmente,
quasi fosse sorpreso lui stesso. Mary! esclam. Non
potete rimanere qui.
I bambini entrarono a uno a uno e rimasero tutti ammassati,
in silenzio, tremanti.
In parte era per il freddo, ovviamente. Non c' niente di
pi freddo dell'aria rimasta intrappolata nella lamiera per
tutto l'inverno. Poi c'era lo sporco. Quando Brian aveva
comprato la barca, la baracca era inclusa nel prezzo. Il proprietario
precedente ci andava per sistemare la barca o
quando doveva partire per una gita di buon'ora. A Brian
non importava nulla della casetta. Lasciava che la polvere si
depositasse sul tavolo e che il divano sbilenco ammuffisse e
che la ruggine gocciolasse dai rubinetti nel lavello della cucina.
I ragazzini rompevano i vetri delle finestre, gli uccelli
entravano e morivano dopo essere andati a sbattere contro
i muri. Avrei potuto buttare fuori lo sporco a palate! Mi immaginai
con una grande pala da giardino a sgobbare sul linoleum
beige screpolato. Poi vidi come avrei strappato via
le squallide tende di plastica e lucidato il lavello fino a farlo
tornare bianco e coperto il divano con un bel plaid colorato,
e tutti i miei muscoli divennero elastici come la sera prima
mentre pensavo ai bagagli, e capii che saremmo rimasti.
Non vorrai sul serio restare qui insist Brian.
Ti dispiacerebbe portare dentro le nostre cose?
Presi in braccio Rachel e feci un giro della casa. Non che
ci fosse molto da girare, in realt. C'era un salotto con un
divano e una poltrona, e la cucina occupava una parte della
stanza: un lavello, delle piastre elettriche, un tavolo e tre sedie.
Nella camera da letto vi erano un letto matrimoniale
con il materasso che affondava al centro e una branda militare
e un com con un cassetto mancante. In una piccola
nicchia c'era un water con l'asse di legno spezzata e la piccola
pozza d'acqua color rame, piazzato dritto sotto la finestra
pi grande della casa. Qualcosa di quella finestra, il fatto
che fosse priva di tende, o lo sporco bianco sui vetri, faceva
apparire fredda e lugubre la luce che entrava. Mi fermai
per qualche minuto a guardare fuori, pur sapendo che
avrei dovuto aiutare Brian. Vidi i bambini che portavano le
cose dall'auto, tutti spettrali dietro quel vetro annebbiato.
Trottavano sotto il peso di oggetti sfuocati che non riuscivo
a identificare e tra loro camminava Brian, che con passo
preciso, con le sue scarpe affusolate made in Italy, trasportava
il vasino e qualcosa di rosa. Ebbi la sensazione che diventassero
reali solo quando entrarono in casa. Come persone
che escano da uno schermo televisivo e compaiano nel
tuo salotto. Sentii le loro voci calde e acute e pi forti di
quanto mi aspettassi, poi Edward scoppi a piangere per
una sbucciatura sul polpaccio e lo raggiunsi per consolarlo.
Ero cos contenta di vedere i loro volti. Avevano il naso rosa
per l'aria fresca e ansimavano e sbuffavano. Dove lo metto?
continuavano a chiedere. Cosa vuoi che faccia di
questo? Dove dormiamo? Cosa mangiamo? Mi chinai per
arrotolare i jeans di Edward, sollevando Rachel pi in alto
sul fianco, ma lei era abituata e si afferr alla mia camicetta
e continu a sorridere nella sua posizione sghemba, adattabile
come tutti loro.
Quando uscii a salutare Brian, vidi che era ancora preoccupato.
Ciao, allora! esclamai. E grazie di nuovo,
Brian. Lo dissi quasi cantando, sperando di rallegrarlo,
ma lui non parve sentire. Senti, Mary... disse.
Noi siamo contenti cos, Brian.
Perch non mi racconti tutta la storia?
Non c' niente da raccontare dissi.
Lui sospir e sal a bordo dell'auto. Abbass il finestrino
per darmi le ultime istruzioni. C' un telefono su al negozio...
puoi aprire l'acqua dietro vicino al... chiamami se dovessi...
e io annuii e lo salutai e sorrisi.
Quando la sua auto scomparve, mi girai e vidi i miei figli
che mi guardavano con ansia dalla porta. Erano di tutte le
stature, sporchi per aver trasportato i bagagli, incorniciati
di legno marcio, con un grande vuoto nero alle spalle. Ho
visto immagini pi allegre in quegli spot per chiedere contributi
per i bambini poveri. Non avevo mai pensato che i
miei figli potessero avere quell'aspetto.
Comprammo detersivi e alimentari nel negozietto vicino al
cantiere navale e pulimmo tutti fino a sera, anche se non si
notava quasi. Per pranzo mangiammo panini e per cena
spaghetti in scatola, e dopo cena crollammo a letto. Gi, il
letto, quello s che era un problema. Misi i tre pi grandi in
quello matrimoniale e Edward e Hannah alle due estremit
del divano. Rachel e io prendemmo la brandina militare.
Non avevamo nemmeno le lenzuola, solo le coperte che
avevo portato e una vecchia trapunta muffita che trovammo
nel com. I bambini erano abbastanza stanchi da dormire
ovunque, io invece rimasi sveglia a lungo a chiedermi
cosa diavolo mi fosse venuto in mente. Cercai di immaginare
Jeremy. Si era gi accorto della nostra assenza? Lo immaginai
seduto davanti alla TV nel salotto buio, con la compagnia
silenziosa degli inquilini. Quando meditava su qualcosa,
fissava il televisore per ore di seguito. Magari stava pensando
a noi proprio in quel momento, ci elencava, con tutti
i nostri difetti e i nostri pregi. O almeno i miei. Sui bambini
probabilmente non aveva bisogno di riflettere. Magari gli
davano ai nervi qualche volta, ma almeno erano quasi tutti
carne della sua carne e sangue del suo sangue. Ero io l'intrusa,
la sopraffattrice; non c'era bisogno che nessuno me
lo ricordasse. Mi accorgevo del modo in cui distoglieva a
fatica lo sguardo dal lavoro, quando salivo a chiedergli se
poteva stare con i bambini mentre andavo a una riunione
all'asilo, se dava da mangiare a Hannah mentre portavo
Edward dal dottore, o se aveva soldi spiccioli per l'uomo
dei pannolini. Sapevo che quelle cose non erano importanti
come le sue sculture, ma cosa voleva che facessi? Quando si
hanno figli,  cos. Non  che uno possa tagliargli il cordone
ombelicale e lasciarli volare via come palloncini. Bisogna
cominciare a pensare alle adenoidi e alle pomate allo zinco
e a un'istruzione adeguata, preoccuparsi dell'alimentazione
e dei germi, e a un tratto i soldi diventano importanti. E
sentite la mia voce, come si  fatta stridula. Immaginate che
effetto debba fare, essere interrotti da una voce cos proprio
mentre state creando la vostra statua pi bella. Quanto
al fatto che lo opprimevo, credeva che non lo sapessi? Non
parlavo mai con lui senza la consapevolezza di dovermi
controllare, tenermi a freno. Io non volevo dominare.
Quando gli parlavo con grandi, ampi gesti, emettendo fiumi
di forza e di energia, vedevo il suo sgomento e come poi
si sforzava di tenere duro. Sperava che diventassi un po'
pi piccola. Non si era mai reso conto che ero gi rimpicciolita
parecchio, che pi di cos non avrei potuto.
Cercai di inviargli messaggi nell'oscurit: vieni a prenderci.
Telefona a Brian, telefona al cantiere navale. Inventa
una scusa per non essere venuto al tuo matrimonio, una
qualsiasi, e ci creder: hai avuto un collasso, un momento
di amnesia, sei stato assalito nel tuo studio; non posso credere
che tu abbia semplicemente deciso di non volermi
sposare. Pensavo a come avrebbe potuto mettersi in contatto
con noi. Immaginavo il proprietario del negozio che
veniva a battere alla porta col pugno: Signora? C' uno su
al telefono, dice che  urgente, questione di vita o di morte.
O magari sarebbe venuto di persona. No. Mai. Ma non
avrebbe potuto, solo per questa volta? Lui non avrebbe
battuto alla porta col pugno. Avrebbe bussato cos piano
che mi sarei chiesta se non l'avessi sognato. Avrei aperto la
porta e l'avrei trovato l ad aspettare, nascosto nel buio, riconoscibile
solo dalla cara, triste speranza nell'atteggiamento,
e da quel respiro esitante che faceva sempre prima
di venire verso di me. Per quel momento avrei rinunciato a
qualsiasi cosa, perfino a met degli anni della mia vita, a
qualsiasi cosa tranne i miei figli. Feci cento promesse silenziose,
ma la notte continu a trascorrere lenta e l'unico rumore
che sentivo era il mormorio della piccola addormentata
sul mio braccio.
Finimmo di spazzare fuori lo sporco. Lavammo il pavimento
e spolverammo i mobili, aggiustammo i gradini con alcuni
blocchi di calcestruzzo che Abbie trov vicino al fiume.
Darcy lav gli armadietti della cucina e tutti i piatti spaiati
che ci trov dentro e strofin bene il lavello. I piccoli pulirono
le finestre, il loro lavoro preferito. Io incollai pezzi di
cartone sui vetri rotti. Tirammo gi le tende e le grosse ragnatele,
togliemmo la cerata fissata sul tavolo con delle
puntine da disegno e la tendina inzaccherata sotto il lavello.
Al negozio del cantiere comprammo lampadine pi luminose,
un secchio di disinfettante, una torcia elettrica per
camminare in quella profonda oscurit di campagna, cos
spaventosa dopo una vita in citt, e infine, tre giorni dopo,
quando smisi di pensare che ce ne saremmo andati da un
momento all'altro, alcune brandine di alluminio per i bambini
e altre coperte. Allo spaccio non avevano cuscini, tranne
quelli gonfiabili da usare come salvagente. Non importa
dissi loro,  meglio per la schiena. Diventerete pi sani.
Non che la salute costituisse un problema. Lavoravano
sodo ogni giorno per sistemare la casa, come se fosse un
gioco; mangiavano con grande appetito e dormivano come
sassi ogni notte, senza cuscini e senza lenzuola, facendo cigolare
i materassini di plastica rossi inclusi nelle brandine.
Mi chiedevo cos'avrei fatto con loro se fossimo dovuti rimanere
l, quando avrebbe cessato di essere una novit.
Avrei dovuto iscriverli alla scuola locale? Ma ormai mancava
cos poco alla fine dell'anno, era gi quasi maggio. La
temperatura si alzava. Potevamo toglierci alcuni degli strati
di vestiti che avevamo indossato giorno e notte, c'era sempre
meno da fare in casa e i bambini cominciarono a uscire.
Si trascinavano dietro Rachel nell'erba alta e andavano a infastidire
gli uomini sulle barche e gironzolavano sui moli.
Non erano autorizzati a toccare l'acqua, per, che era sporchissima
e coperta di uno strato oleoso. Cosa faremo quest'estate?
mi chiese Pippi. Non andremo a nuotare?
Naturalmente no risposi. Se far caldo, vi comprer
una piscinetta gonfiabile.
L'estate. Saremmo stati ancora l, quando sarebbe arrivata
l'estate?
Brian passava a trovarci quasi tutti i giorni. Gli dicevo
che non ce n'era bisogno, ma lui mi assicurava di dover venire
comunque, aveva la sua imbarcazione ormeggiata sul
fiume, una barchetta azzurra cullata dalle onde davanti a
casa nostra. Come vanno le cose in citt? gli chiedevo.
Cosa succede a Baltimora? La mostra prosegue bene?
Hai molti acquirenti? Tutto, tranne quello che avrei voluto
sapere di pi: perch Jeremy non sente la nostra mancanza?
L'unica volta che menzion Jeremy, fu durante la prima
settimana, quando faceva ancora freddo. Lo ricordo perch
poco prima di andarsene mi chiese di uscire un momento
con lui, lontano dai bambini. Uscii in maglione,
stringendomi le braccia per riscaldarmi, e lui disse: Non
cos, prendi il cappotto. Ti aspetto. Poi fuori, accanto alla
sua auto, disse: Ascolta, Mary, mi sento in una posizione
imbarazzante.
Vuoi che me ne vada? chiesi.
Cos'avrei fatto, se avesse risposto s?
Ma quello che disse fu: No, certo che no, ma vorrei sapere
cosa ti aspetti da me. Vuoi che non dica a nessuno dove
ti trovi? Perch in questo caso io...
No, no gli assicurai. Jeremy sa dove sono.
Non ne ero sicuro.
Lo sa. Gli ho scritto un biglietto.
Poi pensai: e se non avesse mai visto il biglietto?  per
questo, che non si  fatto sentire? L'ha detto lui, che non
sa dove sono? L'hai visto? Te l'ha chiesto? domandai.
L'ho visto, s, ma non ha detto niente. Mi sembrava che
non volesse nemmeno parlare della tua partenza.
Oh. Be', diglielo pure, Brian.
Naturalmente non ne parlerei io per primo. Ma se dovesse
chiedere, vedi, mi sentirei in imbarazzo...
Parlagliene pure, non importa. Diglielo. Non  che abbiamo
litigato o cose del genere.
E allora, cosa?
Mi strinsi pi forte nel cappotto, per ripararmi dal vento.
Non voglio essere indiscreto insist Brian, ma  una
cosa definitiva, questa tua decisione?
Non risposi. Avevo delle domande anch'io. Volevo sapere
come aveva trovato Jeremy e se si riposava abbastanza e
mangiava bene. (Era goloso di dolci e la carne non gli piaceva.)
Ma sapevo che erano domande da brava donna di
casa e che avrebbero fatto sorridere Brian, e lui comunque
non avrebbe saputo rispondermi. A volte penso alle mogli
di altri artisti, gente che Brian deve incontrare di continuo.
Le immagino fragili e bionde e con le guance scavate, donne
che posano nude, vivono in soffitte e non hanno orari regolari,
senza problemi di bambini e idraulici. Quando andavo
alla galleria ogni mese, con il passo pesante e il reggiseno
da allattamento sotto il mio migliore vestito nero e il
latte rigurgitato gi per una spalla, immaginavo che Brian
fosse esterrefatto. Mi guardava con tanto d'occhi, e se stava
parlando con altre donne, ammutolivano e mi squadravano
anche loro. Sospettavo che provassero compassione per Jeremy.
Un artista... sposato con lei? Allora tiravo dentro
la pancia e infilavo dietro le orecchie le ciocche disordinate
di capelli, e quando guardavo i quadri restavo davanti a
ognuno pi tempo di quanto avrei voluto, solo per dimostrare
che ero in grado di apprezzare l'arte. Non avrei parlato
di faccende domestiche nemmeno morta. E ora tutto
ci che mi concessi di dire fu: Spero che se la cavi bene.
Oh, sai com' Jeremy rispose Brian. Non avevo idea
di cosa intendesse di preciso. Mi sorrise e aggiunse: Non
preoccuparti, Mary. Mi spiace di averne parlato. Torna
dentro adesso, prima di prenderti un raffreddore.
La volta seguente che venne, non parl affatto di Jeremy,
e io non ebbi il coraggio di chiedere.
C'erano sempre pi imbarcazioni ormeggiate ai moli, che
beccheggiavano sull'acqua. In settimana, quando non erano
in molti a uscire in barca, vedevo una distesa d'acqua
nera tutta punteggiata di alberi, e fingevo di essere la moglie
di un pescatore che viveva in una capanna in riva all'oceano.
Il fiume ricordava un oceano. Non si vedeva l'altra
sponda; dal porticciolo si veleggiava verso est e si entrava
nella baia di Chesapeake, che sembrava una distesa di veli
bianchi ai limiti del nostro campo visivo. Il venerd, sul tardo
pomeriggio, la gente di citt cominciava ad arrivare da
Baltimora e da Washington, coppie vestite da yachting, con
secchielli di ghiaccio e giacche a vento e coperte Hudson
Bay. I miei figli si ammassavano lungo il molo e guardavano.
Vedevamo le loro vele correre sull'acqua per tutto il sabato
e confluire di nuovo verso di noi la domenica sera, come
uno stormo di uccelli che tornava a casa. Mentre cenavamo,
sentivamo sbattere le portiere delle automobili nel
parcheggio, i motori che venivano avviati, voci che gridavano
saluti. Luned mattina non restavano che le impronte
delle ruote nella ghiaia e quegli alberi nudi nuovamente allineati
lungo i moli. Qualcuno veniva in settimana a fare un
giro solitario nella baia o piccole riparazioni alle barche, ma
erano pi tranquilli e mi accorgevo della loro presenza solo
quando li incontravo al negozio. Allora le loro voci di citt
sonore e sicure mi spaventavano, e rimanevo a guardarli a
bocca aperta, come una donna di campagna, mentre leggevano
le loro lunghe e stravaganti liste della spesa. Chiedevano
ghiaccio e un cacciavite Phillips e un barattolo di antiruggine
e un pacchetto di patatine fritte. Beni di lusso, dal
primo all'ultimo. Noi non tenevamo i nostri cibi al fresco,
tutt'al pi li prendevamo dal frigorifero del negozio poco
prima di consumarli; gli attrezzi li chiedevamo in prestito ai
vicini o li fabbricavamo da soli con quello che trovavamo;
toglievamo l'inevitabile ruggine portata dalla salsedine con
la Coca-Cola avanzata nelle lattine buttate via. Quanto alle
patatine, preferivo che i bambini mangiassero cibi proteici.
Non mi  mai piaciuto essere avara con il cibo, ma cos'altro
potevo fare? Davo loro molte uova e formaggio fresco e latte
in polvere. Alla pi piccola passavo qualcosa dal mio
piatto. Gli omogeneizzati erano troppo cari. Perfino fare il
bucato era costoso. Una volta alla settimana portavo le cose
pi sporche fino alla lavatrice a gettoni del negozio, lasciavo
cadere il mio quarto di dollaro nella fessura e spargevo il
detersivo razionando ogni granello. Portavo a casa i vestiti
bagnati e li stendevo all'aria aperta per risparmiare cinquanta
centesimi, anche quando pioveva ed ero costretta
ad appendere tutto nel salotto e a girare alla cieca tra i jeans
bagnati per un giorno e mezzo, nell'attesa che si asciugassero.
E poi arrivava quest'uomo di citt con la sua lista della
spesa cos lunga da riempire due pagine del suo quadernetto,
per non parlare di quello che aggiungeva prendendolo
direttamente dagli espositori mentre girava fischiettando
tra i denti. Dubito che mi notasse. E anche in quel caso,
probabilmente pensava che venissi da una delle capanne vicino
al negozio, dove abitava l'uomo che riparava le barche
o il falegname o il vecchio operaio delle acciaierie con la figlia.
Poveracci bianchi, con fiori di carta impolverati davanti
alle madonne sui davanzali e batuffoli di ovatta sulle
zanzariere per tenere lontane le mosche. Ecco, cos'ero diventata.
I miei figli correvano avanti e indietro tra gli scaffali con le facce sporche e i vestiti non stirati, i piedi nudi e
callosi prima ancora che l'estate cominciasse.
Quando veniva, Brian ci invitava quasi sempre ad andare
in barca con lui, a meno che non fosse con una ragazza o un
gruppo di amici. Temevo che si sentisse in dovere di invitarci.
C' Brian! C' Brian! gridavano i bambini quando
vedevano la sua automobile, e io dicevo: Basta, zitti adesso!
Restate qui con me. Loro non capivano, si affollavano
sempre alla finestra ed esultavano quando bussava. Per
compensare, io giravo le spalle alla porta e ci mettevo un
po' ad aprire e mi fingevo sorpresa di vederlo. Sono solo
passato a vedere come state diceva, e in genere mi porgeva
qualcosa: un tappetino colorato che aveva tenuto da parte,
asciugamani che diceva di avere d'avanzo, spesso un
sacchetto di caramelle per i bambini. Che ne dite, ragazzi?
chiedeva. Avete voglia di fare un giro in barca? Diceva
di avere bisogno di una mano, ma non ci credevo. Temevo
che si sentisse in qualche modo responsabile per noi.
Non volevo proibire ai bambini di andare - che altri divertimenti
avevano? - ma di solito rimanevo a casa con la piccola.
Uscii con loro solo due volte in tutta la stagione. Non
ero mai stata in barca e la prima volta non mi disse granch.
Non mi piace essere portata dalla corrente, cos, senza meta.
Ma rimasi sul ponte con Rachel sul fianco, fingendo di
divertirmi, e lui non ci fece stare fuori troppo a lungo. La
seconda volta fu una sorpresa. Era luglio e aveva piovuto
per diversi giorni. Brian arriv un pomeriggio tardi, mentre
i bambini erano a giocare da qualche parte. Mi faresti un
favore? disse. Oh, qualsiasi cosa! gli assicurai. Ero cos
contenta che una volta tanto fosse lui a chiedermi qualcosa.
Quando ha piovuto, se non riesco a venire io, ti dispiacerebbe
uscire con la barca a remi per fare asciugare le vele?
Cosa?
Vieni, ti faccio vedere.
Cos lasciammo la piccola con Darcy e liberammo la
scialuppa dalle erbe alte davanti alla casa e lui mi insegn a
remare. Be', in realt fino a l ci sarei arrivata anch'io; un'estate
avevo partecipato a un campo scout su un laghetto
fangoso, quando avevo dieci anni. Ma poi arrivammo alla
barca e mi sentii cos impacciata. Fu orribile dovermi arrampicare
su per un fianco e mi chiedevo se non potesse
scivolarmi via la scialuppa sotto i piedi o se non avrei fatto
cadere in acqua Brian quando mi offr la mano. Una volta a
bordo, mi diedi una sistemata e lisciai la gonna e scoppiai in
una risatina. Bene! esclamai. Adesso spiegami cosa devo
fare. Mi insegn a srotolare le vele e ad aprirle. Non
sembrava difficile. Lasciale aperte per un po', un pomeriggio
pi o meno disse. Porta i bambini, se vuoi. Poi
propose: Ci facciamo un giro, ti va?
Adesso?
Perch no?
Ma ...  gi quasi sera.
Non staremo via molto.
Va bene risposi. Cominciavo a essere nervosa. Ero
abbastanza sicura che volesse parlare di Jeremy. Altrimenti
perch mi avrebbe portata via dai bambini e mi avrebbe
proposto un giro in barca, con quel tono artificioso da cui
deducevo che non fosse una cosa cos estemporanea? Mi
chiesi se Jeremy si fosse ammalato, o fosse morto, o magari
avesse trovato un'altra donna. Sentii freddo alle mani, ma
non chiesi nulla a Brian perch ero troppo spaventata. Me
ne stetti l, gelata fino al midollo - nonostante fosse un caldo
pomeriggio d'estate - e Brian accese il motore e pilot
lentamente per allontanarsi dalle altre barche ormeggiate.
Quando fummo al largo, spense il motore. Il silenzio si
srotol su di noi come una pezza di seta. Sentivo lo sciacquio
delle onde e lo stridore delle funi mentre Brian fissava
le vele con un'operazione complicata. Oh, tutto mi era cos
estraneo! Avvertii l'intera scena come qualcosa di alieno e
bizzarro, come un surrogato del mondo in cui viveva Jeremy.
Ogni movimento di Brian, perfino il tono della sua
voce e il modo in cui la sua barba era arruffata e divisa dal
vento, era finto; non aveva proprio nulla a che vedere con
Jeremy. Quando Brian venne a sedersi accanto a me, la lucentezza
della stoffa sconosciuta della sua camicia mi fece
desiderare di tornare a casa. Mi cinse con un braccio, appoggi
la mano sulla mia spalla, una grande mano muscolosa,
la pi diversa da quella di Jeremy che si possa immaginare.
Adesso, pensai, lo dir. E un classico: ti proteggono e ti
sorreggono, prima di dirtelo, come se il colpo che stanno
per somministrarti fosse qualcosa di fisico. Lo sapevo.
(Non chiedetemi come.) Deglutii e aspettai, e sperai che
non si sarebbe accorto del mio tremito, quando avesse iniziato
a parlare.
Invece niente. Non parl. Prima pensai che volesse lasciarmi
il tempo per prepararmi, e poi pensai che faticasse a
trovare le parole. E dopo ancora, dopo alcuni minuti di silenzio,
gli lanciai un'occhiata in tralice e lo vidi l seduto,
perfettamente rilassato in quella luce arancione, con una
mano molle sul timone e lo sguardo sulla vela principale.
Non era affatto in cerca di parole.
Ero troppo sorpresa per essere arrabbiata. Dov'erano finite
tutte quelle biondine magre che andavano nella sua
galleria o lo accompagnavano alla scialuppa con i loro candidi
pantaloni a zampa d'elefante? O quel braccio sulla
spalla era soltanto un'abitudine da scapolo? Non sono il tipo
che trae conclusioni affrettate. Mi spostai, mi alzai, e mi
sporsi a poppa della barca come se avessi visto qualcosa di
interessante. Resta qui seduta con me, Mary disse Brian.
L per l temetti di scoppiare a ridere. Sembrava cos sicuro
di s, a dare ordini; era un tono cui non ero abituata. Non
aveva nulla a che fare con me. Io non mi mossi, guardavo le
scie del tramonto sull'acqua e trattenevo il riso e le lacrime
che mi si raccoglievano negli occhi. Bene disse infine
Brian. Vuoi che rientriamo?
Per tornare a riva us il motore. Poi, quando ebbe ormeggiato
la barca, arrotol e leg le vele in silenzio. Mi
chiesi se fosse arrabbiato. Era l'unico amico che avevo, al
momento. E gli dovevo cos tanto. A un tratto la vita sembrava
cos piena di complicazioni, di intrichi e di nodi e
trappole inattese, che mi sentii troppo stanca per tenere alta
la testa. Mi lasciai cadere nella sua scialuppa come un
sasso, fingendo di non notare la mano che mi porgeva, e rimasi
accasciata, con i gomiti sulle ginocchia, fino a riva.
Poi, quando fummo arrivati, mentre lui teneva ferma la
scialuppa e io gli passavo davanti, disse: Mary.
Il sole ormai era tramontato. Nel crepuscolo, la sua voce
sembrava pi vicina di quanto non fosse, un po' roca sotto
la barba. Qualunque cosa fosse sul punto di dirmi, non volevo
sentirla. Mi girai e gli sorrisi, con una stretta di mano
decisa. Grazie mille per la gita in barca, Brian esclamai.
E ti prometto di badare alle vele, se dovesse piovere.
Ma lui non lasci andare la mia mano e mi guard dritto
negli occhi, senza ricambiare il sorriso. Non preoccuparti,
non voglio metterti fretta disse. E dopo un minuto aggiunse:
Buonanotte, Mary.
Sono quelle cose che si dicono in una soap opera: non.
preoccuparti, non voglio metterti fretta. Il grande eroe romantico
dallo sguardo fermo. La gente quelle cose non le
dice, nella realt. Nella vita reale non ci sono eroi.
Tornai a casa e trovai i bambini in cerchio intorno a Rachel,
che era in piedi. Non da sola, ovviamente, era aggrappata
al rivestimento del divano, ma era la prima volta che ci
riusciva ed erano tutti contenti. Vieni a vedere mi dissero.
Seduta, Rachel. Seduta. Mostra alla mamma come sei
brava. Le aprirono un dito alla volta e cercarono di farla
chinare, ma lei non voleva saperne. Teneva le gambe rigide
e si rifiutava di tornare alla sua vecchia esistenza al livello
del suolo. Avevo dimenticato gli sforzi disperati che i bimbi
fanno per riuscire finalmente a mettersi in posizione verticale.
Sempre su, di corsa, via da ginocchia e braccia e box.
Ancora poco, e avrebbe smesso di poppare. Tutti i miei figli
avevano perso l'interesse per l'allattamento appena avevano
imparato a camminare. Partivano di corsa dietro agli altri
e io rimanevo senza un piccolo a cui badare e per qualche
mese mi sarei sentita un po' sperduta, fino a quando
non avrei scoperto di essere di nuovo incinta. Solo che questa
volta non sarebbe andata cos, non ci avevo ancora pensato.
Osservai Rachel, la mia ultima bambina, che resisteva
a tutte quelle manine sporche che tentavano di farla sedere.
Dai Rachel dicevano. Vogliamo solo farlo vedere alla
mamma. Siediti un momento, Rachel.
Per la prima volta, allora, capii che Jeremy non ci avrebbe
chiamati per farci tornare.
Eravamo in piena estate e l'aria sotto il tetto di latta era talmente
calda che passavamo gran parte del tempo all'aperto.
Comprai una piscinetta gonfiabile per i pi piccoli. Ci
passavano intere giornate, a schizzarsi in mutande, solo
Darcy era troppo grande per quel genere di cose e non aveva
modo di divertirsi. La vedevo nell'erba secca ingiallita,
sotto il sole cocente, a scrutare il fiume con aria corrucciata.
Era cos seria. Perch non andate tutti a fare una passeggiata,
tesoro? dicevo. Andate a cercare dei fiori per la tavola.
Allora guardava dritto verso di me e stringeva gli occhi,
come se stesse cercando di capire qualcosa. Pensavo
che probabilmente voleva chiedermi cosa ci facessimo l. In
fondo era abbastanza grande da capire quanto fosse strano.
Era stata strappata via da una scuola che amava, separata
da Jeremy senza nemmeno poterlo salutare, e per alcuni
aspetti lei era pi affezionata a lui di quanto non lo fossero
gli altri. Ma erano gli altri, a fare le domande: quando l'avrebbero
visto e che cosa faceva da essere tanto impegnato
e potevano portargli un regalo? Darcy stava zitta. Perch
non vai al porticciolo a vedere cosa c' di nuovo? le dicevo.
Ma se ci andava, si portava dietro Rachel, come se non
potesse immaginare di fare qualcosa solo per il proprio divertimento.
Si metteva la sorellina sul piccolo fianco spigoloso
e partiva inclinata, a testa bassa, camminando pesantemente
con i piedi scalzi e polverosi. Da dietro si vedevano
sporgere le vertebre del collo e le gambe tutte punteggiate
di cicatrici di punture di zanzara.
Andare l era stata la decisione pi egoistica che avessi
mai preso.
Di sera scaldavo pentoloni d'acqua sulla piastra elettrica e
lavavo i pi piccoli con una spugna. Poi li vestivo con la
biancheria pulita - non avevo portato nulla di cos superfluo
come i pigiami - e li mettevo a letto. Darcy rimaneva
alzata a leggere riviste di cinema che le prestava la figlia dell'operaio
dell'acciaieria. La casa era invasa dall'odore acre
dello spray repellente per gli insetti. Le farfalle notturne
sbatacchiavano contro le zanzariere allentate e io mi sentivo
come se fossi ricoperta di una pellicola di plastica, tanto
ero salata e sudata. Era il momento pi difficile della giornata.
Magari vado a fare due passi dicevo a Darcy. Stai
attenta tu, se dovesse svegliarsi la piccola? Poi uscivo al
buio e scendevo fino alla riva del fiume e liberavo la scialuppa
dall'intrico di erbe. Da sola, remavo fino alla barca,
io, cos legata alla terraferma. Era l'unico luogo dove non
mi sentissi soffocare, con quella massa di piccoli corpi caldi 
che si giravano in uno spazio limitato appiccicandosi ai materassini
di gomma rossi. Per sfuggirvi ero disposta perfino
ad attraversare l'acqua scura e ad arrampicarmi sulla barca,
affidando il mio peso a quell'oggetto misterioso che in
qualche modo riusciva a mantenersi dritto sull'acqua.
Ora c'erano anche i piccoli giubbotti salvagente arancione
ammucchiati sul ponte, sei in tutto. Brian li aveva portati
un sabato e li aveva allineati davanti a me uno accanto all'altro,
come un guerriero indiano deposita le pelli davanti
alla tenda della sua squaw. Cinque sarebbero stati gi abbastanza
difficili da sopportare, ma sei! Significava che saremmo
rimasti l fino a quando Rachel fosse cresciuta tanto da
venire in barca con noi. Oh, Brian dissi. E molto carino
da parte tua, ma credo che sarebbero bastati anche dei
salvagente normali, non  che andiate cos... Era incredibile
quante volte mi capitava di immaginare cinque dei miei
figli che annegavano tutti insieme. Ma in quel momento mi
preoccupava soltanto Brian, i suoi occhi castani cos dolci e
divertiti sopra la barba... cos fiduciosi.
Gli occhi di Jeremy erano azzurri. Gli occhi castani ora
non mi sembravano pi adeguati.
Nei romanzi gotici che Guy mi comprava, la protagonista
si sposava sempre per convenienza o per denaro o per
essere difesa da qualche pericolo, e quando chiedevano la
sua mano, si sentiva in dovere di precisarlo. Devo essere
sincera, Sir Brent, io non la amo. Oh, capisco perfettamente,
mia cara. Poi, pi tardi, ovviamente cominciava a
innamorarsi di lui e alla fine erano tutti felici e contenti.
Quanto avrei voluto essere stata onesta anch'io. Avevo accettato
Jeremy perch in quel momento mi era parsa l'unica
cosa possibile e, anche se penso che lui lo sapesse, non
ne avevamo mai parlato in modo esplicito. Avevo cercato di
trattarlo con grande delicatezza. Era stato il mio primo sbaglio.
Un giorno mi aveva chiesto: Mary, tu mi ami? Perch
ho bisogno di saperlo. S o no? e io avevo risposto: S,
Jeremy, certo che ti amo. Be', provavo una sorta di affetto
per lui. Quando mi port quel primo mazzetto di fiori di cicoria
selvatica ed edera, il mio cuore vol dritto verso di lui,
ma non in quel senso. Poi, dopo che eravamo insieme da un
po', ebbi l'impressione che qualcosa mi si fosse appiccicato
addosso senza che me ne fossi accorta, e una mattina lo
guardai mentre si chinava ad aggiustare una stringa strappata
di Darcy e l'amore mi si rivers addosso. Solo che a
quel punto, ovviamente, non c'era modo di dirglielo. Lui
era convinto che lo amassi gi da mesi. Era per questo, che
le cose erano andate storte?
Non abbiamo mai chiarito l'equivoco. Quando cercavo
di mostrargli ci che provavo, avevo l'impressione di annegarlo,
di spingerlo alla deriva lontano da me, per poi lasciarlo
sbigottito e sgomento. A volte mi chiedevo se era
possibile che fosse pi felice quando non ricambiavo il suo
amore. Mi sembrava di potergli soltanto dare cose e fare favori
e dimostrargli quanto avesse bisogno di me. Pi dipendeva
da me, pi mi sentivo tranquilla. In realt dipendevo
dalla sua dipendenza, eravamo come due tessere del
domino appoggiate una all'altra, ma Jeremy se ne rendeva
conto?
Una volta aveva costruito un pezzo in cui c'era una casetta
bianca in cima a una collina verde, con una staccionata e
rose rampicanti. A prima vista poteva sembrare la foto di
un calendario. La collina era cos verde, la casetta cos bianca.
Oh! esclamai dopo averlo visto.  molto... be', 
diverso da quello che fai di solito, Jeremy, no? Poi mi avvicinai
e qualcosa mi turb. Era troppo verde e bianca, e il
cielo era troppo azzurro. La collina era un semicerchio
troppo perfetto e i paletti della staccionata erano allineati
sul foglio come le tacche di un righello. Mi parve che avesse
distorto qualcosa, ma non avrei saputo dire cosa. Avvertivo
che in un certo senso mi stava insultando, o protestando
contro di me. Per non credo che se ne rendesse conto.
Jeremy... Mi girai a guardarlo, ma lui ritagliava cerchi di
carta rossa per fare dei fiori perfetti e dalla sua fronte aggrottata
capii che era concentrato solo su quelli.
Jeremy non ha alcun senso dell'umorismo, ma non l'ho
mai considerata una cosa tanto importante.  sempre stato
o troppo distaccato da noi (rinchiuso nel corpo e nello spirito,
a ritagliare tela di sacco) o troppo con noi (fra i piedi
dalla mattina alla sera, mentre gli altri uomini lavorano in
qualche ufficio). E non voglio cercare di convincere nessuno
che sia attraente. N che abbia quella che chiamano
personalit; bastava vedere balbettare qualche vicina
che ci era venuta a trovare, quando lui la fissava con il suo
sguardo da lavoro, quasi si chiedesse perch non se ne andava,
mentre in realt non era nemmeno consapevole del
fatto che fosse l. Per giunta abbiamo molti anni di differenza,
anche se nel caso di Jeremy non ha mai contato
quanto avrebbe potuto con un altro. Lui non  proprio un
prodotto del suo tempo. Quando ero bambina, per esempio,
altri uomini della sua et combattevano nella Seconda
guerra mondiale, lui no. Non so neanche se fosse consapevole
della guerra, n di quella, n di questa che stiamo vivendo
ora. Niente di ci che  all'esterno lo tocca. A volte
sembrava pi giovane di me, come se fossero gli eventi a fare
invecchiare le persone. Ricordo quando le sue sorelle
vennero a conoscermi. Prendevamo il t nel salotto e loro
parlavano di amici e parenti defunti. Non riuscivo a staccare
lo sguardo da loro. Erano cos vecchie! Avevano una tale
riverenza per il passato, continuavano a girarvi intorno, lo
guardavano, affascinate dal suo volto freddo e pallido come
se fosse sotto mezzo metro d'acqua. Ripetevano ogni
cosa in quel modo petulante da vecchie signore. (Lo faceva
anche Jeremy, ma prima non me n'ero accorta.) Passavo
con lo sguardo dall'una all'altra. Mi sentivo come una bambina
piccola piccola che prendeva il t con tre anziani parenti.
Cominciai a essere timida e a parlare poco. Cosa ci facevo
l? Come potevo avere a che fare con quell'uomo anziano?
Ma quando se ne andarono, lui rimase sulla porta a
stringersi le braccia con quell'espressione disperata e mi
parve un bimbo di due anni che avesse bisogno di essere
confortato. Su, coraggio gli dissi, non vuoi tornare
dentro? Vieni, prendi un'altra tazza di t. E gli accarezzai
i capelli soffici e informi tagliati in casa, appoggiai la guancia
contro la sua e mi sentii molto pi vecchia di quanto lui
non sarebbe mai stato.
Quand'ero arrivata in quella casa, sarei scoppiata a ridere
al pensiero di potermi innamorare di lui. Eppure solo
dopo essermene andata mi sorpresi di me stessa. Mentre
accadeva, non me ne rendevo quasi conto. Abbiamo una
tale capacit di adattarci ai cambiamenti. Siamo come amebe,
abbracciamo e inghiottiamo e ci adeguiamo e tiriamo
avanti, fino a quando eventi enormi diventano piccolezze
quasi impercettibili nella storia della nostra vita. Tutto
quello che so  che a poco a poco la mia esistenza cominci
a girare intorno a Jeremy, al punto che il primo pensiero di
mattina e l'ultimo di sera era sempre la preoccupazione per
lui. Va tutto bene? gli chiedevo appena sveglia, di punto
in bianco. C'... posso fare qualcosa per te? Mi spostavo
dal suo lato del letto e lo sentivo allontanarsi da me, in un
certo senso, ritrarsi davanti alle mie eterne domande, alla
mia faccia troppo vicina alla sua e al mio profumo - e s che
era solo la crema per le mani che mi ero messa dopo avere
lavato i piatti - che a un tratto sembrava troppo forte e intenso,
ora che ero vicino a lui. Oh, scusa! avrei voluto
dire. Non volevo... non voglio opprimerti in alcun modo,
credimi. Ma allora lui si sarebbe rinchiuso in se stesso ancora
di pi, soltanto dirlo sarebbe stato opprimente. Non
c'era modo per vincere. Oppure potevo vincere solo perdendo:
mi alzavo controvoglia, per consolare un bambino
malato o un neonato con le coliche, e allora lui arrivava inciampando
nella casa buia e mi chiamava. Mary? Dove sei
andata, Mary? Non riesco a trovarti.
Cambi lui. Cambiai io. Lui trov una sorta di forza ostinata,
nascosta; io iniziai a commuovermi davanti alle cose
piccole e vulnerabili. Erano cambiamenti che ciascuno aveva
causato nell'altro, ma sono stati proprio quelli che ci
hanno diviso e che continueranno a tenerci divisi. Se mi
chiedesse di tornare, ammetterebbe una debolezza. Se tornassi
senza che me lo avesse chiesto, mi imporrei e lo
schiaccerei. Se non stessi piangendo, riderei.
Un giorno di agosto, Rachel cominci a lamentarsi all'ora
di colazione e continu per tutto il giorno, senza tregua.
Non voleva mangiare n dormire. Era arrossata e il suo fiato
aveva quell'odore d'etere che riconosco nei miei figli
quando hanno la febbre, ma nessuno dei vicini possedeva
un termometro e io ero troppo accaldata per poter giudicare
la temperatura della sua pelle. Di pomeriggio decisi che
dovevo cercare un medico. Pensavo gi di dover chiedere
un passaggio a Zack - l'uomo che riparava le barche, un tizio
viscido che fischiava ogni volta che mi vedeva, ma che
aveva un pick-up - quando vidi l'auto di Brian fermarsi
dietro la casa e lui che scendeva, cos solido e affidabile,
con i suoi vecchi jeans e una camicia appena stirata.
Brian esclamai. Mi porteresti da un dottore? Rachel
sta male.
Certo disse, si gir sui tacchi e senza pensarci un secondo
risal sull'auto. Mi sentii gi meglio. Presi Rachel e la
borsa, avvertii Darcy e mi infilai sul sedile anteriore. Il suo
medico  in St. Paul Street dissi, a qualche isolato da
noi. Da Jeremy, cio.
Qual  il problema? chiese Brian.
Non lo so, non riesco a capirlo.
Rachel era pi tranquilla, ora, forse per lo shock di trovarsi
in un'auto, ma continuava a lamentarsi un poco.
Magari  un dente disse Brian.
Non penso, non piangerebbe tanto.
Sei sicura? Io credo che...
Non puoi guidare e basta?
Tacque. Percorremmo velocemente la strada bianca che
avevo quasi dimenticato, tra due file di roulotte e casette
ben tenute e piene di fiori. Dopo un minuto dissi: Scusami,
Brian.
Non preoccuparti.
 solo che ho paura che chiuda presto, capisci, e poi
non saprei come...
Ma certo, certo, capisco.
Prendemmo la strada principale. Mi sembrava che Brian
guidasse pi in fretta di quanto fossi mai andata. I campi, le
fabbriche e i depositi schizzavano via veloci, poi arrivarono
i primi edifici grigi della citt e le lunghe file ininterrotte di
case a schiera. Brian superava a zigzag le auto pi lente,
suonando come fosse un'ambulanza, quasi senza frenare.
Mi sentivo in buone mani.
Davanti allo studio del medico, parcheggi in seconda fila
e scese dall'auto. Oh, non venire con me lo pregai, ti
prenderai una multa, Brian. Pensavo che mi avrebbe soltanto
accompagnata e che sarebbe passato a riprendermi
pi tardi. Ma aveva gi aperto la portiera dal mio lato e tese
le braccia per prendere la piccola, cos gliela passai. Libera
dal suo peso, mi sentii leggera e fresca. Lo seguii sul marciapiede,
che mi parve molto affollato, attraverso la porta
girevole di un edificio alto e scuro. Nell'ingresso mi colp il
freddo odore del marmo, che avevo dimenticato. Avevo anche
dimenticato il numero dell'ambulatorio del medico.
Eppure erano dieci anni che ci portavo i bambini! Era come
se fossi stata via per decenni. I miei occhi faticavano a
mettere a fuoco le piccole lettere bianche nella bacheca.
Perfino la mia mano, che tracciava una linea retta tra il suo
nome e il numero, mi sembrava la mano di un'estranea, abbronzata
e screpolata, dalle ossa grandi. Quattrocentotredici
dissi a Brian.
Non aspettiamo l'ascensore.
Lo seguii su per le scale. Rachel mi scrutava sopra la sua
spalla; tutta quella corsa l'aveva sorpresa e zittita.
Nella sala d'aspetto Brian disse all'infermiera: Non abbiamo
un appuntamento, ma  un'emergenza. Questa bambina
 molto malata.
L'infermiera guard Rachel. Rachel le sorrise.
Ci fece entrare in una piccola saletta, sul davanti dell'edificio.
Sopra il lettino delle visite c'era un'enorme finestra
sporca che dava sulla strada. Guardai gi e vidi le automobili
che tessevano i loro percorsi misteriosi sotto di noi, si
fermavano e ripartivano come per magia. Mi pareva di osservarle
da un altro pianeta. Pu svestirla intanto. Le
mando subito il dottore disse l'infermiera. Ma tutto quello
che Rachel aveva addosso era il pannolino, e bagnato,
per giunta. Glielo lasciai. Rimasi davanti alla finestra e pensai
ad altri tempi, pi felici, in cui ero stata l con tre o quattro
bambini per le vaccinazioni. Allora le mie uniche preoccupazioni
erano che non giocassero con i batuffoli di ovatta,
come calmare quello che aveva paura del cucchiaio per
guardare in gola e cosa preparare per cena a Jeremy quella
sera.
Entr il dottore con il suo camice bianco svolazzante,
era giovane, abbronzato. Signora Pauling esclam. Mi
racconti tutto.
Credo che Rachel stia male dissi, ma non riesco a
capire cosa sia.
Il medico fece un cenno con la testa a Brian e distese la
piccola sul lettino. Lei lo guardava con aria preoccupata.
Le premette lo stomaco, le palp la gola, le guard nel naso,
in bocca e nelle orecchie, le auscult il torace. Io trattenevo
il respiro. Il cuoio capelluto mi doleva per la tensione
dell'attesa. Otite sentenzi infine. Su entrambi i lati.
Oh! Tutto qui? Ne  sicuro?
Non mi pare ci sia nient'altro. L'ha vista tirarsi le orecchie,
di recente?
No, veramente.
In genere quello  un segnale.
Be', questo lo sapevo anch'io sbottai. Il sollievo mi rese
sgarbata. Avevo la sensazione che mi accusasse di qualcosa.
Non credeva che con sei figli mi sarei accorta se l'avessi
vista tirarsi le orecchie? Tutti i miei figli hanno le orecchie
delicate. Forse disapprovava che Rachel indossasse solo
quel pannolino grigiastro? A un tratto mi resi conto della figura
che dovevo fare, con la mia gonna tirolese e i sandali
infradito di plastica, e una spallina che usciva dalla camicetta
senza maniche chiusa con una spilla di sicurezza. La mia
borsetta era rattoppata con un cerotto color pelle. La girai
sul lato buono mentre lui si chinava a scrivere la ricetta.
Quando risalimmo in macchina, carichi di penicillina e decongestionanti
e un termometro nuovo di zecca, Brian
svolt e si diresse a est, mentre sarebbe stato pi logico
proseguire verso sud. Forse pensava che mi sarebbe dispiaciuto
passare vicino alla mia vecchia casa. Aspetta stavo
quasi per dire. Torniamo indietro. Volevo soltanto assicurarmi
che la casa esistesse ancora, non avevo intenzione
di entrare o qualcosa del genere. Ma Brian guardava dritto
davanti a s e masticava il bocchino della pipa fingendo che
quel giro fosse normale, cos alla fine non dissi niente.
L'auto aveva l'aria condizionata, non l'avevo notato prima,
quand'ero agitata. Per la prima volta in settimane mi
trovai a non dover combattere contro il caldo e Rachel si
addorment sulle mie ginocchia. Dev'essere una medicina
a effetto rapido not Brian. (Le avevamo dato la prima
dose in farmacia.) Quando gli dissi che secondo me era il
fresco, corrug la fronte. Allora, ti sei convinta che quella
baracca non  un posto adatto per dei bambini? disse.
Non vedo cosa c'entri la baracca adesso risposi. Ci
stiamo benissimo. I bambini soffrono di mal d'orecchie
ovunque. Dipende dalle curve del loro condotto uditivo.
Anche d'estate?
Sempre.
Non ci credo insist Brian. Se si ammalano d'estate,
figurati d'inverno... Non c' isolamento l, capisci? Non c'
riscaldamento e dovrai chiudere l'acqua tutte le sere e io
non capiter l al momento giusto ogni volta.
No, questo lo so risposi. In realt negli ultimi tempi
avevo pensato spesso all'inverno, ma poi avevo cercato di
togliermelo dalla testa. Troveremo una soluzione quando
sar il momento. Sono sicura che tutto...
 agosto, Mary.
Lo so.
Mi vuoi dire cosa sta succedendo tra te e Jeremy?
Be', di preciso non lo so nemmeno io dissi.
Ma lo ami ancora?
S, certo risposi. Era pi facile che descrivere la combinazione
esatta di amore e dolore e collera che da qualche
tempo provavo nei confronti di Jeremy.
Brian mi lanci una rapida occhiata, poi torn a guardare
la strada. Non voglio pestare i piedi a Jeremy disse,
ma se l'hai lasciato davvero vorrei che andassi fino in fondo
e chiedessi il divorzio. Ci stai pensando?
Non so perch la mia vita sembri sempre pi confusa di
quella degli altri. Prima Jeremy mi aveva fatto una proposta
di matrimonio quando non ero divorziata, e ora Brian mi
proponeva il divorzio quando non ero sposata. Scusami
dissi, ma in questo momento non mi va proprio di pensarci.
E va bene, allora. Volevo soltanto dirti che io sono qui,
Mary, e prima o poi avrai bisogno di qualcuno a cui rivolgerti.
Credeva che non ci avessi pensato?
La mia povera, patetica riserva di denaro, che un tempo
era parsa la risposta a tutto, ormai era quasi esaurita. Di
notte, quando non riuscivo a dormire, cercavo di farmi venire
in mente qualcuno che potesse aiutarmi. Durante il
viaggio di ritorno pensai alle soluzioni pi assurde: mettermi
con il tizio viscido che riparava le barche, ricomparire
all'improvviso davanti alla porta di Guy Tell. Immaginavo
la fila di bambini che mi seguivano come anatroccoli, la faccia
sbigottita di Guy, la sua nuova moglie che sbirciava sopra
la sua spalla. Sono tornata da te, Guy. Ah... e chi 
tutta quella gente con te, Mary? Mi venne quasi da ridere,
ma poi tornai seria. Cominciavo a capire che tutte le scelte
della mia vita erano dipese dalla presenza di un uomo che
mi mantenesse. Prima Guy, quando avevo lasciato i miei
genitori, poi John Harris, quando avevo lasciato Guy, e infine
Jeremy, quando John Harris se n'era andato. Ora non
riuscivo a immaginare nessun altro modo. Ero andata l da
sola, certo, ma cominciavo ad avere la sensazione di non
farcela. Sotto sotto, Jeremy e io ci somigliavamo pi di
quanto si potesse immaginare. Prima o poi avrei ceduto e
avrei trovato qualcuno, Brian o qualcun altro, era uguale.
Lo vedevo davanti a me come se fosse gi accaduto. Non riuscivo a immaginare un'altra via d'uscita. Mi sentii improvvisamente vuota e debole, come se mi fossi raggrinzita.
Lanciai un'occhiata a Brian, ma lui aveva lasciato cadere l'argomento quando gliel'avevo chiesto e ora si limitava a guidare, fumando la sua pipa in silenzio.
La sera racconto fiabe. Sono sempre le stesse vecchie fiabe, ripetute all'infinito. I bambini si rannicchiano contro di me, caldi e puliti, con la loro biancheria fresca di bucato,
profumati di latte. Io chiudo gli occhi, respiro a fondo il loro odore. Potrei raccontare queste fiabe nel sonno. Ancora una, dai, mamma dicono i bambini. Non si stancano mai?
Mi vedo su un divano sfondato sotto un tetto di latta deformato, sorretta su ambo i lati dai miei figli in mancanza di sostegni pi robusti. Capisco che dall'esterno do l'impressione di avere vissuto una vita piuttosto drammatica, con fughe di casa e figli e uomini che mi sono lasciata dietro in una fila quasi ininterrotta, ma il fatto  che quando uno le vive giorno per giorno, queste esperienze non sono poi cos eclatanti. Tranne la nascita di un figlio, tutti gli eventi alla fine si riducono a una manciata di cose insignificanti.
Quando morir, immagino che star notando un cerchio che qualcuno ha lasciato sul tavolino con un bicchiere d'acqua o una spirale di vapore che si leva da un bollitore che fischia. Sicuramente mi perder il momento del mio trapasso.
Raperonzolo. La principessa sul pisello. Tremolino. Mi va via la voce. La mia mente corre precedendo le parole. Invento giochi silenziosi con le vecchie trame stanche, mi piace
pensare a come continuano dopo la fine. Siamo proprio sicuri che Raperonzolo visse felice e contenta? Magari il principe smise di amarla quando si tagli i capelli. Magari la Vera Principessa fu una delusione per il marito, perch era cos veloce a trovare i difetti e cos schietta a elencarli. E dopo che Tremolino fu sconfitto, la figlia del mugnaio visse nella disperazione, perch il re continu a chiederle di filare altro oro e lei non ci riusc mai pi.
...
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...
CAPITOLO 8.
...
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...
Dalla primavera all'autunno 1971: Olivia.
...
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...
Sapete come scoprii che lei l'aveva lasciato? Lo trovai che
fumava una sigaretta. Salii nel suo studio venerd sera a
chiedere dove fossero gli altri, di sotto era cos strano. Bussai
e mi affacciai e lui era l, seduto su quel divano di velluto
viola, con una sigaretta tra il pollice e l'indice, e soffiava
dalla bocca un lungo e cauto imbuto di fumo. Signor Pau-
ling? dissi. Jeremy? Dove sono tutti gli altri? Ma poi lo
indovinai da sola, ancora prima di finire la domanda. Fu
qualcosa nel modo in cui teneva la sigaretta. Non so perch.
Oddio, l'ha lasciata dissi. Lui annu. Non mi sembrava
particolarmente sconvolto. Solo stordito, in un certo
senso. Si schiar la gola, ma non disse nulla, poi prese la sigaretta
tra l'indice e il medio e rimase l a fissarla, allora richiusi la porta.
Be', non avrebbe dovuto sorprendermi. Mary in realt era
una donna comune, molto diversa da come ci si aspetterebbe
la moglie di un artista. C'era da stupirsi, piuttosto, che
avesse avuto il buonsenso di sposarlo. Era cos terra terra.
Sempre l a scocciare e a mettere a posto e a coinvolgerlo
nei suoi piccoli problemi domestici. Bussava alla porta:
Jeremy? C' l'uomo delle doppie finestre con il preventivo
e vuole la tua firma, non accetta quella di nessun altro.
Ti spiacerebbe venire? Hai idea di quanto sia faticoso mandare
avanti questa casa? Se dovesse mai nascere un movimento
di liberazione maschile, mi iscriverei subito. Anche
se mi ci  voluto un po' prima di capirla bene, lo ammetto.
All'inizio ero contenta di avere un tetto sopra la testa, qualcuno
che avesse cura di me e mi ricordasse di prendere
l'impermeabile. Ma avevo lasciato una madre uguale a lei in
Pennsylvania, avevo fatto la fatica di scappare di casa, solo
per finire qui, nello stesso genere di situazione. Meno male
che me ne sono resa conto. Se penso a quanto ero vicina a passare dalla sua parte.
Tuttavia all'inizio fu uno shock, scoprire che se n'era andata.
Scesi a prepararmi un panino con il burro d'arachidi. I vecchi
erano in cucina in cerca di qualcosa per la cena. Mi davano
ai nervi tutti e due, per come strascicavano i piedi.
Sembrava che volessero tessere una rete sul pavimento della
cucina. Sentite dissi. Mary ha preso i bambini e se
n' andata. Questo li scosse. Il signor Somerset rimase a
bocca aperta e dimentic di controllare la padella. La vecchia
signorina Vinton continu a rimestare le uova, ma capii
che era sorpresa. La sua spatola girava sempre pi lenta.
Teneva lo sguardo fisso su ci che stava facendo. Se l' svignata aggiunsi. Lo sapevate?
Magari  andata a trovare qualcuno disse la signorina Vinton.
E chi?
Be', non sappiamo tutta la storia. Sono sicura che c'
una spiegazione.
Per esempio?
Sono sicura che alla fine tutto si risolver.
Quando la gente dice cos, ci che intende  che la vita
torner com'era prima. Non pensa mai che un cambiamento
potrebbe essere per il meglio.
Io porto un panino col burro d'arachidi a Jeremy li
informai.
Non credo che Jeremy mangi burro d'arachidi rispose
la signorina Vinton.
Perch non ha mai assaggiato il mio. Io lo preparo con
le mie mani.
S, s, lo sappiamo disse il signor Somerset. Io non
piaccio al signor Somerset. Quando mi parla, la sua voce 
stridula e stizzosa. Credi che non ti senta aggiunse, a
usare quel frullatore a tutta birra appena appoggio la testa
sul cuscino per il pisolino del pomeriggio?
Lo ignorai. Spalmai il burro d'arachidi su una fetta di
pane integrale. A me almeno viene in mente che potrebbe
avere bisogno di compagnia dissi.
Magari preferisce essere lasciato solo rispose la signorina
Vinton.
Questo star a lui dirlo, giusto?
La gente non pu sempre dire quello che prova, Olivia.
Immagino che vorr riflettere per un po', quando avr fame
scender e...
Conosco quelle come lei. Sempre cos virtuose a restarne
fuori, a lasciare in pace gli altri. E una scusa, ovviamente.
La riservatezza  il modo pi facile per uscirne; io invece
sono per buttarmi a capofitto. Sbattei il panino su un vassoio,
ci aggiunsi un'arancia (colorata artificialmente, ma cosa
potevo farci?) e andai dritta su da Jeremy. Sono io, Olivia.
Non ha fame?
Nessuna risposta. Entrai lo stesso. Stava fumando un'altra
sigaretta. Ecco dissi appoggiando il vassoio, poi mi
avvicinai a un'opera incompleta e commentai: Mi piace.
Finsi di non notare il suo aspetto desolato. Finsi che stesse
continuando a lavorarci a prescindere da tutto il resto, che
secondo me era quello che avrebbe dovuto fare. Ha una
bella armonia notai. A dire il vero, non avevo la pi pallida
idea di quali fossero i commenti adeguati, ma avrei imparato.
Ho un profondo rispetto per gli artisti. Quando
pensa di finirla? chiesi.
Non credo che la finir mai rispose Jeremy.
Sciocchezze.
Port di nuovo la sigaretta alla bocca. Si vedeva che non
era abituato a fumare. L'estremit del filtro gli sfiorava appena
le labbra, aspirava molto velocemente e soffiava subito
fuori il fumo senza inalarlo. Sul pacchetto che aveva sulle
ginocchia c'era scritto True: erano quelle della signorina
Vinton. Una marca leziosa. Le dispiace se resto un po' qui
a vedere mentre lavora? chiesi.
Smise di guardare il fumo e si volt verso di me. Aveva
gli occhi spalancati e rimase a bocca aperta. Non mi aspettavo
tanta attenzione cos tutta d'un colpo. Mi lisciai i capelli
e dissi: Be', certo se la distraggo...
Ma poi all'improvviso si alz in piedi, scatt in piedi, come
se fosse stato tirato da alcuni fili, e port la punta delle
dita alla bocca e rimase l cos, a ondeggiare. Dopo un momento
si gir e corse in bagno e lo sentii rigettare. Sembrava
non finire mai. Mi sedetti sul divano e cominciai ad arrotolarmi
una ciocca di capelli sul dito in attesa che tornasse.
Non avevo fretta di andarmene, avevo tutto il tempo del
mondo.
L'inverno scorso, mentre andavo al lavoro, avevo visto
Mary dall'altro lato della strada che accompagnava a casa
da scuola i bambini. Camminava verso un incrocio piuttosto
pericoloso, dove di solito c' un vigile, ma quel giorno
per qualche motivo non c'era. Una piccola folla di scolari si
era radunata sul marciapiede con l'aria spaventata. Mary
stava arrivando in mezzo a loro. Aveva la piccolina in braccio
e teneva Edward per mano e le bambine le stavano intorno
in cerchio. Quando scatt il semaforo, cominci ad
attraversare. Da tutte le parti si tesero piccole mani; bambini
estranei afferrarono il bordo del suo cappotto o della sua
manica o l'angolo della sua borsetta o perfino il piedino
penzoloni della piccola; e quelli che non riuscirono a raggiungerla
si attaccarono al cappotto di qualche bambino
che ci era riuscito. E lei procedeva maestosa con il suo bellissimo
viso dalla carnagione chiara, alto sopra di loro, controllando
che non arrivassero auto o ragazzacci in bicicletta
o qualsiasi altro pericolo inaspettato. Come ci si deve sentire,
a essere cos sicuri del proprio ruolo? Ad avere un'idea
cos chiara del proprio posto? Io aspettavo da tempo di capire
quale fosse il mio. Continuavo a cambiare citt, come
se ci che cercavo fosse un oggetto concreto. Di notte facevo
sogni spaventosi. Voci indistinte mi offrivano soluzioni e
promesse e risposte, ma poi quando mi alzavo non riuscivo
mai a ricordare cos'avessero detto. Ogni mattina portavo a
Jeremy noci e frutta per colazione, e a pranzo un panino e a
cena un altro, e anche se lui non dava a vedere di accorgersi
di me, aspettavo, sperando di essere definita.
Un giorno entrai con una ciotola di cereali e una mela e lo
trovai che inchiodava alcune assi per costruire una specie
di scatola. Lavorava molto lentamente e aveva abbandonato
la statua di prima. Questo mi sorprese. Mary una volta
mi aveva detto che lui finiva sempre ci che cominciava, anche
se il risultato non era quello che desiderava; sembrava
convinto che i suoi pezzi uscissero da lui come le olive da
un vasetto, e di non avere altra scelta se non quella di tirare
fuori il primo per poter arrivare al secondo. Be', non lo so,
forse quell'oliva particolare era stata soltanto un frammento
fin dal principio. Appoggiai sul tavolo la sua colazione e
lui disse: Oh, tra un minuto arrivo.
Davvero?
Prendi le tue cose intanto. Dove sono le tue cose?
Quali cose?
Si raddrizz e mi guard. Non sei venuta per la lezione?
Non sapevo cosa pensare. A quanto ne sapevo, lui non
dava nemmeno lezioni. Mi chiesi se non stesse uscendo di
testa. Un momento dissi. Sono Olivia, si ricorda?
Allora si tinse tutto di rosa in faccia e prese a rigirarsi il
martello tra le mani. Oh balbett, mi dispiace, scusami.
Non fa niente.
Devo essermi... E che mi sembri un po' il tipo della studentessa,
capisci?
Be', non lo sono precisai, non lo sono per niente.
Nessuno  soltanto ci che sembra in superficie rispose.
Era la prima cosa vera che mi avesse mai detto. Certo,
non era molto, ma almeno era un inizio.
* * *
Mi diede un elenco di prodotti da comprare per lui in un
negozio specializzato. Il negozio mi lasci a bocca aperta,
non ero mai stata in un posto cos bello. Era piccolo e accogliente
e c'era odore di colla e legno e tela. Il vecchietto dietro
il banco mi arrivava pi o meno alla cintura. Disse: S?
Posso aiutarla?
Volevo sei bombolette di adesivo spray risposi leggendo
dalla lista, e due tubetti di colla liquida e due chili e
mezzo di pezzetti di vetro colorato. Non avevo idea di cosa
stessi ordinando, ma lui sembrava capire perfettamente.
Continuava ad andare di qua e di l e tornava ad appoggiare
le cose sul banco.  per un mio amico artista gli spiegai.
S disse.
Magari lo conosce. Jeremy Pauling, ha avuto una mostra
personale alla galleria O'Donnell.
Pauling, s conferm l'uomo. Cominci a scrivere a
matita un elenco di cifre su un foglio di carta da pacco marrone.
Vediamo spesso sua moglie.
Davvero?
Metto tutto sul conto, va bene?
Sul conto?
- Smise di sommare le cifre e mi guard.
Eh... va bene dissi.
Non so perch fossi cos sorpresa. Da Sears e Roebuck
non hanno proprio tutto, in fondo, logico che ogni tanto
dovesse fare qualche commissione per lui. Eppure in un
certo senso mi guast l'umore. Soprattutto quando il vecchietto
mi consegn il pacco e disse: Spero che la signora
Pauling non sia ammalata. E una persona davvero deliziosa.
Certo, era soltanto un venditore. I venditori devono
sempre fare i complimenti.
Quando arrivai a casa stavo di nuovo meglio. Salii le scale
fingendo di essere in un film. Magari prima o poi sarebbe
stato girato un film, proprio l in quella casa. Una diva di
Hollywood avrebbe salito le scale recitando la mia parte,
per portare un pacco a un attore che recitava quella di Jeremy.
Il Toulouse-Lautrec americano. Quale musica di sottofondo
avrebbero scelto? Ne inventai una e la canticchiai
mentre salivo. Ero solo un personaggio secondario, ma importante,
avevo una certa influenza, e nell'ultima scena gli
avrei sorretto la testa in punto di morte. Una svolta significativa
nella sua produzione artistica sarebbe stata fatta risalire
all'epoca in cui mi aveva conosciuta. Cercai di immaginare
quale sarebbe stata quella svolta. Quando entrai nel
suo studio, la prima cosa che guardai fu il suo nuovo pezzo,
ma a dire il vero non sembrava affatto diverso da tutto
quello che aveva fatto in passato. Complicato. Confuso.
Come una di quelle poesie che lasci perdere dopo i primi
versi, perch anche se sai che dev'essere bella,  troppo faticoso
leggerla. Aveva messo in piedi la sua scatola e ci aveva
inserito delle assi in orizzontale e in verticale, come se volesse
costruire uno scaffale con tanti vani di dimensioni differenti,
e ora dipingeva l'interno di ogni vano di un colore
diverso. Mah... Sempre nel film, gli mettevo una mano sulla
spalla e dicevo: Questa volta mi sembra un'opera molto
speciale. Lui si schermiva e mi guardava. Be' dissi,
qui ci sono le cose che le ho comprato.
Quando verific il contenuto del pacco sapeva esattamente
cosa stava facendo. Per la prima volta sembrava del
tutto sicuro di s. Sollev in controluce una lastra di vetro
azzurro e strinse gli occhi e poi la infil in una specie di
contenitore verticale sotto un ripiano; agit vicino all'orecchio
una bomboletta di colla; si gir tra le dita una biro a
dieci colori che avevo rubato d'impulso da un espositore
mentre uscivo dal negozio. Mi piacque come la teneva con
due mani, cos pieno di riverenza, quasi la capisse in un
modo pi profondo di quanto non facesse la gente comune.
Oh, mi affascinava. Quella  un omaggio della ditta
dissi. Lui mi guard. Cio,  un regalo per lei da parte
mia. Appoggi la penna su un tavolo. Forse non gli piaceva
ricevere regali. Si pul le mani sui pantaloni e stette l un
minuto, a scrutare la penna, poi si gir e riprese in mano il
pennello. Come materiale per un film non era granch.,
Avrebbero potuto farne un film muto e non perdere nulla.
Mi dica una cosa, Jeremy dissi. Non va mai nei bar o
nei locali o cose del genere?
Cosa? No, no.
Secondo me pu anche essere utile, andare nei posti
cos.
Fin di dipingere un vano di grigio. Cambi pennello e
cominci a colorarne un altro: giallo. Ogni piccola screpolatura
veniva coperta del tutto, il pennello passava e ripassava
sul buco lasciato da un nodo, con suoni pazienti, ostinati,
fruscianti, fino a riempirlo.
Dove sono quegli artisti pazzerelli e felici di cui si sente
sempre parlare? gli chiesi. Non va mai a bere o cose del
genere? Non ha amici artisti? Non balla mai con loro, o si
ubriaca o canta canzoni?
Quando alz lo sguardo, i suoi occhi erano cos pallidi e
vuoti che pensai sarebbe seguito uno di quei momenti in
cui si bloccava con lo sguardo fisso, invece mi sorprese.
Secondo me disse, l'ultimo artista felice era l'uomo
delle caverne, che tornava dalla caccia e abbozzava uno
schizzo della sua preda su una parete di roccia.
Oh balbettai. Be' e se...
O forse no riprese Jeremy. Forse nemmeno allora.
Forse era zoppo, non aveva il permesso di cacciare e rimaneva
a casa con le donne e i bambini e dipingeva quelle immagini
per consolarsi.
Come fa a saperlo? chiesi. Come fa a sapere che
l'uomo delle caverne non restava a casa perch per disegnare
aveva bisogno di talmente tante energie che non poteva
anche cacciare?
Non glielo chiesi cos, senza motivo. A volte avevo l'impressione
che Jeremy fosse come gli altri uomini quando si
alzava la mattina e che poi lavorando sbiadisse con il passare
delle ore, come se l'arte in qualche modo lo cancellasse.
Come se ogni pezzo fosse un altro strato che perdeva,
quando era gi ridotto all'osso. Ma se mi sent, non mi prese
sul serio. Era assorto, partito per la tangente. Io sogno
spesso di essere un uomo delle caverne disse.
Oh, davvero? chiesi. Adoro parlare di sogni.
E sempre prima che l'uomo imparasse ad accendere il
fuoco, capisci? Lo conoscevano, s, ma solo quando cadeva
un fulmine e un bosco si incendiava per disgrazia e bruciava.
Nel sogno rimango tutta la notte a guardare le cime degli
alberi, sperando che nella mia vita si incendi qualcosa in
modo da poterlo vedere.
Forse  un messaggio dissi.
Cosa?
Qualcosa di soprannaturale.
Oh. Forse.
Non  bellissimo, stare a parlare cos, eh Jeremy? Non
l'ha mai fatto prima. Cominciavo a pensare... Non andiamo
d'accordo a meraviglia, noi due?
Come? Oh. Certo rispose Jeremy.
Poi pos il pennello giallo e ne scelse uno color avorio, e
quando poco dopo mi guard avrei anche potuto non essere
l, tanto era spento il suo volto, tanto erano trasparenti i
suoi occhi.
Andai alla galleria O'Donnell in cerca di qualche risposta
su Jeremy. Era luglio, ma indossavo l'impermeabile bianco
con le estremit della cintura infilate nelle tasche, perch
cos mi sento sempre pi padrona delle situazioni, e non
tolsi gli occhiali da sole nemmeno all'interno. Le gallerie in
genere mi fanno crollare. Una volta l'avevo detto a Mary,
quando mi aveva chiesto se volevo visitare la personale di
Jeremy, e lei era scoppiata a ridere. Pensava che parlassi in
senso figurato. Mary non crolla mai. Non credo che ne sia
capace.
La mostra delle opere di Jeremy era finita e mi dispiaceva
averla persa, ma erano ancora esposti diversi suoi pezzi.
Tutti illuminati davanti a pareti bianche. Sistemati cos,
non sembravano essere stati prodotti da mani umane. Trovai
i suoi collage, alcune piccole statue del primo periodo,
una pi recente al centro di una sala. Guardai quella per
prima. Contavo su qualche improvvisa folgorazione, invece
niente. Come dovevo interpretarla? Un uomo che spingeva
una carriola, racchiuso in una rete di corde e carrucole, catene
e pesi. Gran parte era gesso, ma se guardavi abbastanza
a lungo potevi trovarci praticamente tutti i materiali della
terra. Era come se Jeremy l'avesse composta in una sorta
di frenesia. Parti dipinte che sfumavano all'improvviso in
zone scolpite, che a loro volta lasciavano il posto a dcoupage,
e sulla parte bassa del torace dell'uomo trovai alcune
parole incise frettolosamente con uno strumento tagliente:
UNA TAZZA PESANTE DI CALDO... lasciate sospese dove aveva
esaurito lo spazio, come se avesse buttato via il coltello in
un improvviso accesso di impazienza e avesse afferrato senza
guardare la prima cosa che gli capitava, un foglio di tela
ruvida o un barattolo di colla o un gomitolo di fil di ferro.
Non riuscivo a capirlo. Tornai indietro nel tempo, oltre i
pezzi pi piccoli, fino ad arrivare ai collage. Mi tolsi gli occhiali
da sole, ma non serv. E poi cominciava a dolermi il
collo. Mi succede sempre, quando mi sento frustrata. Cos
rinunciai, per avevo ancora un'ultima cosa da fare prima
di andarmene. Andai dal proprietario della galleria, che era
seduto in un piccolo ufficio sul fondo. Stava sfogliando alcune
carte unite da una molletta. Un uomo attraente, con la
barba. Salve dissi.
Lui sistem le carte e alz lo sguardo. Oh, salve rispose.
Vedo che ha dei pezzi di... come si chiama, Paul? Pauling?
Be', non ho intenzione di acquistarli adesso, ma volevo
solo dirle che spero lei sappia quanto  dotato. E il suo
artista migliore. Come mai vende le sue opere a prezzi cos
bassi?
Sei Olivia, giusto?
Cosa?
Ti ho vista una volta nella cucina di Mary, mentre portavo
fuori un pezzo spieg. Sono contento di vederti. Io
sono Brian O'Donnell.
Oh dissi rimettendomi gli occhiali. Be', scusi. Pensavo
solo di mettere una buona parola per lui, gi che c'ero.
Ottima idea. Come sta?
Sta bene.
L'ho visto la settimana scorsa, ma mi ha detto di non
avere pezzi pronti.
Gi, per ne avr presto risposi. Davvero, ne avr
parecchi nuovi, molto presto. Molto diversi dagli altri
suoi.  una svolta. Lo sa che sua moglie l'ha lasciato, no?
S.
Adesso sto io con lui.
Ah s?
Estrassi dalle tasche le estremit della cintura e le allacciai.
Gli tesi la mano. Be', molto lieta di averla vista. Lui
si alz e si sporse sulla scrivania. Sul palmo aveva il segno
della molletta. Strinse la mia e la tenne stretta anche quando
cominciai a ritirarla. Tu stai con Jeremy? chiese.
Oh s.
Ma sei... sei...
Venga a trovarci qualche volta dissi.
Be', d'accordo.
Ma non subito, ovviamente. Ha ancora un paio di cosette
da terminare. A pi tardi, allora.
Certo rispose il signor O'Donnell.
Mi buttai la borsa sulla spalla e me ne andai. Avvertivo
il suo sguardo che mi seguiva. Fuori c'erano almeno trentadue
gradi, ma ero contenta di essermi messa l'impermeabile.
Non sono cos disorganizzata come sembro. Riconosco gli
schemi, so fare due pi due come chiunque altro. E a questo
punto avevo capito che, se avessi continuato a fungere
da collegamento tra Jeremy e il mondo esterno, a comprargli
la colla e a preparargli la colazione, avrei finito per diventare
una seconda Mary. Queste cose succedono cos, a
poco a poco. Ci che dovevo fare era riuscire in qualche
modo a entrare. Entrare nella sua piccola stanza di vetro,
dove saremmo stati noi due soli, a guardare fuori. Mary
non l'aveva mai fatto, ma io ci avrei provato. Certo, sapevo
che era vecchio. La prima volta che l'avevo visto mi era
sembrato vecchissimo e per giunta strano. Stringergli la
mano era come stringere una pasta calda. Ma questo era
prima che lo capissi bene. Lo capii subito dopo che Mary se
ne and. Cominciai ad avvertire una certa forza di attrazione;
c'era qualcosa in quella situazione, quell'artista l da solo a due piani di altezza dalla terra, quella donna in grado
di ridurre a pezzi un uomo soltanto uscendo dal suo mondo.
Be', lei era il suo mondo. Perch non potevo esserlo io?
Solo in modo migliore, pi vicina, pi comprensiva. Come
si fa a entrare cos in un uomo? Dov' il tasto segreto?
Sta venendo bene quell'affare, Jeremy dissi, anche se
tutto ci che vedevo era che aveva finito di dipingere i piccoli
vani e cominciava a riempirli con gli oggetti pi disparati.
 notevole, davvero.
Ma  unico?
Non era la prima volta che mi faceva quella domanda.
Tu diresti che  una cosa unica?
Ma certo gli assicurai.
Non ci vedi dentro nessun altro, no?
Eh?
Mary, per esempio?
Mary? Finora ci aveva messo un campanello di bicicletta,
un quadrato di carta da parati a fiori e un bottone di
legno.
Continuo ad avere la sensazione che in qualche modo
Mary tinga le cose.
Ma il colore che vedevo io era reale, una lastra di vetro
azzurro che Jeremy tagliava con un piccolo arnese che sembrava
una rotellina per affettare la pizza. Mi venne da ridere.
Poi cominciai a deprimermi. Quando avrei capito le sue
opere? Avevo immaginato di arrivarci, che un giorno sarei
entrata nel suo studio e a un tratto avrei capito cosa intendeva.
Ma non era ancora successo.
 come se lo vedessi attraverso i suoi occhi disse.
Lo vedi...
Ma naturalmente non  vero. Lo vedo io.
Naturalmente.
Lo vedo per conto mio.
Certo.
Non c' dentro nessun altro, nemmeno un pezzetto,
nessun altro.
Certo, Jeremy, certo.
Smisi di uscire. Smisi di rispondere al telefono. Lasciai che
la posta si accumulasse sul tavolo. All'ora dei pasti, Jeremy
e io scendevamo insieme in cucina e ci mangiavamo una
scatola intera di cioccolatini o il salame della signorina Vinton,
oppure non mangiavamo niente, non importava. Se lui
lavorava, io stavo sdraiata sul divano nel suo studio e facevo
dondolare il piede in aria. Guardavo il lucernario. Conoscevo
ogni screpolatura dell'infisso e ogni foglia morta
sul vetro. Lui per non lavorava molto. Credevo che sarebbe
andato pi in fretta. Certi giorni non faceva che scarabocchiare
su un pezzetto di carta o stava seduto sulla poltrona
a mordersi le unghie o continuava a girare intorno al
pezzo senza mai guardarlo. Se parlavo, non mi rispondeva.
Ci rinunciai. Guardavo le foglie brune che passavano veloci
sul vetro del lucernario.
Ci che facevamo di pi era guardare la televisione in salotto.
Ovviamente non era quello che avevo immaginato,
ma dopotutto cercavo di vedere le cose attraverso i suoi occhi.
Stavo seduta accanto a lui e guardavo, dalla mattina alla
sera. Non pensavo che ci si potesse far coinvolgere tanto
dai programmi televisivi. Nelle soap opera la vita delle persone
era governata da un disegno contorto che determinava
ogni cosa e che non eravamo in grado di vedere. Nei talk
show conversavano in modo cos educato, con quei volti
imperturbabili e privi di consistenza. Aspettavano sempre
che l'altro finisse, prima di cominciare a parlare. Sceglievano
il tono di voce senza un secondo di esitazione, un tono
allegro dopo uno cupo, una domanda, una risatina, una nota
di improvvisa fermezza. Tutto cos perfettamente orchestrato.
Com'erano beneducati! Mi giravo verso Jeremy e
aprivo la bocca. Volevo vedere se riuscivo a ottenere lo stesso
effetto, ma poi non mi veniva in mente niente da dire.
Tanto non mi avrebbe sentito comunque.
Di pomeriggio c'era Sesame Street. Temevo che gli ricordasse
i suoi figli, ma sembrava di no. Lo guardava come fosse
lui stesso un bambino. Quando c'erano colpi di scena
sobbalzava e poi si rilassava. Sperava sempre che ci fosse
un numero entusiasmante con molte canzoni. Rideva in
tutti i punti buffi e saltellava un po' sulla poltrona. Be', in
un certo senso erano comici. C'era un numero in particolare,
in cui una piccola marionetta protestava perch in tutto
il giorno l'unica cosa che le era successa era una sbucciatura
a un dito. Poi si scopriva che si era sbucciata un dito
scappando da un cane che scappava da un leone liberato da
una scimmia quando il camion dei pompieri aveva investito
la gabbia della scimmia... be', non ricordo come andava di
preciso, ma Jeremy si divertiva molto. Devono averlo mandato
in onda una ventina di volte, e lui ogni volta si sporgeva
in avanti e guardava con attenzione e annuiva, e quando
era finito sospirava e si guardava le ginocchia.
Di sera c'erano le avventure, un sacco di inseguimenti e
di fughe. Jeremy guardava di tutto, tranne i programmi in
cui uomini innocenti venivano sospettati di avere commesso
qualche crimine. Allora diceva: No, no, questo non va
bene. Non gli piaceva sentirsi in pena per gli altri. Mi
chiedeva di trovare una commedia o qualche trasmissione
di medicina in cui si sapesse fin dall'inizio chi sarebbe morto.
Quando c'era la pubblicit, i vecchi ne approfittavano
per andare a prendere una maglia o un boccone, mentre Jeremy
e io rimanevamo l. Dopo un po' uno finisce per abituarsi
a queste cose. Ammiri i volti degli attori. Ti affezioni
alla musica di sottofondo. A quel buffo balletto nello spot
della gomma da masticare. Alla canzone della Coca-Cola in
cui tutti sembrano andare d'amore e d'accordo.
Quando era ora di dormire, Jeremy se ne andava senza
dare la buonanotte. Era come se io non ci fossi. Prima socchiudeva
gli occhi e li stropicciava, poi si allontanava, senza
un obiettivo apparente, e qualche tempo dopo si sentiva
l'acqua nel bagno di sotto. Allora andavo a letto anch'io.
Non dormivo bene. Stavo sdraiata sul fianco per ore, ascoltavo
i rumori della casa che si acquietava e diventava silenziosa,
come se si chiudesse in se stessa, isolandosi dal mondo
esterno. O se dormivo, magari mi svegliavo di soprassalto
alle due, alle tre o alle quattro del mattino. Mi mettevo
seduta, soffocata dalle lenzuola, troppo coperta, con la gola
asciutta. Era settembre e certe notti si accendeva il riscaldamento.
I radiatori riscaldandosi diffondevano un odore
polveroso e amaro; la casa sembrava una persona anziana,
tutta ossa scricchiolanti e tosse e alito pesante.
Alcuni pittori hanno periodi blu e rosa, Jeremy no. I suoi
cambiamenti riguardavano la profondit, non i colori. Un
periodo piatto, un periodo in rilievo. Un periodo tridimensionale.
Cosa viene dopo il tridimensionale? Quadridimensionale?
Sta costruendo una macchina del tempo gli
dissi.
Eh?
Questo spiega tutti quegli strambi aggeggi che ci mette
dentro.
Strambi? Perch li chiami strambi?
Ma poi continuava, incollava una banana di plastica del
supermercato giocattolo di Pippi nel vano in basso a destra.
Poi accanto un cucchiaino per neonati dal manico ricurvo.
Povera Rachel. In ogni vano c'era uno strano insieme
di oggetti, in gran parte metallici. Il tutto aveva l'aspetto
improvvisato di un modellino in scala di un inventore folle.
Era cos strano che pensassi a una macchina del tempo?
Il tempo dev'essere la spiegazione di tutto gli dissi.
Gli occhielli di tempo che restano ingarbugliati e separati
dal filo principale. Lei, per esempio dissi e lui alz lo
sguardo. Lo sa perch fa i suoi pezzi?  in un occhiello di
tempo.
Ah s?
Separato dal filo principale.  per questo che vede abbastanza
chiaro, perch  pi lontano. Magari questa statua
 una specie di appunto, come quelli che gli archeologi si
annotano durante uno scavo. Lei  in visita. Ma se ne rende
conto?
Non mi aspettavo che mi desse retta, e invece lo fece.
Non esattamente su quel punto, ma: Ho pensato spesso
disse, se tornassi indietro, indietro nel tempo, in qualche
modo, non sarei mai in grado di insegnare a qualcuno come
costruire una radio.
Perch vorrebbe farlo? gli chiesi.
Quello che intendo  che il ventesimo secolo per me 
sprecato, non capisci?
Certo. Non  il suo tempo.
Come vorrei che lo fosse disse Jeremy.
Ma no, Jeremy! Non ha sentito quello che ho detto? Se
non fosse in un occhiello di tempo, non farebbe le opere
che fa.
Per mi piacerebbe insist.
Poi si sedette per terra e cominci a grattarsi dalle dita la
colla asciutta, come un chirurgo che si sfila i guanti di gomma.
In genere significava che per quel giorno aveva finito di
lavorare. I suoi orari erano cos particolari: passava tre ore a
girare in tondo intorno al pezzo lanciandogli rapide e timide
occhiate, poi lavorava per dieci minuti e poi si afflosciava
sul pavimento in un mucchietto apatico. Mi lasciai scivolare
gi dal divano e mi accucciai davanti a lui. Gli spettri
dissi. Adesso ho capito cosa sono. Lei lo sa?
No.
Sono persone del passato, nostri antenati, tornano a
trovarci in una macchina del tempo. Ma certo! Sono qui
per sbaglio. Magari non sanno nemmeno cosa gli  successo.
Arrivano cos, per caso. "Santo cielo" dicono, "cosa sta
succedendo? Come sono arrivato qui?" poi tornano nel loro
occhiello di tempo e provano un altro periodo.  per
questo che continuano a svanire cos. Scommetto che ha visitato
un sacco di posti come spettro, Jeremy.
Ho una fame tremenda disse.
I marziani, prenda i marziani. Come mai pensiamo che
vengano da un altro pianeta? Sono del nostro pianeta, Jeremy,
venti secoli nel futuro. Portano scafandri contro la
nostra atmosfera antiquata e sembrano un po' diversi per
via dell'evoluzione. Sono i nostri discendenti che tornano
per fare qualche ricerca storica.
Be', forse ammise Jeremy. Pu anche darsi che tu
abbia ragione. Raccolse i pezzetti di colla in un mucchietto
per terra. Tu le sai preparare le focaccine? chiese.
No. Mi feci dare i pezzetti di colla e li appallottolai
tra le mani. C'erano tante cose che volevo dirgli e non accadeva
molto spesso che mi lasciasse stare di fronte a lui in
quel modo. Le  mai capitato che qualcosa sia sparito cos,
senza spiegazione? E che poi non l'abbia pi ritrovato?
Oh s.
Ecco, magari se lo sono preso i suoi discendenti.
Davvero?
I cosiddetti marziani. Magari  il loro punto debole, la
cleptomania. Alcuni dei suoi oggetti personali un giorno
saranno pezzi d'antiquariato di valore inestimabile, e ovviamente
i marziani sanno di preciso quali. Lo sa cosa dovremmo
fare quando ci accorgiamo che ci  sparito un oggetto
del genere? Comprarne venti uguali. Come investimento.
Per esempio io adesso ho perso la mia cintura con la
frangia. L'ho cercata dappertutto. Nel quarantesimo secolo
magari non useranno nemmeno le cinture. Non dovrei
comprarne uno stock e conservarle?
Io ho una fame tremenda, Olivia ripet Jeremy. Tu
no?
S, ma aspetti, voglio chiederle una cosa.
Non credo che abbiamo fatto colazione.
Ascolti, Jeremy. Lei  un discendente o un antenato?
Lo sa?
Cosa?
Lo sa da quale tempo proviene? S o no? Ci pensi, Jeremy.
Voglio riuscire a scoprirlo.
Ma tutto quello che Jeremy disse fu: Io vorrei tanto che
tu imparassi a fare le focaccine.
Allora appoggiai con decisione la mano sulla sua, che teneva
sul ginocchio, e lui sussult e si tir indietro. Ma invece
di togliere la mano, la lasci l e dopo essere rimasto immobile
per un lungo minuto disse con una voce lontana:
Sei cos forte.
Credo che cercasse di sembrare al passo con i tempi.
Sfil la mano. Sempre inclinato all'indietro, tese la mano
e tocc una ciocca dei miei capelli con la punta di un dito.
Sei cos fredda disse.
Allora capii. Mi parve di capire tutto di lui. Io sono
sempre fredda gli dissi. Mai calda. Mary era calda.
Tu no insist.
Ci guardammo, senza sorridere affatto.
Gli piacevo nei colori del ghiaccio, azzurri e grigi pallidi e
bianchi, tutto uniforme, preferibilmente lucido. Non me lo
diceva, ma lo sapevo. Ormai non doveva pi dire niente. A
volte passavamo giorni interi senza dire niente e senza nemmeno
guardarci, e non ci toccavamo mai, neanche per sbaglio.
Ci muovevamo uno accanto all'altra, all'unisono. Stavamo
seduti su identiche poltrone verdi impolverate a
guardare casalinghe che vincevano elettrodomestici. Quando
vincevano, gridavano e abbracciavano il conduttore e
stringevano forte la sua faccia tra le mani per baciarlo.
Anch'io un tempo vincevo cose disse Jeremy. Una donna
si mise a saltellare e cadde male sui tacchi a spillo e si
storse una caviglia. Jeremy e io la guardammo senza cambiare
espressione, come due pesci rossi in una boccia di
vetro.
Vedevo che gli altri correvano di continuo di qua e di l,
e nove decimi di quello che facevano avrebbero dovuto rifarlo
il giorno dopo. Pulire, lavarsi, fare conversazione. Ci
pensai a lungo, ma non ne parlai con Jeremy. Non ce n'era
bisogno. Met dell'idea la presi da lui, per osmosi; l'altra
met la dedussi per conto mio e gliela passai altrettanto silenziosamente.
Lui smise di radersi. La barba gli crebbe un
centimetro e si ferm. Quanto tempo avrebbe potuto risparmiare
in tutti questi anni, se l'avesse saputo! Smettemmo
di andare di sopra. Abbandonammo il suo studio e la
mia stanza. Guarda le scale, pensammo insieme in silenzio:
che esempio perfetto di inutilit. Salgono e scendono. Se
sali, poi devi scendere. Disfi tutto e ricominci da capo. Dopo
l'inno nazionale alla fine dei programmi ci addormentavamo
in poltrona o in salotto o nella camera al pianoterra,
uno accanto all'altra sopra il copriletto. Io lo seguivo ovunque
ma senza chiedere niente, un'anti-Mary con cui dividere
una pozza di freddo. Gli insegnai a dormire fino a tardi.
Quando si svegliava e mi trovava accanto a s, faceva subito
per alzarsi. Stai tranquillo gli dicevo, e allora lui tornava
a sdraiarsi e, come me, fissava il soffitto bianco altissimo,
mentre il mezzogiorno si avvicinava e ci passava sopra e si
allontanava di nuovo rombando. Ora ero un'artista anch'io.
Nella mia mente coloravo il soffitto con i lampi frastagliati
che vedi quando stringi forte gli occhi; Jeremy faceva
lo stesso. Lo facevamo insieme. Non c'erano corde
che ci legassero al resto del mondo. Oh buon Dio!
esclamava il signor Somerset, quando si avvicinava ciabattando
e si fermava davanti alla porta della stanza. Ma
guarda qua! Cosa credete di fare, voi due qui? Io non rispondevo.
Jeremy non sentiva. Jeremy era pi avanti di me,
aveva perso quasi del tutto il contatto con la realt, ma io lo
stavo raggiungendo pi presto che potevo.
Io non mangiavo, Jeremy invece s. Divor tutto il cibo
della signorina Vinton: un filone di pane, un vasetto di
maionese, un pacchetto di Wurstel. Lo guardavo mangiare
e mi sentivo sazia anch'io. Mi accorgevo che le mie dita diventavano
nodose e i jeans mi stavano larghi, ma mi sentivo
cos grassa. Smetteva di masticare e guardava dalla mia parte.
Chiudevo gli occhi. Lui riprendeva a mangiare.
Una volta disse: Mia madre  morta e anche le mie due
sorelle.
Oh dissi.
Anche mio padre.
Tuo padre.
Poi lei. Tutti mi hanno lasciato.
Io no.
Tutti quelli che erano fuori da me mi hanno lasciato.
Fu cos che mi fece sapere cosa provava per me.
Ero sdraiata sul letto e ascoltavo i colombi che strappavano
l'edera dal muro esterno. Doveva essere autunno. C'erano
le bacche sull'edera. Jeremy dormiva accanto a me da quattro
ore, mentre io facevo la guardia. A quel punto arriv la
signorina Vinton. Era vestita di blu scuro. Un colore cos
forte. Si ferm sulla porta un momento, poi entr nella
stanza e si chin su di me. Mi prese per il mento e gir la
mia faccia verso di s. Olivia disse.
Io mi limitai a guardarla.
Olivia, mi senti?
Jeremy sospir e mormor qualcosa. Sognava dei cavalli,
mandrie di cavalli selvaggi dalle tinte sfuocate.
Ascoltami, Olivia. Adesso devi rimetterti in carreggiata.
Mi senti?
Pi vecchio diventi, pi censuri quello che ti passa per la
testa. Dove hai tolto le cose, rimangono grandi spazi vuoti.
Diventi come la signorina Vinton e il signor Somerset; parli
molto lentamente, per riempire tutti quegli spazi. Voglio...
che tu... ti guardi bene e rifletta... Olivia.
Io continuavo a guardare lei.
Rispondimi.
La sua mano stringeva il mio mento in una morsa, come
quando gli adulti ti costringono a confessare. Cosa vuole
che dica? chiesi, ma usai un tono di voce piatto, perch
capisse che non avevo paura di lei. La sua mano si allent
un poco.
Ho deciso di parlare con te perch credo che tu sia pi
presente di lui. Non puoi non accorgerti di come ti stai lasciando
andare. Quand' l'ultima volta che ti sei fatta il bagno?
Guardati i capelli, i tuoi bei capelli lunghi! Sei tutta
pelle e ossa, non hai un aspetto sano. C' qualcosa di strano
nei tuoi occhi. Cos' che hai addosso?
Vorrei tanto che interrompessero per la pubblicit anche
nella vita vera.
Non sopporto di vedere il male che ti stai facendo, Olivia.
E fai stare ancora peggio Jeremy, te ne rendi conto, s o
no?
Bugia. Non vede, avrei voluto dirle, come gli resto fedele
mentre tutti gli altri lo abbandonano? L'ultimo fedele rimasto
in chiesa. Io lo farei sentire peggio?
Credo che tu stia uscendo di senno, Olivia.
Di nuovo quella morsa sotto il mento.
Be', s, pu anche darsi ammisi, ma posso riprendermi
quando voglio.
E allora fallo. Riprenditi.
Non crede che ne sia capace?
Oh s. S che ci credo.  per questo che ti dico di farlo.
Non vedo perch risposi, poi mi liberai della sua mano
con uno strattone e le girai le spalle.
E Jeremy allora? Olivia?
Cosa.
Sono settimane che non lavora. L'hai lasciato allontanarsi
troppo. Non ti preoccupa?
Non risposi.
Olivia?
Se ne and. La sentii andare in cucina con un ticchettio
di tacchi, sospirare, e uscire di nuovo, con il medesimo ticchettio.
Quando Jeremy si svegli gli chiesi: Perch non stai lavorando?
Lavorando...
Non sono certo stata io a farti smettere.
Qualcosa gli fece alzare lo sguardo, forse il tono della
mia voce. Ero cos ferita. Non riuscivo a capire cosa fosse
successo.
Ho finito un pezzo disse.
Oh risposi. Be', allora...
Non disse quando aveva intenzione di cominciarne uno
nuovo.
Doveva essere un giorno lavorativo. La signorina Vinton
era uscita e non vedevo il signor Somerset. Il gatto era acciambellato
sullo scolatoio in cucina, accendeva e spegneva
i suoi occhi verdi e inespressivi. Avevo la nausea. Non voglio
fare colazione dissi a Jeremy. Andiamo a vedere il
tuo pezzo.
Stava finendo i bordi di una fetta di pane tostato che la
signorina Vinton aveva schizzinosamente avanzato nella
ciotola dei cereali. Un'altra volta mi disse.
Voglio vederlo adesso.
Olivia?
Adesso, Jeremy.
Salimmo le scale. Era come tornare nella casa della nostra
infanzia, tutto sembrava pi piccolo e pi misero. La
cesta nel corridoio del primo piano traboccava di vestiti e
sul davanzale c'era un vaso con un unico fiore secco, morto
stecchito. La porta chiusa della mia stanza aveva un'aria patetica.
Continuammo a salire. Avevo il fiatone e l'oscurit
continuava a piombarmi addosso. Quando arrivammo nellostudio dissi: Bene ma Jeremy and dritto a sedersi
sulla sua sedia a dondolo. Dovetti guardare il pezzo da sola.
Immaginate una cassa di legno per le bottiglie, solo pi
grande, in posizione verticale. Una serie di scomparti e in
ogni scomparto una raccolta di oggetti diversa. Come una
pubblicit che presenti la sezione trasversale di una casa in
cui vivano molte persone. Era la compagnia dei telefoni, a
farne una simile? S, la Bell Telephone, per convincerti che
avevi bisogno di una presa in ogni stanza. O forse qualche
altro apparecchio. Un radiatore elettrico, forse. Dovrei ricordarmene,
da bambina di sicuro li avevo guardati con attenzione.
In una stanza c'era Junior con la sua raccolta di
francobolli, in un'altra Sis si vestiva per uscire, in bagno
pap faceva la doccia e la mamma era in cucina ai fornelli.
Ma nel pezzo di Jeremy non c'erano persone. Soltanto l'idea
di persone, di intere vite improvvisamente interrotte, di
oggetti personali che portavano ancora l'impronta dei loro
possessori scomparsi. Di sopra quadrati scuri pieni di giochi,
ritagli di carta, un lettino per bambole di plastica rovesciato
su un lato come se un accesso di esuberanza l'avesse
buttato l e fosse passato oltre, lasciando un vuoto che ti faceva
quasi venire da piangere. Di sotto cibi, ruote, una presa,
un semplice quadrato di moquette verde. Altri oggetti
troppo frammentati per poter essere identificati. Dovetti
sporgermi e stringere gli occhi, e alla fine abbandonare
l'impresa e tornare con i talloni per terra e scrollarmi i capelli
dal viso.
Perch non vai avanti e costruisci una casa per le bambole?
dissi.
Lui si dondolava sulla sedia, con lo sguardo fisso fuori
dalla finestra.
Come la chiamerai? Ode alla periferia? Inno a Mary?
Continu a dondolarsi.
Lode alla vita buona?
Andai a piazzarmi davanti a lui, dove sarebbe stato costretto
a guardarmi. Finalmente riesco a capire e mi mostri
questo pezzo dissi. Sei tu quello che non capisco.
Non ci riuscir mai. Jeremy? Non ero io ci di cui avevi bisogno?
Non vorrai dirmi che era lei, vero?  cos? Era
lei?
Ma bench fossi davanti a lui, non sembrava vedermi. I
suoi occhi erano inespressivi come quelli del gatto in cucina.
Vedeva al di l, senza nemmeno doversi sforzare. Aveva
un piccolo sorriso tremulo agli angoli della bocca. Soltanto
i folli sorridono cos.
Tutto ci che dovevo portarmi via erano le poche cose che
avevo nello zainetto quand'ero arrivata: due paia di jeans e
due magliette. Lasciai l la camicetta azzurro ghiaccio e il
vestito messicano bianco lucido e l'impermeabile bianco e
il vestito grigio con i ricami luccicanti sulle spalle. Presi un
po' di frutta e una confezione di cereali. Ero affamata. Infilai
i sandali e uscii.
Come mai faceva cos freddo? Tutte le foglie erano a terra.
Il vento trapassava la mia maglietta da parte a parte e
dovetti stringermi al petto lo zaino per riscaldarmi. Avevo
pensato di allontanarmi un po' a piedi e poi fare l'autostop
su una strada pi grande. Pensavo di andare a sud. Non volevo
che mi desse un passaggio qualcuno che si spostava di
due isolati per una commissione. Ma faceva cos freddo che
tirai fuori il dito dove mi trovavo, camminando all'indietro
lungo una fila di auto parcheggiate. La gente passava veloce
e mi lanciava un'occhiata, come se non sapesse cosa pensare
di me. Poi il semaforo in fondo alla strada scatt sul rosso
e le automobili cominciarono ad arrivare pi lentamente,
preparandosi a fermarsi. Vidi una Cadillac con i finestrini
fum, guidata da una donna tutta sola. Una donna grassa
e allegra con il cappello. Ero sicura che si sarebbe fermata
per darmi uno strappo. Sollevai il pollice e l'aria gelida mi
fece drizzare tutti i peletti sul braccio. La guardai dritto negli
occhi attraverso il parabrezza mentre si avvicinava. La
prego, signora! Ho appena diciott'anni e sono una ragazza,
e qui fuori c' molta pi luce e fa molto pi freddo di quanto
mi aspettassi. Non sapevo che il cielo sarebbe stato cos
vasto oggi. Non mi darebbe uno strappo, per favore? Ma
l'auto pass oltre e prosegu. Ero talmente sicura che si sarebbe
fermata, che mi ero gi girata, pronta ad afferrare la
maniglia. Lei invece non mi degn nemmeno d'uno sguardo.
Prosegu lasciandomi l con un palmo di naso a battere i
denti, con il cuore sul punto di spezzarsi. Perch non mi
aveva fatta salire? Aveva tanto di quel posto! Sembrava cos
gentile! La sua automobile sembrava cos calda! Che cosa
le sarebbe costato, tendere la mano e sorridermi e aprire la
portiera? Perch se n'era andata senza prendermi con s?
...
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CAPITOLO 9.
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Autunno 1971: Jeremy.
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Prima cerc di fare una donna seduta davanti alla macchina
da cucire, ma la curva della sua schiena continuava a venire
sbagliata e dopo un po' ci rinunci. Poi un bambino
con un gatto, ma a met perse ogni interesse. Poi una bambina
che si intrecciava i capelli, che complet perch se lo
impose, ma sapeva che non andava bene. Le linee erano
nodose, gli angoli sgraziati, le superfici piane ruvide e irregolari.
Continuava a strappare cose che poi non rimpiazzava;
se ne stava seduto su uno sgabello accanto al pezzo e impegnava
le mani con lavori inutili, come tirare una pellicina
o stropicciare la stoffa dei pantaloni. Non avrei potuto diventare
musicista, si chiese, e suonare pezzi scritti dagli altri?
O uno scrittore, e comporre in modo nuovo parole gi
esistenti? Tuttavia, quando gli port la cioccolata calda, la
signorina Vinton sorrise davanti alla statua della bambina e
disse: Ma  Darcy! Stava solo modellando le persone
che aveva conosciuto nella vita reale? No. Non c'era un
modo di riassumere le persone, lui ne stava creando di nuove.
Una famiglia immaginaria. Carezz la mano dell'immaginaria
Darcy con un tocco leggero come una piuma. Poi
scosse la testa. Mi dispiace disse la signorina Vinton.
Pensavo... ecco, le ho portato della cioccolata. Non voglio
distoglierla dal suo lavoro. Usc in punta di piedi, rispettando
la sua concentrazione. Tutto quello che vedeva in lui,
era l'esterno senza cuciture: lo Scultore al lavoro. Non poteva
immaginare le spaccature interiori, i pensieri smarriti, i
ricordi divaganti, le ore di inedia, i giorni trascorsi a sfogliare
vecchie riviste o a esercitarsi ad annodare un pezzo di fune
rossa o a canticchiare a bassa voce tamburellando con le
dita sul davanzale e a guardare la gente in strada. Una mattina
a dormicchiare sul divano nell'angolo, cinque minuti a
cambiare l'inclinazione degli occhi della statua, un pomeriggio
a giocare con un tubetto di lustrini di Natale in polvere.
Aveva sentito dire che dalla sofferenza nasce la grande
arte, ma nel suo caso produceva soltanto ammassi aridi, miseri
e striminziti, ben al di sotto del suo livello abituale.
In sogno lavorava talmente tanto da svegliarsi esausto.
Sognava di ritagliare frammenti di chiaro di luna, strisce di
cielo striato di pioggia, lunghi fili di vento. Sistemarli richiedeva
un tale sforzo che gli sembrava gli si annodasse il
cervello. Aveva la sensazione di mirare a un'unica soluzione,
come in un problema di matematica. E questo? Questo?
nessuna risposta. Nessun clic nella testa per dirgli che
aveva finalmente ragione. Si svegliava stanco e sudato, sperando
che fosse gi mattina, ma restava deluso. Si ritrovava
ogni volta in un'oscurit opaca, dietro saracinesche abbassate
e tende tirate, sommerso da lenzuola grigiastre. La sua
vita, pensava, aveva la forma di un occhio, le estremit
strette dell'infanzia, la zona della mezza et che si allargava
e comprendeva Mary e i bambini, per poi restringersi di
nuovo in quell'unica stanza solitaria. Il silenzio ronzava e a
volte ne balzavano fuori voci che lo spaventavano. Sapeva
che non erano vere. Erano accidentali, come cellule formate
dalla collisione e dalla combinazione di molecole. Sentiva
sua sorella Laura lodare il ricamo di un'amica, Pippi
parlare con una coccinella, uno studente di medicina da
tempo dimenticato richiedere una nuova lampada da scrivania;
tutte quelle ere diverse si intrecciavano nella sua testa.
Mary che gli chiedeva se non avesse bisogno di un pigiama
nuovo. La sua voce era davvero stata cos giovane,
un tempo? Quando si erano conosciuti non doveva avere
pi di ventidue anni. Non si era mai soffermato a pensarci
prima. Gli era sempre parsa calma e solenne, fuori dal tempo,
classica. Soltanto ora ricordava le sue risate improvvise
e il rumore dei suoi passi su per le scale e le bizzarre bamboline
di carta con la coda che costruiva per Darcy. Le sue
lacrime facili, le sue arrabbiature con i bambini e il modo
improvviso in cui scomparivano, con abbracci immediati e
impulsivi che gli ricordavano il ritorno da un viaggio. Come
aveva fatto a non vedere tutto ci? L'aveva amata per le
qualit sbagliate, quelle meno importanti o che forse lei
non possedeva nemmeno. Aveva ignorato quelle che contavano
davvero. Hai ancora calzini di ricambio? gli chiedeva.
Dietro le sue parole sentiva scintille e increspature,
magari perfino risa, magari proprio per l'assurdit dell'argomento
di cui stavano parlando.
Al buio la voce di sua mamma era pi sottile di un filo,
cercava di districarsi dal groviglio delle parole degli altri.
Oh, Jeremy, eri sempre cos... davvero non... Parlava
con quel sospiro sussurrato da cui lui capiva di avere fatto
qualcosa che non andava, un sospiro non di rabbia ma di
delusione. S, certo. L sdraiato supino a sbirciare i suoi
sbagli che si srotolavano sul soffitto, sentiva di avere sbagliato
proprio tutto. Ma... Jeremy? diceva (quando lui
rovesciava il latte o stropicciava i vestiti o non si rifaceva il
letto). Perch mi tratti cos, Jeremy? Io sono sempre stata
buona con te. Ma vedo che la bont non basta. Si rese
conto che quelle parole erano state pi vere di quanto lei
avesse immaginato. La bont non bastava. Gli sbagli che ripassava
non erano gesti malvagi ma errori di inedia, di passivit,
echi di un silenzio interiore. E quando si alzava di
mattina (dopo avere aspettato che finisse la notte, dopo
avere visto i veli di oscurit sollevarsi a uno a uno, lentamente
e dolorosamente), avvertiva il desiderio disperato di
riparare a tutti i suoi errori, ma le uniche riparazioni a cui
riusciva a pensare erano altrettanto sconclusionate, passive
e silenziose. Aveva un vago desiderio di compiere qualche
gesto metafisico, di fare un pellegrinaggio. Nei libri i pellegrinaggi
attraversavano paesaggi fiabeschi di verdi colline
arrotondate e fiumi senza nome e foreste senza sentieri.
Che sapesse, non esisteva un paesaggio simile negli Stati
Uniti. Altri pellegrini vestiti di cuoio e tela di sacco l'avrebbero
accompagnato quanto bastava per raccontare le loro
storie: vicende chiare, con un inizio, una parte centrale e
una fine, e insegnamenti morali, sgombre di dettagli inutili;
ma dove poteva trovare qualcuno che rispondesse a quella
descrizione? E poi c'erano le cose che avrebbe dovuto mettere
nella rozza sacca da portare sulle spalle. Gli strumenti
del suo mestiere: due tubetti di colla, la vernice spray, una
levigatrice elettrica, pennelli usa e getta. Al mondo non esisteva
pi nulla che fosse su vasta scala? Non c'era pi nulla
che potesse sottrarlo al suo silenzio interiore? Si vest a fatica
e scese le scale. Tost una fetta di pane per colazione e la
mangi con aria distratta, masticando ogni boccone venti
volte con lo sguardo fisso sul tostapane, mentre cercava di
trovare quell'unica impresa eroica verso cui proiettare tutta
la sua vita.
Un sabato mattina all'inizio di novembre entr nella stanza
delle bambine pi grandi, al secondo piano. Affront con
coraggio la confusione che sembrava riempire l'aria di rumore
e movimento anche dopo tanto tempo - disegni di un
circo e bambole che ridevano e cavalli di plastica e barattoli
di caff traboccanti di pastelli rotti - e trov lo zainetto di
nylon rosa di Abbie in fondo all'armadio. In cucina prepar
due panini con il formaggio e un thermos di caff e infil
il tutto nello zainetto, con una mela, una torcia elettrica
e tutti i soldi degli affitti della biscottiera. Trov una piantina
dei mezzi urbani nelle prime pagine dell'elenco telefonico
e dopo averla esaminata per un momento, strapp con
cura tutta la pagina e la ripieg due volte e se la infil nel taschino
della camicia. A questo punto era pronto per uscire.
Fuori fu assalito da un freddo improvviso cui non era
preparato. Portava abiti leggeri, una giacca a vento di cotone
e il suo berretto da golf in tweed grigio. Per riscaldarsi
teneva strette le braccia e camminava a passi corti e veloci,
con lo zainetto che frusciava e gli rimbalzava sulle spalle.
Percorse diversi isolati senza quasi esitare quando doveva
attraversare la strada. Chi l'avesse osservato molto attentamente
avrebbe potuto vederlo deglutire o tendere i muscoli
delle spalle o guardare un po' troppe volte a sinistra e a destra
quando un semaforo scattava sul verde, ma per il resto
non sembrava diverso da tutti gli altri. A un incrocio si
ferm ed esamin il cartello, poi svolt e prosegu. Era in
mezzo a una folla di gente ora. Incrociava donne con pacchi
di vestiti, borse di carta con i manici di spago, e un'aria
determinata. Un passeggino con dentro due bimbi gli pass
sul piede sinistro. Davanti a un negozio di articoli a poco
prezzo, alcuni ragazzi si spingevano e facevano scoppiare
bolle di gomma da masticare e si pettinavano e cominciavano
passi di danza che non completavano mai. Scusi continuava
a dire Jeremy. Oh, scusi. Permesso. Ma non lo
ascoltavano. Pass a fatica tra di loro, con le braccia lungo i
fianchi ora, cercando di evitare ogni contatto fisico.
Nel negozio c'era odore di parquet e popcorn, e tra gli
espositori c'era davvero troppa gente. Permesso continuava
a dire, ma era come se fosse trasparente, nessuno si
accorgeva di lui. Dovette farsi largo per arrivare al reparto
giocattoli centimetro dopo centimetro, facendo il giro pi
lungo. Quando finalmente lo raggiunse, dietro il banco
trov una ragazza con un camice spiegazzato che si limava
le unghie. Scusi, avrei bisogno di sei giocattoli le disse.
Lei alz lo sguardo, senza smettere di limare. Vorrei dei
giocattoli da portare ai miei bambini ripet Jeremy.
Ah, prego disse la commessa con aria svogliata.
Avrebbe sei giocattoli che posso portargli?
Lei gli indic con la lima i giocattoli che traboccavano da
vari espositori ed erano troppo colorati. La sua vista cominci
a offuscarsi. Be' ecco io... Potrebbe consigliarmi?
Dia un po' un'occhiata in giro.
Gomma, carta, latta dipinta, plastica di toni fosforescenti
di rosa e verde pisello. Aveva la sensazione che tutto ci
che vedeva gli facesse venire fame. Si sentiva vuoto e debole.
Forse... disse. La sua mano rimase sospesa sopra un
piccolo triciclo di metallo che si caricava a molla, guidato
da un bambino di metallo, ma quando alz lo sguardo sulla
commessa, lei si limava l'unghia del pollice e guardava oltre
lui rifiutandogli anche il minimo incoraggiamento. Jeremy
sospir e prosegu. Pass accanto a file di giocattoli, si
ferm davanti a un espositore di libri da colorare e poi a
uno di vestiti per bambini, ma sempre senza comprare nulla.
Su un bavaglino di spugna era dipinta l'immagine di una
bambina che gli ricord Rachel, ma le parole sotto dicevano
Sono l'angioletto di pap e nessuno dei suoi figli lo
chiamava pap. Si chiese perch. Si chiese se fosse troppo
tardi per cominciare. Comunque non compr il bavaglino.
Immagin che Mary gli avrebbe potuto lanciare un'occhiata
strana e pensierosa leggendo quelle parole, e l'idea di
quell'occhiata lo fece sentire ridicolo.
Nel reparto cartoleria rimase affascinato davanti ai prodotti
per le feste. Erano appesi a dei ganci, in piccoli sacchetti
di plastica, mazzetti di ombrellini di carta che si aprivano
davvero, culle di plastica non pi grandi di gusci di
noce, trombette di latta con coccarde e mazzi di carte delle
dimensioni della sua unghia. Li osserv a bocca aperta, toccando
prima un pacchetto e poi l'altro con riverenza.
Posso aiutarla? disse una donna, ma lui scosse la testa.
Si costrinse a uscire da quel reparto e a pensare di nuovo alle
cose per i suoi figli: quantit di palloncini in un sacchetto
di plastica, cappellini di carta a righe, poi carta da lettere
con delle bambine disegnate nell'angolo in alto a sinistra.
Carta da lettere? Non ricordava quali dei suoi figli sapessero
scrivere. Torn nel reparto feste e in basso trov un contenitore
pieno di palline bianche legate con nastri blu.
Scusi disse alla donna. Cosa sono queste?
Quelle? Sorprese.
Cio... potrebbe dirmi cosa sono le sorprese?
Eh, se lo sapessi non sarebbero pi sorprese, le pare?
rispose lei.
Mmm, gi, forse ha ragione.
Erano vendute a gruppi di tre. Poteva prenderne due
pacchi e darne una a testa. Pens che sarebbe stato divertente,
ricevere regali cos misteriosi. Chi poteva dire cosa
nascondevano? Magari alcuni contenevano un vero tesoro,
qualcosa che valesse ben pi del prezzo. Dopo averlo pensato,
la scelta divenne difficile. Non voleva commettere errori.
Prese un pacco, poi lo lasci, ne prese un altro,
affond la mano per prendere quello pi in fondo. Ogni
tanto guardava la donna e le faceva un sorrisetto, ma lei
non ricambiava mai. Per gli sembrava di aver preso la decisione
giusta. Dopo avere pagato, si tolse lo zaino per metterci
dentro le palline sorpresa e il modo in cui si infilarono
tra i suoi panini al formaggio gli diede una sensazione di
competenza. Aveva scelto bene, senza sbagliare, con tutti
gli istinti al proprio servizio. Quando usc dal negozio sorrideva
ancora.
Prese la piantina dalla tasca della camicia e controll ancora
una volta, bench avesse gi memorizzato il percorso.
Era molto importante trovare l'incrocio dove fermava il
suo autobus. Se lo dimenticava o aveva sbagliato a leggere,
poteva smarrirsi per giorni. Forse non avrebbe dovuto fare
quel tentativo, ma le palline sorpresa frusciavano allegramente
nel suo zaino e sulla piantina la fermata del suo autobus
era segnata in modo molto chiaro e se fosse tornato a
casa ora sapeva che si sarebbe detestato in eterno, che
avrebbe passato il resto della sua vita nell'amara certezza di
non avere nemmeno un briciolo di coraggio. Si incammin
verso la fermata dell'autobus, camminava pi piano ora e
teneva la piantina davanti a s, la piegava e la riapriva senza
guardarla.
All'incrocio della fermata trov altre quattro persone in
attesa, un segnale incoraggiante. Erano sotto un cartello
blu con il numero del suo autobus. Controll il numero
sulla cartina, riflett un momento, poi verific ancora. Era
tutto a posto. Sorrise alle altre persone. Guardavano intorno
a lui, attraverso di lui, sopra di lui. C'era una donna con
le calze elastiche, un ragazzo, un soldato e un ragazzino pi
piccolo con le mani in tasca. Per qualche motivo sembravano
avere tutti la pelle della stessa tonalit di rosa, ruvida e
asciutta, e identici capelli a ciocche castane, anche se erano
distanti uno dall'altro e quindi ovviamente non imparentati.
Jeremy si sent intimidito. Pens alle sue sculture, in cui
comparivano cos spesso persone come quelle, rappresentanti
di quella che Brian definiva l'umanit semplice, ma
tutte le volte che usciva, Jeremy era costretto a constatare
che l'umanit era molto pi complessa e disordinata e deprimente
di quanto non fosse nei suoi pezzi. Le vecchie signore
erano scorbutiche e lamentose, gli uomini in un certo
senso privi di solidit, mentre i bambini sembravano minacciare
violenza. Jeremy aspett restando in disparte, non
di fronte, ma senza dar loro le spalle, per timore di offendere,
e come loro tenne lo sguardo fisso su un punto vuoto
lontano.
Quando finalmente arriv, l'autobus gli parve quasi familiare,
come essere a casa. Si trov immerso in un odore
che senza rendersene conto aveva ricordato per trent'anni,
dai giorni in cui prendeva l'autobus per recarsi alla scuola
d'arte o andava a comprare vestiti con sua mamma. L'aria
era calda e un po' soffocante. Anche se dovette chiedere al
conducente quanto costasse il biglietto, not che i sedili gli
sorreggevano la schiena nella stessa posizione innaturale di
un tempo, e che le porte si chiudevano e aprivano ancora
piegandosi su se stesse, e che la nuca del guidatore dava la
stessa sensazione di gentilezza e affidabilit. Jeremy si rilass
e guard dal finestrino. Aveva lo zainetto di Abbie sulle
ginocchia ora, in modo da stare seduto pi comodo, e continuava
ad accarezzare il nylon rosa e scivoloso come un
tempo accarezzava il bordo di raso della sua coperta, molti
anni prima, da bambino, in attesa che arrivasse il sonno.
Due donne dietro di lui parlavano di qualcuno che aveva
un problema di alcolismo. Il soldato fischiettava. Un marito
e una moglie discutevano di una donna chiamata LaRue, e
davanti una vecchina nera parlava con il conducente.
Avrebbe dovuto vederlo, quando gliel'hanno detto
esclam. Salt su e grid: "Dov' la mia pistola? Dov' la
mia pistola?" Voleva spararsi. Dopo voleva saltare nella
tomba. Dovettero tenerlo per le braccia. Davvero?
disse il conducente. Be', doveva volerle molto bene. Jeremy
annu pi volte, colpito dalla stranezza di ci che sentiva
e dal fatto che il conducente l'accettasse con tanta facilit.
Ora il paesaggio fuori dal finestrino era pi aperto e spoglio,
le strade erano meno affollate. Non era sicuro di essere
mai passato di l prima. Gli alberelli lontani contro l'orizzonte
avevano un aspetto desolato, ma nel suo umore attuale,
orgoglioso com'era di quel viaggio e cos speranzoso
al pensiero di rivedere Mary, anche la desolazione gli dava
un senso di felicit che cresceva e gli si dispiegava dentro.
Gli tornarono in mente cose cui non pensava da anni, alcune
tristi. Pens a sua nonna Amory, che aveva tanto amato,
e al suo ritratto con la cornice dorata appeso in salotto. Una
folla di persone in un bosco sfumato. Vedi quel bosco?
diceva sua nonna.  tutto vero. Fatto di piante secche, i
pini sono felci secche e i fiori violette secche. E le persone?
chiedeva Jeremy senza pensare. Sono secche anche
loro? Ricord la signora Jarrett, una vecchia inquilina di
sua madre. Si rese conto che non aveva mai veramente
compianto la signora Jarrett, quando era morta. Il dispiacere
lo squarci come una luce bianca tagliente. Com'era
sempre elegante, con i suoi cappelli con le piume e i guanti
bianchi! Quanto doveva darsi da fare, per essere sempre
cos a posto. Si guard intorno nell'autobus, guard le persone
che annuivano e si davano ragione a vicenda e il soldato
che fischiettava la sua piccola melodia. Poi si guard le
mani, che tenevano lo zainetto rosa di Abbie. Anche le sue
mani gli parvero care e tristi, e al contempo lo fecero sentire
felice.
Ecco la stradina sconnessa che portava al porticciolo, che il
conducente gli aveva indicato con tanta pazienza. In mezzo
alle erbacce spuntavano qua e l casette e roulotte. Jeremy
camminava a fatica sulle impronte a spina di pesce di qualche
camion o trattore, con la testa abbassata contro un vento
freddo. La terra era molto umida, come se fosse piovuto
di recente, e presto ebbe le scarpe e il bordo dei pantaloni
bagnati. Trovava piacevole il pensiero di quell'umidit, come
due mani fresche premute contro le piante dei piedi.
Dietro ogni curva cercava di scorgere il porticciolo. Non
sapeva quanto fosse distante, ma anche se non lo vedeva
procedeva tranquillo. Aveva preso un certo ritmo, slanciava
in avanti le gambe a un'andatura regolare che non sembrava
richiedere alcuno sforzo. Aveva la sensazione di poter
proseguire anche fino a sera senza stancarsi.
Poi vide sbucare un gruppo di capanne grigie e pi avanti
una superficie d'acqua, il tutto immerso in un silenzio irreale.
Ebbe quasi l'impressione di averle sorprese con la coda
dell'occhio mentre prendevano posto. Sopra l'edificio
pi grande, tappezzato di pubblicit di bibite, un camino
di latta sembrava sospeso a un filo di fumo. C'erano diverse
automobili malandate sparse qua e l, e un camion con il
pianale arrugginito di fianco a una rimessa, e molte barche
lungo il molo e ormeggiate al largo, per non vide traccia di
esseri umani. Si avvicin all'edificio pi grande quanto pi
lentamente pot, e tuttavia ebbe la sensazione di causare
pi rumore e movimento di quanto non consentissero le regole
del luogo.
EMPORIO DA AL diceva il cartello, con i cerchi della CocaCola
alle due estremit come puntine da disegno giganti.
Jeremy sal i gradini di legno vuoti ed entr. Trov un uomo
seduto accanto a una stufa panciuta che leggeva una rivista.
Tutt'attorno a lui c'erano espositori pieni di oggetti
sorprendenti, cose fatte di ottone, di legno e di cuoio. Dalle
travi pendevano rotoli di corda bianchissima. Nella penombra
sullo sfondo vide cibo confezionato, e sent odore
di formaggio. Scusi disse. L'uomo ripieg il giornale con
grande cura e ripass la piega con l'unghia del pollice prima
di alzare lo sguardo. Sa dirmi dov' la casa di Brian
O'Donnell? chiese Jeremy.
O'Donnell. Qui non c' nessuno che si chiama cos.
Ma... deve esserci insist Jeremy.
No.
Questo non  il porticciolo di Quamikut?
S, ma non c'...
Ha una casa qui. Si chiama O'Donnell,  un uomo con
la barba.
Be', le dico che non l'ho mai visto, e io qui conosco tutti.
Ma deve... ah... adesso ci abita una signora con sei
bambini.
Ah! Mary Pauling!
Esatto, proprio lei.
Lei c', ma non ho mai sentito di questo O'Donnell.
Be', eh... potrebbe dirmi dove la trovo?
Certo. Prende quella strada che incrocia l. Passa il
porticciolo e la sua casa  proprio l'ultima in fondo. Lei e i
bambini dovrebbero esserci, adesso, dato che  sabato.
Ah, capisco disse Jeremy. Allora grazie.
 un suo amico?
Amico?
Ecco, non vorrei che andasse l qualcuno che lei magari
non vuole vedere.
No, non si preoccupi,  tutto a posto rispose Jeremy.
Dovette sottoporsi a una lunga ispezione silenziosa.
L'uomo inclin indietro la sedia e lo squadr dalla testa ai
piedi, mordicchiandosi il labbro inferiore. Alla fine disse:
E va bene, vada pure.
Jeremy sistem lo zainetto pi in alto sulle spalle e si rimise
in cammino. Parte della sua sicurezza era svanita. La
casa portava gi il nome di Mary, i suoi orari erano noti a
persone che Jeremy non aveva mai visto, la sua incolumit
custodita da perfetti estranei. E tutto in un tempo cos breve
che per lui sarebbe bastato appena per una visita. Qual
era il segreto di Mary?
Prosegu per la strada oltre le capanne, costeggi il fiume,
attravers un parcheggio di ghiaia. Cercava una casetta
per le vacanze, magari uno di quei bungalow che aveva visto
spesso pubblicizzati nella rubrica sulla villeggiatura del
Sun di Baltimora. Invece trov una baracca grigia e stortignaccola,
con blocchi di calcestruzzo al posto dei gradini.
Doveva avere sbagliato, non poteva essere quella. Ci gir
intorno, sperando di vedere qualcosa di pi adeguato un
po' oltre. Dietro, in piedi su una cassa di legno sotto una finestra,
trov Mary. Stava canticchiando una melodia allegra
e intanto arrotolava un foglio di giornale. Il vento le faceva
svolazzare la gonna intorno alle ginocchia e nonostante
il freddo non indossava un maglione. Mentre lui la guardava,
fece aderire il piccolo cilindro di carta alla fessura
sotto la finestra, prese un rotolo di nastro adesivo ai suoi
piedi e fiss il cilindro al suo posto. Poi si chin a prendere
un altro foglio di giornale, ancorato sotto il suo piede. Rialzandosi,
Mary scorse Jeremy. Smise di canticchiare. Gli
parve che impallidisse, ma quando parl la sua voce era
perfettamente tranquilla. Ciao, Jeremy disse.
Ciao.
Jeremy spost il peso del corpo sull'altro piede.
Bene! disse infine Mary. Sei venuto a trovarci?
S, io... no. Ho pensato...
L'imbarazzo lo fece sentire accaldato. Da una tasca
estrasse un fazzoletto con cui si asciug la fronte, intanto
Mary scese dalla cassa e and verso di lui. Jeremy? disse.
Ti senti bene?
S, certo.
Come sei arrivato qui?
In autobus, e poi a piedi rispose.
A piedi! Povero!
Gli mise una mano sul braccio. Non  stato difficile,
davvero le assicur. Non sono per niente stanco. Poi si
pent d'averlo detto, perch lei lo lasci e si allontan. Sent
di avere perso un'occasione di cui si era accorto troppo tardi.
Nel punto in cui era stata la mano di Mary, il suo braccio
sembrava pi sensibile. Si concentr su quel punto, ricreando
la pressione delle sue dita, sperando che il suo
braccio possedesse qualche forza magnetica. Ora vedeva
soltanto la schiena di Mary, le ciocche ribelli di capelli che
le sfuggivano dalla crocchia e la sua gonna distesa dal vento.
Immagino che vorrai vedere i bambini gli disse sopra
la spalla.
Be', credo di s...
Lo precedette davanti alla casa. Jeremy non riusciva ancora
a credere che vivesse in un posto del genere. I blocchi
di calcestruzzo produssero un suono sabbioso sotto i suoi
piedi, la maniglia della porta era una sfera interamente coperta
di ruggine e un punto dove il linoleum si era screpolato
lo fece quasi inciampare quando entr. All'inizio vide
solo file di pannolini stesi da una parte all'altra della stanza.
Scusa disse Mary, ma pioveva e ho dovuto stendere in
casa. Gli pass davanti scostando i pannolini. Lui si sentiva
come un cieco. Impossibile dire in che genere di stanza
si trovasse. C'era odore di sapone e un'aria fredda e soffocante.
Sentiva le voci dei bambini, ma non li vedeva. Sette
di cuori disse uno di loro. Otto. Nove, dieci. Fante?
Chi ha il mazzo? Bambini, c' Jeremy annunci
Mary. Allora sfondarono l'ultima barriera di pannolini e si
trovarono davanti a una porta che dava su una minuscola
camera da letto. Le quattro bambine pi grandi giocavano
a carte su un letto matrimoniale sfondato al centro. Edward
era seduto accanto a loro e mescolava un mazzo di carte per
conto suo, e davanti alla finestra c'era Rachel - Rachel? In
piedi? - aggrappata al davanzale, che si gir e gli sorrise; indossava
una salopette rosa che non conosceva e gli mostrava
diversi dentini che non aveva mai visto. Jeremy!
esclam Darcy. Si alzarono tutti dal letto e andarono ad abbracciarlo.
Avvert un intreccio di braccia intorno alla vita,
un altro paio alle ginocchia. Ovunque mettesse le mani,
sentiva teste di capelli cos soffici che gli sembrava che le
sue dita li avessero immaginati. Che cosa ci fai qui? gli
chiesero. Sei venuto per restare con noi? Sentivi la nostra
mancanza? Era sorpreso che fossero cos contenti di
vederlo. In fondo avrebbero anche potuto dimenticarsi di
lui o non accorgersi della sua assenza. Su, su ripeteva
lui. Oh, santo cielo. Su, su!
Perch hai il mio zainetto? volle sapere Abbie.
Spero che non ti dispiaccia. L'ho preso in prestito per
metterci le mie cose.
Non importa.
Dovrebbero esserci anche dei regali, credo disse.
Fatemi vedere un po'. Curv le spalle e si sfil lo zainetto
e lo mise sul letto. In mezzo ai panini ripesc le palline
sorpresa, e poi impieg una vita per aprire le confezioni di
plastica. Alla fine dovette strapparle con i denti. Distribu
le palline in fretta, una a ogni bambino, compresa Rachel.
Apritele, su disse. Coraggio, sono delle sorprese, nessuno
sa cosa c' dentro. Era cos impaziente di scoprire se
i regali sarebbero piaciuti, che le dita impacciate dei bambini
lo innervosivano. Prese dallo zainetto uno dei panini,
lo scart e cominci a divorarlo a grossi bocconi, continuando
a masticare mentre vedeva cadere per terra lunghe
strisce di carta crespata bianca.
La prima a trovare qualcosa fu Pippi. Un oggetto cadde
ai suoi piedi con un piccolo ping. Oh! disse e si chin e
raccolse un fischietto di metallo grande come un francobollo.
Lo gir pi volte. E un fischietto constat alla fine. Ci
soffi dentro, ma il suono che produsse era debole e stonato.
Lo gir ancora. Non importa disse Jeremy, continua
a srotolare, sono sicuro che ci sar dentro qualcos'altro.
Diede ancora un morso al panino. Guard Darcy, che
aveva appena trovato la sua sorpresa: un altro fischietto.
Tutti avevano un fischietto. Alcuni ne avevano uno, altri
due, altri ancora tre. L'unica differenza erano i colori. La
forma rotonda del regalo era data da un centro di cartone,
un po' come un rotolo di spago. I centri caddero per terra e
rotolarono in giro con un rumore sordo. I nastri di carta
crespata crescevano come montagne di spaghetti ai piedi di
ognuno. A uno a uno, i bambini portarono alla bocca i fischietti,
soffiarono, li abbassarono e guardarono Jeremy.
Sembravano pi stupiti che delusi. I loro volti erano educati
e attenti, come se aspettassero qualche spiegazione.
Quando Rachel strill, porgendo la sua pallina che era ancora
chiusa ma umida dove l'aveva messa in bocca, Mary
disse: Vieni, Rachel, ti aiuto io e quelle facce si girarono
tutte verso Rachel nello stesso momento, quasi immaginassero
che lei potesse dare loro la risposta che aspettavano.
Mentre Mary srotolava la pallina, Rachel allung le mani e
afferr i nastri di carta. Alla fine caddero per terra due fischietti,
uno giallo e uno blu. Lei fece un gridolino e si
chin a raccoglierli, ma Mary fu pi veloce. No, tesoro
disse. Potresti mandarli gi. Sopra la spalla disse:
Darcy, dalle qualcos'altro, per favore. Le mie chiavi, presto.
Ma le chiavi non andavano bene. Rachel le butt via e
scoppi a piangere, ancora protesa verso i fischietti nella
mano della madre. Rachel, ti fanno male le disse Mary. E
poi, rivolta a Jeremy: Li metto da parte per quando sar
pi grande, va bene?
Oh, s, certo disse Jeremy.
Appena sar grande abbastanza, glieli dar, e sono sicura
che le piaceranno moltissimo.
Non fa niente, l'ultima cosa di cui ho bisogno  il tatto,
avrebbe voluto dirle. Lo so bene che dei fischietti non gliene
importa niente. E so anche che non  poi cos grave, non
sono un bambino. Ma non c'era modo di dirlo senza provocare
altre reazioni piene di tatto, rassicurazioni, proteste.
Secondo me questi regali sono proprio bellissimi disse
Mary. Non  vero, bambini? Non  stato carino, Jeremy, a
portarli?
Troppo in fretta, come su ordinazione, si alzarono dei
mormorii. Grazie Jeremy. Belli, davvero belli, Jeremy.
Oh, be'... balbett.
Lo sai che i bambini vanno pazzi per tutto quello che fa
rumore gli disse Mary.
Inerme, guard i suoi dolci occhi protettivi e comprensivi,
e non sapendo cosa dire fin l'ultimo pezzo di panino in
un solo boccone e si pul le briciole dalla camicia. Con la
bocca piena aveva un buon motivo per non parlare. Guardava
dritto davanti a s, masticando con forza, consapevole
della presenza di sette facce rivolte verso di lui e immobili.
Come va il tuo lavoro? gli chiese Mary.
Lui continu a masticare. Non riusciva a mandare gi.
Pane e formaggio sembravano essersi trasformati in carta di
giornale inzuppata.
Jeremy? disse. Non stai lavorando, in questo periodo?
Il suo viso era cos preoccupato. Era cos cauta con lui.
Deglut con forza e si schiar la gola. Certo che sto lavorando
disse.
Davvero?
Il lavoro va molto bene. Molto bene. Sono molto soddisfatto.
Oh esclam Mary. Sono proprio contenta.
Anzi, direi che sta andando meglio che mai aggiunse.
Bene.
Mary si gir e usc dalla stanza. Per poterle andare dietro
dovette farsi largo tra i pannolini umidi. I bambini lo seguirono
in fila indiana stropicciando i piedi e bisbigliando tra
loro. Quando ritrov Mary, che si sedeva su un divano misero
e informe e si sistemava Rachel sulle ginocchia, si sedette
anche lui, ma a una certa distanza. I bambini si misero
per terra, tutti rivolti verso i loro genitori, in perfetto silenzio
ora. Inorrid a vederli su quel freddo linoleum annerito.
Not quanto fossero trasandati e malvestiti, bambini sbrindellati
con i nasini rossi e le mani e le labbra screpolate, le
maniche cos corte da lasciare scoperti i polsi e le scarpe infangate
e arricciate in punta. E la casa gli dava un senso di
disperazione. A ogni folata di vento all'esterno, il freddo lo
assaliva come tanti piccoli coltelli che gli arrivavano addosso
da tutte le direzioni. I mobili sembravano inaffidabili, infestati
da parassiti o marci. Si sedette sul bordo del divano.
Distolse lo sguardo dal misero abbozzo di cucina che aveva
intravisto all'altra estremit della stanza. Perch aveva dovuto
scegliere di andare a vivere proprio nella peggiore delle
case? Perch era corsa all'ospedale senza marito quella
volta, senza dubbio risvegliando la piet e l'indignazione di
tutte le infermiere? Lo faceva di proposito? Era una mossa
contro di lui? Ma la cosa successiva che Mary gli disse fu:
Anche noi stiamo molto bene.
Lui la guard attonito.
Stiamo benissimo precis.
Gi. Lei sarebbe stata benissimo ovunque. Impossibile
sconfiggerla. Pensare a lei gli fece avvertire una grande
stanchezza.
Ho un lavoro adesso, sai? gli disse. Lavoro in un asilo
nido in una di quelle villette lungo la strada. Probabilmente
ci sei passato davanti.
Ma... e i bambini? chiese Jeremy.
Be', i pi piccoli li porto con me. Gli altri vanno a scuola.
A scuola? C' una scuola qui?
Ci sono scuole ovunque, Jeremy. Vanno a piedi fino alla
statale e prendono lo scuolabus che li lascia proprio davanti
al portone.
Li immagin in un gruppetto alla fermata dell'autobus, a
tremare nei loro vestiti leggeri e rattoppati, con le gambe
nude chiazzate di freddo. Mary, non penso che... mi sembra
cos...
Il nido finisce alla stessa ora della scuola. Arrivo a casa
prima di loro. Il lavoro mi piace.
Ah s, e io? chiese lui in silenzio. Mi stai dicendo che non
pensi di tornare? Sono venuto fin qui per niente?
Sai Jeremy riprese Mary, adesso me la cavo da sola.
Non dipendo da nessuno. Faccio tutto da sola.
Be', certo, era cos. Ma Mary aveva sempre fatto tutto da
sola. Che bisogno c'era di parlarne? La risposta era semplice:
gli stava dicendo di non avere posto per lui. Si gir a
guardarla negli occhi e la trov radiosa e sicura, bella come
sempre, pi bella ancora. Ho addirittura cominciato a pagare
l'affitto a Brian disse. Non voglio dovergli essere riconoscente.
Mary, ma non hai usato i soldi della banca?
Quelli sono i tuoi soldi, Jeremy. Sto cercando di cavarmela
da sola.
Ma i bambini! Cio...
Come vanno le cose a casa? La signorina Vinton ti aiuta?
Oh, la signorina Vinton, s, s.
Come sta Olivia?
Be', se n' andata rispose. Non ci ha nemmeno salutati.
Se n' andata? E dove?
Non lo so. Verso la fine non era pi lei, spero che...
Oh, santo cielo. Ho pensato spesso a lei disse Mary.
Avrei dovuto portarla con me.
Dove, qui?
Certo, qui.
Non capisco come facciate a starci voi disse guardandosi
intorno.
Davvero, stiamo molto comodi. Sto anche pensando di
comprare una stufa a gasolio disse. Sar utile quando
comincer il freddo. E Darcy e io stiamo preparando la casa
per l'inverno, hai visto?
Eh...
Sigilliamo le finestre e tutto il resto.
Pens ai giornali arrotolati. Ah, s disse. Ho capito,
 solo che pensavo che magari...
Ce la stiamo cavando benone, non trovi?
S.
Molte persone dovrebbero chiamare un uomo per farlo fare. ,
Oh. Be', allora adesso sar meglio che ci pensi io disse.
Tu?
Lo faccio subito.
Ma Jeremy disse Mary. Non vuoi...
Credi che non sia capace?
Ma no, figurati. Non mi  nemmeno passato per la testa.
Sono sicura che sai come si fa.
Be', allora, sar meglio che cominci.
Vuoi dire adesso adesso?
Certo.
Non preferisci stare un po' qui seduto? Potrei prepararti
qualcosa da mangiare.
Ho gi mangiato.
Potresti stare seduto a parlare, allora. Non vuoi?
Se avessero parlato, lei avrebbe detto quello che Jeremy
temeva di sentire, e che una volta detto non avrebbe pi
potuto essere cancellato. Si alz in fretta, l'improvvisa freschezza
di un pannolino gli copr la zona calva sulla testa.
Era importante entrare in azione subito. Circondarla di efficienza
e autorit. Faccio tutto io, tu pensa ai bambini
le disse. E si infil il berretto e usc prima ancora che lei
avesse il tempo di alzarsi in piedi.
Doveva riuscirci meglio di lei e Darcy. Questo era fondamentale.
Anzich arrotolare i fogli a uno a uno, li arrotol
tutti insieme e li ferm con un sasso. Tagli alcuni pezzi di
nastro adesivo della misura giusta e li fiss per un angolino
ai davanzali delle finestre. Soltanto allora si arrampic sulla
cassa e cominci il lavoro vero e proprio. Le sue dita non
dovevano fare un solo movimento sbagliato quel giorno.
Tutto stava procedendo cos liscio, in modo cos ordinato.
E poi era proprio un lavoro da niente! Avrebbe potuto occuparsene
gi in tutti quegli anni. Il legno era marcio e si
sbriciolava sotto il nastro adesivo, ma riusc a cavarsela lo
stesso, trov i punti pi solidi avvertendo un senso di pazienza
e tolleranza nei confronti di quel mondo pietoso che
per Mary valeva tanto. Poteva riconquistarla in un attimo,
non era affatto impossibile. Non se la stava cavando egregiamente
con quella finestra? Non aveva finalmente in pugno
la situazione?
Mary usc per portargli una tazza di caff con Rachel in
equilibrio sul fianco sinistro in quel modo che conosceva
cos bene e che lo fece soffrire. Non si era ancora messa un
maglione e la piccola era scalza. Guarda che prender
freddo, Mary disse.
Perch?
Fa troppo freddo qui fuori.
Freddo?
Alz lo sguardo verso di lui, traballante in cima alla cassa.
Ma non fa freddo, Jeremy rispose.  l'autunno pi
caldo che tutti ricordino.  novembre e la gente ha ancora
le barche in acqua.
Ma il vento...
Lei si gir e guard l'acqua, come se l il vento fosse visibile.
Poi torn a guardare lui. Ma non  un vento freddo,
Jeremy disse.  solo una brezza. Tu hai freddo?
No, no. Si sentiva sconfitto. Era pentito di avere sollevato
l'argomento. Mary gli sorrise con il suo viso luminoso
e abbronzato, gli occhi molto sicuri, le braccia nude senza
un briciolo di pelle d'oca. Quando gli porse il caff, gli
tocc la mano e aveva perfino i polpastrelli caldi. La lasci
su quella di Jeremy, come per sentire la temperatura, ma lui
la ritrasse subito e Mary se ne and.
Appena ebbe terminato con le finestre, torn in casa con
una pila di giornali e il rotolo di nastro. Ah, bene, hai finito
disse Mary. Non vuoi sederti con me a bere il caff?
Bambini, vi togliete un po' dai piedi, per favore? Ma Jeremy
disse: No, no, voglio farlo bene. Devo sigillarle anche
dall'interno.
Vuoi dire adesso, subito?
Voglio farlo come si deve insist Jeremy.
Capisco disse Mary. Be', a giudicare da come le stai
sigillando, possiamo stare qui anche tutto l'inverno.
Faccio tutto io. Non devi preoccuparti di nulla.
Capisco ripet Mary, poi si sedette su una sedia da cucina
e lo lasci proseguire.
Cos'altro c' da fare? chiese Jeremy quando ebbe terminato.
Mary era in cucina che affettava le carote. C'erano talmente
tanti bambini intorno a lei che dovette gridare per
farsi sentire, ma appena inizi a parlare, tutti rimasero in silenzio.
Un silenzio come non l'aveva mai sentito. Non riusciva
a capire cosa stessero aspettando. Mary si gir e lo
guard, ma il suo viso era senza espressione e si chiese se
dovesse ripetere la domanda. Cos'altro c' da fare? disse.
C' bisogno ancora di qualcosa?
No, non mi viene in mente niente, grazie.
Niente? Deve pur esserci qualcosa.
No.
Hai detto che stavi preparando la casa per l'inverno...
Mary si gir di scatto verso il tagliere e riprese ad affettare
le carote con gesti secchi e precisi.
Nel silenzio uno dei bambini disse: Dovevamo andare
a fare asciugare le vele, ti ricordi?
Possiamo farlo pi tardi rispose Mary senza alzare lo
sguardo.
Cosa dovete fare?
Asciugare le vele gli disse Abbie.
Non capisco...
Lo facciamo per il signor O'Donnell. Dopo la pioggia
andiamo al largo e facciamo asciugare le vele della sua barca.
La mamma odia farlo.
Jeremy guard Mary. Sempre solo di schiena.
Oh disse infine. Be', allora forse  meglio che me ne
occupi io.
A quel punto lei si gir. Non preoccuparti, Jeremy,
posso farlo dopo.
Ma io... se Abbie dice che lo odi...
Jeremy, per piacere. Non potresti smettere di fare cose
per un momento?
Guarda che non sono stanco le assicur.
No, lo so.
E allora, cosa aspettiamo?
Era fuori di casa e si era gi allontanato di qualche metro,
quando si rese conto che non sapeva nemmeno quale
fosse la barca di Brian. Si volt e vide un gruppetto di bambini
che lo guardavano dalla porta. Gli andarono incontro
parlando tutti insieme.  quel ketch blu. Eccolo l.
Devi andare al largo con la scialuppa.
Ah, la scialuppa disse.
Quella scialuppa.
Segu il dito puntato di Hannah e vide una piccola imbarcazione
seminascosta in un groviglio di erbe, gi vicino
al fiume. Si schiar la gola. Ah, s disse.
Devi ammainare le vele e lasciarle asciugare per un
po'.
Va bene.
Possiamo venire anche noi?
Venire... Magari la mamma ha bisogno di voi a casa.
No che non ha bisogno.
L'idea dei bambini con lui, che facevano ondeggiare la
barca e correvano dappertutto, cascavano in acqua e lo costringevano
a buttarsi anche lui, che non sapeva nuotare,
era ancora pi terrificante del pensiero di remare da solo.
Magari un'altra volta disse.
Ma perch non possiamo? La mamma ci porta sempre.
Davvero?
Ci porta tutti, anche la piccola.
Ah. Be', allora rispose Jeremy, allora direi che potete
venire.
I bambini esultarono. Jeremy si diresse verso l'acqua a
piccoli passi rigidi, con lo sguardo incollato alla scialuppa,
pregando che fosse pi maneggevole di quanto non apparisse
da l. Ma non lo era. Sembrava gigantesca. La sua superficie
scrostata ebbe su di lui lo stesso effetto deprimente
di una macchina o di una fabbrica dipinte di grigio. C'era
una pozza d'acqua sporca sul fondo. Non era un segno di
pericolo? I remi sembravano troppo lunghi. Perfino la cima
con cui era ormeggiata presentava un problema: era legata
a un palo con un nodo ingegnoso, semplice solo in apparenza.
Aspetta disse Darcy, dopo che lui ebbe impiegato
troppo tempo a cercare di slegarlo. Lascia che faccia io.
Lo disf con facilit e gli porse la fune. Mentre lui aspettava,
stringendo in mano la cima con aria assorta, Darcy aiut
gli altri a salire a bordo. Non Pippi, Pippi  stata davanti
l'ultima volta. Tocca a Eddie. Chi sta seduto di fianco a Jeremy?
Aspettate! sentirono. Jeremy si gir e vide Mary che
scendeva il pendio di corsa, con la piccola che le rimbalzava
sul fianco; era pallida in viso e con gli occhi scuri e dilatati,
quasi senza iridi. Pens che dovesse essere successo
qualcosa di terribile, non l'aveva mai vista cos terrorizzata.
Quando arriv era senza fiato. Mary? le disse. Cosa c'?
Jeremy io... ti prego, non portare i bambini.
Si sent come se l'avesse colpito allo stomaco. Mentre lei
riprendeva il fiato, lui fece altrettanto, sempre stringendo
l'estremit della cima. Scusami disse Mary.  solo che...
be',  quasi l'ora di mangiare. Perch non li lasci con me?
Tanto non starai via a lungo.
Ovvio che non dovesse portarli. Lo sapeva anche lui. Ma
il fatto che lei fosse l a dirglielo, a dirgli che lui poteva andare
ma i bambini no... Mary pens che il suo silenzio significasse
che si sarebbe impuntato. O... sapete cosa?
disse provando un tono diverso. Vengo anch'io. Che ne
dite? Andiamo tutti insieme. Gli sorrise. I bambini mormorarono
parole di incoraggiamento. Mary gli pos una
mano sul braccio con dolcezza. Non sarebbe carino? Non
sarebbe meglio se andassimo tutti insieme?
Vattene le disse.
Mary lasci cadere la mano. Il suo sorriso scomparve cos
all'improvviso che sembr spaccarsi in mille pezzi.
Lasciami stare, lasciami continu. E voi ordin ai
bambini, scendete.
Scesero impacciati, inciampando uno sull'altro, tenendo
lo sguardo su di lui invece di guardare dove mettevano i
piedi. Jeremy? disse Mary. La voce era bassa e strozzata,
ma lui non la guard. Appena l'ultimo dei bambini fu sulla
terraferma, Jeremy si chin sulla barca, le diede una spinta
e ci salt sopra con un agile balzo, come se l'avesse fatto per
tutta la vita. L'unica cosa che lo trad fu il tremore violento
delle ginocchia quando si abbass per sedersi. Trem tutta
la barca. Finse di non accorgersene. Afferr i remi, li fiss
negli scalmi e, dopo un paio di remate a vuoto, li immerse
nell'acqua e si mosse. La barca part di colpo. Ma stava andando
nella direzione giusta? Pens ai quadri di Winslow
Homer; cerc di ricordare in quale direzione andassero gli
uomini con le scialuppe. Sarebbe stato proprio da lui, portare
a termine la spedizione seduto al contrario. Si schizz
un paio di volte, poi affond troppo i remi, e gli ci volle un
po' per capire quale sollevare quando voleva girare da una
parte o dall'altra. La scialuppa continuava ad avanzare e
poi perdeva met della distanza prima che lui riuscisse a
dare un altro colpo, ma quando gett uno sguardo sopra la
spalla vide che faceva progressi. Sapeva che sarebbe arrivato,
prima o poi. Si gir a guardare a riva e vide Mary e i
bambini allineati a fissarlo. I loro volti erano piccoli e bianchi
e privi di espressione. L'unico rumore che arrivava era il
fischio acuto del fischietto di Edward, che soffiava con aria
distratta guardando al largo. Poi il fischio di Hannah, che
imitava Edward, ma il suo era pi lieve e il cigolio dei remi lo copriva quasi.
Gli parve di impiegare mezz'ora per raggiungere la barca di Brian, forse di pi. Un altro uomo l'avrebbe fatto senza dubbio in cinque minuti. Avvert il contatto e il raschiare della scialuppa contro un oggetto di legno dipinto, si gir e afferr il bordo della barca. Ma come avrebbe legato la scialuppa? Piano, ora. Non doveva affrettarsi. Riflett a lungo, poi con grande attenzione pass l'estremit della cima intorno a un cavo sul ponte del ketch. Pi di ogni cosa temeva di cadere tra le due barche. Non si alz nemmeno in piedi per legare la fune. Rimase seduto, tendendosi verso l'alto, e fece un nodo dopo l'altro fino a quando non ne ebbe una lunga catena che non si sarebbe sfilata in nessun modo. Poi si afferr al fianco del ketch e si sollev un centimetro per volta. Fece un respiro profondo, si iss ancora e infine eccolo, inginocchiato sul ponte di una barca a vela, solo, senza danni particolari al di l della perdita del suo berretto da golf nell'acqua nera e unta e di un prurito di paura alle mani e ai piedi.
Si alz e si diresse alle vele. Camminare su un ketch non era affatto un problema, niente di difficile, rispetto a stare in piedi su una scialuppa. Ebbe la sensazione di poter respirare di nuovo liberamente. Per non si gir verso la sua famiglia. Il suono dei fischietti gli vibrava nelle orecchie, dunque sapeva che dovevano essere ancora l, ma continu a dare loro le spalle e a fingere che se ne fossero andati. E per lui in effetti se n'erano andati. Non si era mai sentito pi isolato. I gabbiani gli sfrecciavano intorno nell'aria, bianchi come cenere volante, e l'acqua carezzava dolcemente i bordi della barca mentre la scialuppa sbatacchiava contro lo scafo a ritmo regolare. Vide che intorno alle vele erano arrotolate delle cime, che le tenevano chiuse, ma non fu difficile slegarle n capire come issarle. Prima la pi grande, poi quella media, infine il fiocco triangolare a prua.
Le vele svolazzavano e sbatacchiavano e scricchiolavano.
Jeremy si sedette su un sedile ad aspettare che si asciugassero.
Ogni volta che arrivava una folata di vento, le vele si gonfiavano e la barca si muoveva, ma sembrava ancorata bene e Jeremy non si preoccupava. Era al di l di ogni preoccupazione. La barca girava intorno all'ancora in cerchi sempre pi ampi e veloci e i bambini a riva l'accompagnavano nel suo viaggio con i loro fischietti di latta mentre Jeremy, abbandonato sul sedile, sbatt le palpebre per scacciare le lacrime e vide galleggiare il suo berretto da golf, che pass su un'onda, divenne scuro e pesante, e infine col a picco.
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CAPITOLO 10.
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Primavera 1973: la signorina Vinton.
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La casa  tornata com'era in principio. Inquilini solitari sfogliano riviste in cucina mentre aspettano che si riscaldi una lattina di minestra. Il televisore  acceso quasi tutta la notte,
spara i suoi quiz addosso a un uomo grasso addormentato su una poltrona. Ci sono giornali ingialliti ammucchiati sul davanzale della finestra e carte di caramelle nei portacenere, e questa mattina quando sono scesa a colazione ho tolto un paio di calzini sporchi dall'ultimo gradino delle scale e li ho appoggiati sul pilastrino, dove sospetto che resteranno in eterno.
La casa  sempre la stessa, ma la via sta cambiando. Ringiovanisce.
Gli anziani scompaiono. I pochi rimasti passano sul marciapiede come ombre, si fanno coraggio da soli sottovoce e stringono forte le loro sporte di rete piene di tesori.
Ecco la signora zoppa che abita sopra il negozio di alimentari, in una stanza piena di gatti e uccelli e pesci rossi. E il nostro inquilino, il signor Houch, che diventa sottile come una riga di matita quando passa davanti a un suonatore di armonica nero. La signorina Cohen con la madre vedova.
L'uomo calvo con il bastone dall'impugnatura d'avorio.
Tutti sussultano sotto lo sguardo freddo del ragazzo seduto davanti a una porta, con i suoi pantaloni di tela grezza e le collane di perline colorate.
A volte invito Jeremy a venire a fare la spesa con me. Gli dico che gli far bene. Lo allontano dal suo studio, dalle sue grandi sculture alte e meravigliose, e lo aiuto a infilare la giacca e gli offro il braccio per appoggiarsi. Andiamo molto piano. Non  abituato a camminare tanto. Ha la tendenza a sussurrare, anzich parlare a voce alta, e anche quando siamo nel negozio sussurra alla signora Dowd. Cosa si potrebbe comprare oggi? Le sue crostate vecchie di un giorno? Qualsiasi cosa va bene. Torniamo verso casa, a braccetto. Camminiamo ondeggiando come due anatre di terracotta, il ragazzo seduto davanti alla porta sbadiglia e prende la sua birra. Se ci guarda, vede solo una coppia anziana, due persone senza dubbio insieme da secoli, che stanno per arrivare alla fine delle loro vite polverose e insignificanti.
Il cardigan della donna  logoro e scolorito.
L'uomo porta pantofole fatte all'uncinetto. Sembra tranquillo ma distante, distaccato da tutto quello che lo circonda.
Il ragazzo si mette a fischiettare una melodia allegra, e continua anche molto dopo che la coppia anziana  entrata nella casa vicino all'angolo e ha sprangato la porta e ha chiuso le tende.
...
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...
FINE.